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 Ceresole Reale - il lago "zen"... di Marco
 
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The path of excess leads us to the tower of wisdom

William Blake
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Marco (del 04/05/2010 @ 09:09:47, in Sport, linkato 4 volte)

Ci sarà un motivo per cui il 4 maggio piove sempre...
 
Di Marco (del 23/09/2009 @ 13:26:28, in Sport, linkato 56 volte)

Kite Surf
Kite Surf

All'inizio, fu la barca a vela. Per tutti i bimbi principianti, un vero e proprio amato/odiato must è l'optimist: una vera e propria vasca da bagno squadrata, tozza, ma galleggiante, con una vela triangolare piantata nel mezzo. Che è pure utilizzata per le gare internazionali.
Meglio, in seguito, il sailor300, una forma di gommoncino su cui si possono fare pericolose pennichelle (in fondo, si è sempre a rischio scuffia).
La prima prova vera, nonché lo strumento principe con cui mi sono confrontato per anni, è stato il laser.
So... what's next?
Un velista "vero" non lo dirà mai, ma quello che manca alla barca a vela è il contatto diretto con acqua e vento. Utilizzare il trapezio, per i non addetti un'imbragatura che ti consente di uscire letteralmente dalla barca una volta in andatura (cosa che ti fa sentire l'uomo ragno e contemporaneamente un pazzo scatenato), limita al minimo la sensazione di "stacco" tra gli elementi naturali e te.
Ma la vera libidine, quella che provi sentendoti totalmente coinvolto nel contesto in cui ti trovi, è il windsurf.
Andare con il windsurf è come avere l'acqua tra i piedi e il vento tra le mani: emozioni uniche che non si possono descrivere in modo compiuto, a meno di non provarle direttamente.
Le braccia si tendono non appena la raffica gonfia la vela, i muscoli reagiscono prontamente e le mani stringono il boma, mentre i piedi cercano la giusta collocazione e la schiena si inarca all'indietro per bilanciare il peso della vela... e via, con l'acqua che ti scivola tra i piedi sempre più velocemente, sempre di più, sempre di più...

Il windsurf è uno sport "solitario", ecco la vera differenza rispetto alla vela: in barca riesci a condividere un'emozione, e in certe condizioni l'affiatamento, la sintonia e il buon feeling rendono l'esperienza indimenticabile. Con il windsurf sei tu, con la Natura tua amica e antagonista.

Quest'estate, per la prima volta, mi sono potuto godere di una bella giornata di sole in cui 3 kite surfer si davano "battaglia" nello specchio di mare di fronte alla spiaggia: un vento teso e quasi sempre costante consentiva loro di provare evoluzioni e velocità adrenaliniche, mentre io avevo qualche difficoltà in più nel seguirli con la fotocamera.

Il kitesurf è ancora più estremo rispetto al windsurf: nel kite hai solo una tavola (tipo quella da snowboard) e una vela stile parapendio, oltre all'indispensabile trapezio (l'imbragatura) che ti consente di scaricare il peso della vela gonfia di vento su tutto il corpo. Purtroppo, non ho ancora provato l'emozione del kite, anche perché per poterlo fare bisogna seguire un bel corso di addestramento (su youtube ci sono diversi filmati che riprendono kitesurfer che sono atterrati su cose e persone sulla spiaggia e anche oltre, causando a sé e agli altri un po' di problemi). Ma mi auguro che, prima o poi, anch'io possa cimentarmi in questa attività.

E ora, parliamo un po' della foto. Scattare immagini sportive non è per niente facile: il primo problema che si affronta è la distanza. Dovunque ti trovi (anche a bordo campo), ti rendi conto che devi disporre di attrezzature più che adeguate, in primis uno zoom molto potente e luminoso. E ciò risulta drammaticamente vero quando il terreno di gioco è il mare!
In seconda battuta, le condizioni ambientali (la luce, il tempo) possono pesantemente influire sul risultato.
Infine, se hai brillantemente risolto i primi due punti, devi essere bravo (tempestivo è la parola migliore) nel cogliere il monento giusto.
Pubblico questa foto perché spero che dia il senso di "aria" che dà a me.
Ma, al contempo, mi rendo anche conto di alcuni difetti, tra cui:
- i colori, un po' troppo impastati (dovuti all'ora di scatto, tra le peggiori: 15.17!)
- il soggetto, troppo centrale (ma, a quella distanza e con quella velocità, è stata un'impresa non aver sfocato la ripresa e aver preso tutti i soggetti)

Avessi avuto uno zoom più potente, forse sarei riuscito in una foto memorabile.
Così, invece, mi devo accontentare di utilizzare la foto per raccontarvi una piccola emozione... ; - )

 
Di Marco (del 25/05/2009 @ 14:12:28, in Sport, linkato 73 volte)

Curva e distinti...poco prima dell'incontro

..ma quel che è peggio è che non sappiamo nemmeno perdere!
Quanto è avvenuto alla fine dell'incontro di ieri, Torino Genoa, è il probabile epilogo di una stagione iniziata con segnali sconfortanti (sconfitte immeritate, gol regolari annullati, esoneri) e terminata forse nel modo peggiore.
Al di là della scazzottata finale, che ha visto alcuni giocatori granata in particolare esibirsi in uno spettacolo veramente indecoroso, la palma dell'immagine peggiore la assegno ad Abate che, dopo aver passeggiato per quasi tutto il secondo tempo (fisicamente, non ne poteva veramente più), non trovava di meglio che falciare inutilmente il genoano Juric a metà campo, concretizzando in un gesto tutta la frustrazione di un finale di campionato che non lo ha visto eccellente protagonista come nei mesi precedenti.

La sconfitta di ieri, abbastanza immeritata, ha praticamente decretato una discesa in serie B al terzo campionato consecutivo di A, dopo i 2 precedenti salvati alla penultima giornata. Per questo, c'è ancora una remotissima speranza, che passa per l'incredibile incrocio di risultati tra Bologna e Roma, al quale nessuno francamente può credere. Per quanto, se arrivasse, nessun tifoso granata si tirerebbe indietro nel ricevere questo inaspettato regalo.
Ammettendo, però, il risultato più scontato (ovvero: retrocessione), se fossi in Cairo/Foschi, inizierei a ridiscutere dalle fondamenta il progetto-Toro, su basi chiaramente differenti.
Ecco, allora, le mie proposte:
- vendita di tutti i pezzi pregiati della squadra (Rosina, Bianchi, Dzemaili, tanto per citarne qualcuno), in particolare quelli che hanno uno stipendio particolarmente elevato (sembra strano dirlo ora, ma il Toro è nella top 10 dei club per gli stipendi erogati).
- svecchiamento della rosa, mantenendo soltanto quelli che non hanno mercato in A o che dichiarano apertamente di voler restare (immagino, per esempio, Sereni, Franceschini, Di Loreto).
- forte investimento sui giovani, con inserimento dal prossimo anno in prima squadra dei Primavera di qualità
- pianificazione della risalita in serie A nell'arco di 2-3 anni.

Ora, perché scrivo questo... non è dettato dalla delusione di questo epilogo di stagione, ma dalla consapevolezza che, finora, le velleità di tornare, in poco tempo, a essere una squadra se non di vertice, quantomeno di metà classifica (stile Atalanta, Cagliari, Udinese), non possono essere perseguite mixando giovani a meno giovani come avvenuto finora. Torino, il Toro, è una piazza particolare, intrinsecamente differente dalle altre. E, proprio per questo, deve seguire strade sue, più consone alla sua tradizione e al suo stile.
Qual è, allora, il modello da seguire? Quello che si potrebbe definire il "modello Arsenal" o, ancora meglio, il modello "Filadelfia": cura del vivaio, promozione dei giovani in prima squadra e, su questo tessuto, inserire qualche acquisto dall'esterno, come lo straniero di turno che dà qualità a una base già valida.
Il Toro deve essere questo: una fucina di giocatori che, prima di essere campioni, devono identificarsi in una società, avendola vissuta per anni nelle giovanili, avendone condiviso valori e stili.
Il Fila è stato un riferimento per anni, non soltanto dal punto di vista "fisico", ma soprattutto come rappresentazione concreta di un'idea nata con i pionieri granata, passata per le eroiche gesta degli Invincibili e perpetrata da chi ne ha respirato la grandezza.
Non è possibile sfidare le corazzate economiche di Inter Milan e compagnia, scimmiottandone il modello, ma con meno risorse e meno utenza. Bisogna ripartire con maggiore umiltà e consapevolezza dei propri mezzi. Ecco perché i punti che ho espresso sopra: la vendita dei "pezzi pregiati", seppur dolorosa (perché Bianchi, alla fine, sta rendendo come avremmo sperato), compenserebbe i mancati introiti della serie A.
Il puntare sui giovani, ci consentirebbe di creare quel gruppo che, nel medio lungo periodo, ci potrà donare maggiore stabilità una volta che ci saranno le premesse (piuttosto che tentare una scalata con gli "esperti" delle promozioni che, una volta in A, faticherebbero oltremodo a rimanerci). Ipotizzare in 3 anni la promozione consentirebbe di essere trasparenti nei confronti dei tifosi (per cui: niente illusioni), ma, finalmente, consentirebbe alla società di mostrare un progetto, vero e proprio, con tanto di prospettive di lungo periodo.

L'eventuale retrocessione, da questo punto di vista, non è poi l'ultimo dei mali. Certo, ci sarebbe da accettare la trasferta a Gallipoli (oltre a quelle famose di Licata e Castel di Sangro), ma se non altro consentirebbe a Foschi di partire da zero con un'idea e tante possibilità. E sono convinto che la struttura societaria, ora, abbia le possibilità per farle decollare nel modo giusto.
Partendo, magari, da chi con i giovani ha dimostrato di saperci fare: Antonino Asta.

 
Di Marco (del 15/12/2008 @ 10:56:08, in Sport, linkato 61 volte)
La Maratona itinerante in una umida serata bolognese

Ho temporaneamente abbandonato gli "Amarcord" perché non avevo più tempo per scrivere, e poi anche un po' per scaramanzia (sia mai che, limitando i ricordi pre-partita, si sovverta il trend negativo di quest'anno).
Ma, come tutte le credenze e le usanze (e tra breve aprirò un bel post al riguardo), questi ragionamenti tendono miseramente a fallire.
Voglio però contribuire ugualmente ad analizzare la partita di Bologna (che mi ha visto presente sugli spalti e, al di là del risultato finale, mi sono divertito lo stesso), sia mai che dalle mie riflessioni Cairo, Pederzoli e Novellino non traggano qualche spunto...
In fondo, l'Italia non è fondata sui direttori tecnici??? ;-D

Per poter parlare "serenamente" della partita di Bologna, è necessario innanzitutto dimenticarsi del risultato: pensando solo al punteggio quasi tennistico, verrebbe da dire: "il risultato parla da sé". Ma, in qualche modo, non terrebbe conto del match nel suo complesso. Allora, cari lettori, dimenticatevi per un momento del 5 a 2, e proseguite.
Il Toro marchiato Novellino inizia sostanzialmente come il Toro tragato De Biasi, con qualche piccola differenza: Diana a destra davanti a Colombo, e Abate spostato a sinistra davanti a Pisano. Per il resto, stesso centrocampo (Dzemaili supportato da Barone), stessa difesa (Natali supportato da Pratali), attacco con Amoruso e Bianchi per Stellone.
Di fatto, il 4-4-2 con di fatto gli stessi interpreti: d'altronde, non ci si poteva aspettare molto di diverso, visti i 3 soli giorni a disposizione del mister.
L'inizio partita è incoraggiante: il Bologna, compatto e corto, cerca di sfruttare la velocità di Marazzina e Di Vaio, che preferiscono essere imbeccati con lanci trasversali e lunghi dalle fasce, e dalle incursioni laterali (in particolare di Valiani, che si sovrappone a Di Vaio). Per il resto, il centrocampo felsineo soffre un po' la dinamicità granata con Barone e Dzemaili che riescono a tenere bene il campo.
Il vantaggio del Toro arriva al primo vero tiro in porta, grazie alla prontezza di riflessi di Barone e dallo stacco perentorio di Bianchi. 1a0, e la partita si mette bene.
Il resto del primo tempo è uno sterile tentativo di aggiramento della retroguardia granata, puntuale nel rimbeccare gli assalti con Natali e Pratali incisivi e concentrati, e da qualche scorribanda granata, data sopratttutto dalla vivacità di Abate (che progressioni!) e dai buoni inserimenti di Dzemaili, che rischia il primo gol italiano su una sua iniziativa centrale.
L'impressione è che, se il gol felsineo debba arrivare, il Bologna possa segnare più per gol "di confusione" che per azioni studiate o schemi tattici. Da rivedere la posizione di Colombo, un po' troppo svagato e propenso all'attacco piuttosto che alla copertura degli avanzamenti di Diana.
Riposo: negli spalti granata c'è ottimismo, c'è la voglia di crederci. Nel frattempo, si scalda Volpi: chiara l'intenzione di Mihajlovic di contrastare meglio Dzemaili per limitare le geometrie granata.
E non ci vuole molto, al Bologna, per sovvertire il risultato: affondo di Volpi, azione confusa, deviazione fortunosa di Pratali e palla in rete: inizia il calvario. Come si temeva, la squadra inizia ad accusare qualche calo di concentrazione.
Per fortuna abbiamo un Barone motivato, che ruba con caparbietà una palla sulla nostra trequarti, spinge verso destra e detta un passaggio in profondità per la progressione di Abate che converge verso il centro e serve un bel pallone per Bianchi, da solo a centro area: la deviazione di un difensore in recupero spiazza Antonioli e la palla finisce in rete: grande reazione!
Peccato che passa, anche qui, poco tempo perché si ristabilisca la parità: altra azione confusa, altro passaggio male congeniato da Pratali, e Di Vaio un po' sorpreso ringrazia per il gentile omaggio.
Da quel momento, sarà notte fonda su tutti i reparti: nessuna azione d'attacco degna di nota, ma solo altri svarioni, alcuni allucinanti e davvero incomprensibili (che vedono protagonista, purtroppo, Sereni), con gli ultimi 10 minuti in cui i tifosi granata se ne vanno in silenzio, e il Bologna gioca al torello a 11 allucinati e completamente inebetiti.

Ora, detto degli innegabili errori della seconda parte dell'incontro, da cosa si può ripartire? Come si può iniziare nuovamente il campionato e tentare di risalire la china della classifica?
a mio avviso, ci si può dividere in due: inaffondabili ottimisti o delusi pessimisti. Vediamo le ragioni di entrambi.
Pessimisti
La classifica dice 12 punti, terz'ultimo posto, seconda peggiore difesa del campionato, tre sconfitte consecutive con 10 gol subiti. L'attacco al solito non punge, la difesa è un colabrodo e Sereni, l'anno scorso punto saldo, incomincia anche lui a scricchiolare.
Di peggio, c'è la distanza (8 punti) dalle squadre in lotta per la salvezza: Cagliari, Siena. Se si considerano 40 punti come quota per la tranquillità, vuole dire che bisogna fare un girone di ritorno da 28 punti (dato che risulta difficile, messi come siamo, fare punti con Napoli, Genoa e Roma): ovvero, fare la seconda parte del campionato a ritmo Uefa (guardate chi c'è adesso a 28, e fatevi qualche calcolo).
La salvezza, a questo punto, è veramente complicata, anche a fronte di inserimenti nel mercato di gennaio: qui sembra più un problema di squadra che di singoli, manca probabilmente il carattere e la determinazione nell'uscire dalle situazioni di svantaggio, oltre che nel limitare la paura di vincere (visto che quest'anno ci siamo fatti recuperare nel giro di qualche minuto, vedi Catania, Milan e, appunto, Bologna). Come mettere mano, perciò, a una crisi più strutturale che altro? il verdetto, perciò, è eloquente: quest'anno si rischia seriamente la retrocessione, a meno di harakiri di Lecce, Reggina e Chievo che abbiano un girone di ritorno altrettanto disastroso del nostro.

Ottimisti
La squadra ha qualità maggiori rispetto all'anno passato: rivedendo velocemente le partite fin qui disputate, a parte gli ultimi 3 incontri non c'è mai stata una differenza marcata nelle prestazioni. Il Toro non ha sfigurato nemmeno contro Lazio e Inter, ha fermato il Milan (e avrebbe potuto vincere) e ha perso punti quando, con maggiore attenzione, avrebbe potuto raccogliere il bottino pieno. In più, c'è stata obiettivamente un po' di sfortuna, vedi i 5 (5!) gol annullati e completamente regolari. Guardando la classifica, è vero che siamo 8 punti dietro Cagliari e Siena, ma il Lecce quart'ultimo è a un solo punto e, dovessimo giocarci un campionato "ristretto" a 4 squadre, probabilmente siamo quelli meglio messi, in termini di qualità. Certo sarebbe un grosso rischio fare la corsa solo su queste formazioni.

In definitiva...
La squadra manca di un terzino destro che dia adeguata copertura: lo si sapeva già a inizio anno, ma si sperava che Diana riuscisse a reinventarsi in quel ruolo, un po' sulla falsariga di Zambrotta: purtroppo non è stato così. Lecito, perciò, aspettarsi un rinforzo nel mercato di gennaio con, magari, qualche gradito ritorno, come per esempio Motta (che, diciamolo, non è stato un fenomeno, ma qualche garanzia in più la dà).
Il problema vero, a mio avviso, è il nostro centrocampo: laddove Dzemaili viene pressato e reso "inerme" dal centrocampo avversario, il Toro tutto si spegne. Emblematiche, in questo caso, tutte le ultime partite: dai fasti contro il Milan (in cui godeva di una libertà assoluta), al secondo tempo di Bologna Torino (in cui Volpi l'ha costantemente chiuso, con il supporto del nostro ex Mudingay). Se consideriamo, poi, che ci manca un esterno sinistro puro (che dovrebbe essere Vailatti, ma che probabilmente non è adatto per la serie A) e che ci arrangiamo con fuori ruolo (Rosina, Abate, Diana, Saumel, Zanetti, Rubin), è chiaro che un altro intervento nel mercato potrebbe portarci il tassello mancante.
Ma anche se così fosse, risulta sempre troppo "limitata" la presenza di due soli centrocampisti (Dzemaili più Saumel, o Barone, o Zanetti), che devono in teoria interdire e proporre. Allo stato attuale, i nostri veri registi sono Natali e Pratali (o Di Loreto), che dalle retrovie fanno partire i lanci lunghi verso le punte (che ovviamente possono fare ben poco).
Mi stupisce, pensando al passato, il fatto che De Biasi non abbia proposto lo schema dello scorso anno, che bene fece nelle ultime partite: un regista difensivo arretrato (Dzemaili), due centrocampisti puri di contenimento (Saumel e Zanetti), due ali (che potevano essere a questo punto Rosina e Abate), e una punta (Stellone o Amoruso, visto l'imbarazzante stato di forma di Bianchi), mantenendo sempre invariata la difesa a 4 (Diana, Natali, Pratali e Pisano, o Rubin). Il problema della mancanza di rifornimenti alle punte è dato, a mio avviso, dalla scarsa libertà del centrocampo, sovente stritolato dalla migliore organizzazione degli avversari. In sintesi: se hai due centrocampisti, devi necessariamente appoggiarti sulle ali (ma manca quella sinistra, e sarebbe stata utile in questo senso la presenza di Di Michele); se non hai le ali, devi rinforzarti il centrocampo (e il mio sogno sarebbe avere Dzemaili e Almiron insieme).
Detto che non penso che Cairo voglia spendere molto nel mercato di gennaio (fossi in Pederzoli prenderei Motta e Almiron e richiamerei Di Michele), una soluzione potrebbe essere quella di giocare con un 4-4-2 atipico, con cioè in attacco Amoruso (o Stellone) supportato da Rosina, più accentrato, più seconda punta, che parte dalla linea dei centrocampisti per poi scatenarsi nelle sue progressioni: questo consentirebbe alla squadra di avere maggiore imprevedibilità in attacco, di poter avere concretamente delle alternative al gioco sulle fasce, di liberare Dzemaili dalle eccessive attenzioni degli avversari e di recuperare il nostro capitano, riportato nella posizione che predilige.

Poi, al di là degli schemi, quello che più conta è la convinzione e il carattere, e quelli devono essere propri di ogni giocatore che scende in campo con la gloriosa maglia granata...
 
Di Marco (del 21/11/2008 @ 16:38:11, in Sport, linkato 15 volte)
TORINO - MILAN 1-1 (0-0)
Torino
: Lorieri, Corradini, Ferri, Crippa, Rossi, Cravero, Berggreen, Sabato, Bresciani (all'85' Benedetti), Comi, Gritti. A disposizione: Zaninelli, Fuser, Lentini, Di Bin. All.: Radice.
Milan: G.Galli, Tassotti, Maldini, Ancelotti, F.Galli, Baresi, Donadoni, Bortolazzi, Massaro, Gullit, Evani. A disposizione: Nuciari, Costacurta, Mussi, Verga, Cappellini. All.: Sacchi.
Arbitro: Lo Bello di Siracusa.
Reti: Bresciani 78' (T), Ancelotti 79' (M)
Spettatori: 47.571 di cui 8.714 abbonati e 38.857 paganti.
Note: Nessun provvedimento disciplinare.


L'amarcord di questa partita pesca da una partita di ormai 20 anni fa... accidenti come passa il tempo!
In particolare, vi racconto un aneddoto specifico.
Correva la stagione 1987-1988 e il Toro, che tutti i tifosi avevano in testa, non era più quello che sfiorò lo scudetto 3 soli anni prima (con un testa a testa col Verona che durò tutta la stagione), ma una squadra che potenzialmente poteva fare molto, ma che per vari motivi non riusciva ad avere molta continuità. Complice, forse, anche l'infortunio del centravanti titolare, l'olandese Wim Kieft (ottimo come tecnica, ma fragile fisicamente purtroppo).
In una tutto sommato fredda domenica di marzo, si presenta il primo Milan targato Berlusconi, che mette in bella mostra gli acquisti "di peso" Gullit e Van Basten.
La partita finirà 1-1, con un botta e risposta negli ultimi minuti firmato Bresciani e Ancelotti (come si vede dallo score sopra).
Come qualcuno ricorderà, la "discesa in campo" di Berlusconi nel mondo del calcio fu roboante, con tanto di cavalcata delle walchirie e presentazione della squadra con elicotteri utilizzati per l'occasione.
Simpatica fu la coincidenza, proprio in quella partita, del ripristino del tabellone elettronico dello stadio Comunale di Torino: prima di allora, il tabellone non funzionava: niente informazioni su tempo, marcatori.
Con l'arrivo del Milan, magicamente tutto tornò a funzionare. A 'mo di battuta, nel parterre molti scherzavano sul fatto che Berlusconi stesso avesse pagato per rimettere a posto il mitico tabellone.

Altri tempi.......
 
Di Marco (del 14/11/2008 @ 13:44:44, in Sport, linkato 17 volte)

Come per la partita precedente, anche per questa mi rifaccio a un amarcord molto ravvicinato nel tempo, ovvero all'incontro di ritorno del passato campionato.
Come allora, il Toro non navigava in ottime acque, sempre al limite della zona retrocessione. Tra le squadre in difficoltà, c'era anche il Catania, che aveva sulla sua panchina il predecessore dell'attuale allenatore catanese, Zenga: Baldini.
La partita si configurava come il solito: tanta, tanta sofferenza, e tante tante speranze.
Si iniziava malissimo: calcio d'angolo, e gol: subito sotto di una rete. Per fortuna però, riuscimmo a pareggiare dopo pochi minuti, grazie a un bell'inserimento di Diana.
Nel primo tempo, una costante prevalenza granata che faceva presagire bene e male: bene, perché era possibile centrare il risultato pieno, male, perché in queste condizioni siamo bravissimi a non ottenere nulla.
Così, dopo un bel po' di occasioni sprecate, si va al riposo sul risultato di parità.
Mister Novellino, volendo dare maggiore incisività all'attacco, decide di puntare su Di Michele che, appena entrato, viene imbeccato da Rosina al limite del fuorigioco e mette in rete da una posizione quasi impossibile. 1-2, e la sensazione di aver imbroccato la strada giusta e, soprattutto, di mettere quasi al sicuro la salvezza.
Da quel momento, sofferenza: attacchi del Catania, nostri contropiede malamente sprecati, fino all'epilogo: Mascara solo davanti a Fontana che gli si immola davanti per salvare il risultato. E così fu.

Quest'anno la situazione è diversa: il Catania in casa è un rullo compressore (5 vittorie su 6, fattore campo evidentemente determinante), Zenga ha dato una fisionomia precisa alla squadra, cosa che il Toro pian piano sta facendo emergere. Da un lato, la tranquillità di classifica del Catania; dall'altro, la sensazione che il Toro possa e debba fare di più in questo campionato.
Come finirà?
 
Di Marco (del 07/11/2008 @ 14:16:35, in Sport, linkato 11 volte)

La partita di domani, Toro Palermo, non suscita in me particolari ricordi. Ma, per fortuna, è uno di quegli incontri in cui non devo tornare indietro di decenni per trovare qualche spunto positivo. Anzi...
Basta andare al campionato scorso: partita di ritorno, c'è da vendicare il pesante 3-0 dell'andata (con relativa figuraccia). Il primo tempo vede i rosanero abbastanza determinati e pericolosi, mentre noi fatichiamo oltremodo nell'imbastire efficaci soluzioni d'attacco.
Rientra, perciò, nell'ordine delle cose il vantaggio palermitano con una bella discesa prorompente di Amauri, che si porta in spalla Lanna e spiazza Sereni a pochi metri dalla porta. Zero a uno, e giù salamelecchi dagli spalti.
Nel secondo tempo, però, c'è una vistosa reazione dei granata, forse grazie anche alla voglia di rivincita dei numerosi ex in campo: Barone, Corini, Diana, Di Michele, Dellafiore e Pisano, ognuno con qualche sassolino da togliersi dalla scarpa. Ed è proprio Diana che dà il là al recupero con una palla spinta facilmente in porta. L'ingresso poi di Di Michele al posto di uno spento Lazetic fa il resto: serpentine, imprevedibilità e, finalmente, concretezza davanti alla porta fanno il resto.
Incredibile ma vero, l'esplusione di Amauri semplifica ulteriormente la partita, per cui si arriva a 10 minuti dal termine con un tranquillizzante 3-1.
Ecco, mi piace ricordare questo incontro perché è stato uno dei pochi in cui i tifosi granata non hanno subito la loro proverbiale sofferenza fino al '95, perché in fondo in fondo un tifoso granata può essere tale solo se ha una predisposizione genetica al masochismo. E invece no: partita filata via fino alla fine senza particolari sussulti. Una buona volta!
E domani? Le squadre, a mio avviso, si equivalgono: la differenza di punti la fa il carattere, e la fortuna. Noi evidentemetne ne abbiamo avuto di meno (di carattere), ma già da domani dovremmo essere in grado di recuperare un po'. O, almeno, è quello che ci aspettiamo tutti. Anche se il ricordo del 3-0 subito a Cagliari quando in panchina c'era proprio l'attuale tecnico palermitano, Ballardini, suona sinistro e preoccupante.
 
Di Marco (del 30/10/2008 @ 23:23:14, in Sport, linkato 19 volte)


Quando penso a Samp Toro, mi viene in mente una partita in particolare. A qualcuno più vecchio di me, verrà probabilmente come incubo il gol annullato con Lippi (nella Samp) protagonista in negativo.
A me, viene in mente la partita del 1988, il campionato che ci ha visto retrocedere per la seconda volta (la prima per me, la più terribile).
Da un lato, una Samp tosta, pronta per un campionato di grande livello, con il mio idolo: Beppe Dossena. Dall'altro, un Toro rinnovato, con 3 stranieri promettenti (Edu, Muller e Skoro) e un gruppo di giovani interessanti.
L'incontro si è caratterizzato per due aspetti: il risultato, pesante oltre ogni aspettativa (un umiliante 5 a 1 della Samp), e il gravissimo infortunio a una potenziale stella del calcio italiano: il nostro Alvise Zago. Era considerato l'erede di Dossena, e io provavo una sorta di "fastidio" nei suoi confronti (come osavano paragonarlo al Mito?).
Effettivamente, era bravo: tosto, forte, di talento, grintoso. Prometteva molto bene. Su un banale contrasto, palla alta, ricade con una terribile torsione.
Ginocchio addio, e l'inizio di un calvario lunghissimo, dal quale non si riprese più. Una giornata tristissima.

Questo post è dedicato a lui, simbolo per chi ha visto infrangersi un sogno.
 
Di Marco (del 28/10/2008 @ 09:31:15, in Sport, linkato 62 volte)
TORINO - ATALANTA 1-1 (0-1)
Torino
: Bucci, Comotto, Delli Carri, Mezzano, Fattori, Castellini, Vergassola, De Ascentis, Magallanes (al 46' Ferrante), Sommese, Lucarelli (al 76' Osmanovski). A disposizione: Sorrentino, Mantovani, Balzaretti, Lopez, Conticchio. All. Ulivieri.
Atalanta: Taibi, Foglio (al 49' Siviglia), Natali, Sala, Zauri, Zenoni, Dabo, Berretta; Doni, Rossini, Gautieri (all'83' Bianchi). A disposizione: Calderoni, Carrera, Pinardi, Comandini. All. Vavassori.
Arbitro: Tombolini di Ancona.
Reti: Natali 14' (A), Mezzano 61' (T)
Note: Ammoniti Gautieri, Bianchi, Comotto.
Spettatori: 14.591 di cui 11.418 abbonati e 3.173 paganti per un incasso di 50.380 €.

Era una notte buia e tempestosa...
No, in realtà niente di tutto questo. Era soltanto un campionato da incubo: dopo le belle speranze di luglio, con la squadra con mezzo piede in Europa (attraverso l'Intertoto), progressivamente tutti i sogni man mano andavano inesorabilmente a trasformarsi in un vero e proprio incubo: sconfitte indegne (come un tennistico 6-0 a Milano con il Milan), prestazioni indecenti, cambi di allenatore... quell'anno, i tifosi del Toro non si sono fatti mancare nulla. Eppure la squadra, in linea teorica, non era nemmeno poi così male. Certo, non eccelsa, ma non "scarsa".
Il tabellone del campionato prevedeva, l'8 dicembre, Toro -Atalanta: una fitta nevicata, però, impose il rinvio della partita. Impossibile giocare con il campo così innevato. La ripetizione dell'incontro, perciò, avvenne il 6 gennaio. In quella occasione, in un freddo devastante e un Delle Alpi mestamente vuoto e ostile, si giocò un incontro abbastanza surreale: una buona Atalanta, con giovani interessanti e tosti, metteva in difficoltà il torello intimidito e sbiadito.
Le prime fasi dell'incontro ci vedevano già soccombere: dopo pochi minuti, ecco che Natali, su calcio d'angolo, con un colpo di testa imperioso trafigge Bucci. 0 a 1, e i soliti salamelecchi che partivano dagli spalti.
Dopo affannosi tentativi di recupero, e rischi più o meno grossi in contropiede, nel secondo tempo riusciamo a pareggiare con un bel tiro di Mezzano.
La partita si conclude poi sull'1a1: un piccolo brodino in una stagione tutta da dimenticare.

Ho voluto ricordare quest'incontro perché, in quella occasione, mi stupì molto la forza e la prestanza di Natali: a volte i ricordi ingigantiscono la realtà, ma quel giovane difensore mi fece molta impressione. Ritrovarlo ora in squadra, un po' spaesato e così poco incisivo, mi lascia molte perplessità. Forse tutti i giocatori attuali dovrebbero ricordarsi che, un giorno, anche loro sono stati guerrieri.
 
Di Marco (del 23/10/2008 @ 14:05:50, in Sport, linkato 32 volte)

Correva l'anno 1984. Era il mio primo abbonamento. Per l'occasione, posto in tribuna laterale, quasi di fianco alla mitica curva Maratona.
Avevo di fianco mio padre, e dall'altro lato una coppia di simpatici signori che, non so perché, ce l'aveva sempre con Dossena (che era il mio idolo assoluto, e di cui parlerò in un successivo post).
Quell'anno era iniziato benissimo, con vittorie davvero altisonanti (tra cui un rotondo 3-0 al primo Napoli di sua maestà Maradona, ridicolizzato da un grandissimo Giacomo Ferri).
Ci presentavamo al derby in una strana posizione di classifica: eravamo ai primissimi posti. La gobba era sempre molto demibile, nonostante il più odiato dei pigiami (Platini) facesse sfoggio della sua classe e del suo portamento (credo che ci siano stati pochi altri rigatini a rappresentare così bene i pigiami).
Io ero emozionatissimo: avevo visto altri derby in passato, tutti dalla Maratona, ma questo lo sentivo in particolare.
Al solito, i pigiami vanno in vantaggio: punizione al limite, bomba di "le roi" e palla nel sette. Sotto la Maratona: dramma!
Loro giocano bene, sono molto pericolosi, a fiammate. Noi coriacei, non molliamo, la grinta e il "tremendismo" granata sono profondi. Si sente la passione che gli 11 mettono in campo. Il nostro è un forcing, con errori a volte clamorosi.
Il primo tempo finisce 1a0 per loro, e già foschi presagi si delineano all'orizzonte.
Nella ripresa, solito refrain: noi arrembanti, loro di fioretto.
Su una ripartenza, arriviamo al pareggio con un giovanissimo di talento: il nostro terzino sinistro Francini. 1a1, e la partita si riapre completamente!
La Maratona diventa una bolgia di tifo incessante. I ragazzi sembrano spinti da30mila tifosi. La gobba produce i soliti pericoli, ma siamo noi a spingere e a cercare con maggiore convinzione il risultato pieno.
Quando ormai sembrava tutto deciso, arriva un calcio d'angolo. Sotto la Maratona. La curva urla: "Leo! Leo! Leo!". Junior prende una breve rincorsa, cross a rientrare perfetto, da non si sa dove stacca che più in alto non si può Aldo Serena (gli saremo sempre grati per questo gol) che la sbatte dentro poco sotto la traversa.
E' un delirio, in campo e fuori. Una goduria che ancora adesso mi gusto a distanza di 23 anni.

Dicono di noi del Toro che viviamo nel passato: in parte è vero, tornare a qualche episodio esaltante nel nostro recente passato è davvero difficile, ma il fatto di essere qui testimonia una fede che pochi altri tifosi hanno (anche perché una certa qual dose di masochismo bisogna pur averla...).

Quello che più mi manca è lo spirito granata in campo: gli 11 di oggi sono delle fighette rispetto a gente come Ferri, Dossena, Corradini, Cravero. A noi del Toro non interessa vincere ogni anno lo scudetto: a noi interessa giocarsela, sempre, con chiunque. Senza timori e senza tirare indietro la gamba.
Già questo sarebbe fantastico se capitasse sabato sera.
I risultati, giocando così, arriveranno. E almeno la tifoseria sarà sempre da una sola parte: quella del cuore.
 
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