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 Want to sail...... di Marco
 
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L'informazione è libertà.
La disinformazione è potere.

Marco
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Marco (del 19/11/2008 @ 13:53:31, in Racconti, linkato 275 volte)
Street of leaves

Ho dato un'occhiata alle statistiche del sito.
In settimana, ci sono circa 20 contatti al giorno, il che mi fa pensare che ci siano all'incirca 10 internauti che capitano qua in modo più o meno costante (gli "aficionados"), e qualcun altro che si imbatte in marcaccioli.com attraverso motori di ricerca, navigazioni "estemporanee" e/o altro.
nel ranking di shinystat (che vedete sulla destra del sito) siamo scesi da 10 punti a 9.. anche qui si risente della crisi... ; - )

fatto questo piccolo preambolo, ho pensato di introdurre un nuovo filone: "Racconti". vorrei iniziare, da oggi, la pubblicazione di miei brevi racconti. In qualche modo, ho sempre avuto la passione per la scrittura: alle medie, si "giocava" in classe sui temi di italiano da svolgere a casa, inscenando, tra compagni, una sorta di gara a chi faceva il tema più bello o più divertente. Le superiori (e il 6 fisso della prof di italiano) mi consigliarono che forse per me era meglio leggere i libri, piuttosto che pensare a scriverli... ciononostante, il mio piccolo sogno restava lì, sempre presente nella mia testolina.
Dato che un libro è di per sé impegnativo, troppo impegnativo, ho pensato che il blog potesse essere la giusta vetrina per mini racconti, che mi dessero l'illusione di scrivere e di pubblicare.
E' un esperimento. vediamo se sarà accolto favorevolmente o meno. E questo me lo direte voi....

Come le foglie d'autunno

Avevano coperto quasi completamente il lastricato. Era bello trascinarsi con le scarpe e sollevarle tutte insieme, come piacevole era il rumore croccante quando si calpestavano. Di solito erano arancioni scuro, molto scuro, ma qualcuna di esse restava inaspettatamente gialla, di un paglierino che, messa controluce, sembrava quasi oro.
Ogni tanto mi fermavo a osservarla: le nervature, la struttura larga, l'accennato arricciamento sulle estremità. Il gambo era ancora umido, non so se fosse dovuto al fatto che si era staccata da poco, o se per la resistenza della brina della notte.
Facevo circoli concentrici con il vapore, mettendo le labbra a O ed emettendo brevi e ripetuti respiri. L'aria era fredda, in questa assolata mattina di novembre. Il sole, che aveva preso il suo posto in un cielo azzurro, non era caldo abbastanza da permettermi di lasciare i guanti a casa.
"Cosa fai, guardi le foglie?"
Mi girai, sorpreso. Non l'avevo sentita arrivare. Forse ero immerso nei miei pensieri.
"Sì, le stavo osservando. Le foglie d'autunno sono spettacolari."
"Già. Anche a me piacciono. Quando ero piccola, le più belle le mettevo nel mio diario, tra una pagina e l'altra."
Mi prese sottobraccio, invitandomi a camminare di fianco a lei. Aveva un buon profumo, dolce e delicato. Sembrava che provenisse dalla sua sciarpa rosa, avvolta tutta attorno al suo collo, e per un momento avevo immaginato che il suo viso fosse sospeso su una nuvoletta colorata dalla luce calda del tramonto.
La testa era bassa, china sul selciato. Muoveva le gambe lentamente, portandole avanti una alla volta, seguendo una linea immaginaria dritta davanti a sé. Con il piede faceva una piccola rotazione, quasi volesse accarezzare con la punta le foglie. Quelle più secche scoppiettavano sotto la suola, colmando quel piccolo silenzio che si era instaurato tra di noi. Sentivo il calore del suo corpo, così vicino al mio, con il muscolo del braccio in tensione, per farmi sentire la sua presenza.

Aspettavo una sua parola, un suo cenno, ma questo tardava ad arrivare. Ogni tanto mi giravo per osservare il suo profilo, e rimanevo incantato dal riflesso della luce sui suoi capelli, che nascondevano maliziosamente i suoi lineamenti, facendo scorgere ogni tanto il naso, la guancia, le labbra.
Camminavamo, stretti e concentrati lungo la nostra strada immaginaria.

D'un tratto, sfilò il suo braccio dal mio, si chinò e prese una foglia. Incominciò a rigirarla dal gambo, facendola ruotare nell'aria velocemente, come un piccolo mulinello. Poi la portò controsole: sembrava che risplendesse di una luce tutta sua.
"Vedi, la vita è come una foglia d'autunno: si parte da un punto iniziale, e poi davanti abbiamo sempre tante soluzioni. Come diceva un filosofo, la nostra esistenza è fatta di scelte, di bivi: alcuni ci portano a una permanenza breve, altri a un cammino lungo e soddisfacente, altri ancora a esperienze di sofferenza continua. Non sappiamo cosa ci riserverà il domani, ma quello che facciamo oggi, avrà conseguenze sul nostro futuro".
Questa riflessione mi prese di sorpresa: non immaginavo che stesse pensando a concetti così profondi. Non mi venne in mente niente di particolarmente intelligente da dire, per cui decisi di rimanere in silenzio.

Sembrava rapita dalla foglia. Continuava a osservarne i contorni, a passare le sue dita sul profilo, quasi accarezzandola, immersa in chissà quale mondo fantastico. E io ero rapito dalla sua immagine, così assoluta e perfetta da portarmi alla contemplazione di un mondo al quale non appartenevo, ma che osservavo in silente rispetto.
Il silenzio di prima si era dissolto in una melodia impercettebile, fatta di foglie, di luce, di respiri, di calore del corpo, di pensieri. pensieri privati che non si toccavano, ma che avevano come contatto le diramazioni di quella foglia dorata. Non c'era più imbarazzo, ma la presenza di due persone vicine, eppure lontane, perse nel loro piccolo mondo fatto di fantasie e immagini, miste a ricordi e sogni.

"Su, dài, portami a prendere qualcosa...".
"hmm... è ancora presto, cosa ti ispira?"
"Vorrei qualcosa di caldo... una bella cioccolata! densa, profumata, che lascia la sua scia sul bordo della tazza..."
Ci incamminammo verso il primo bar a disposizione, lei sempre con la foglia in mano, ballonzolante in un equilibrio precario tra le sue dita. Quella foglia, che disegnava imprevedibili ghirigori nell'aria, era al centro della nostra attenzione: per lei, l'emanazione di una freschezza e di una gioia difficilmente esprimibile; per me, la fascinazione per un mondo a me estraneo e incomprensibile.

Tutto a un tratto, nato dal nulla, o forse da quella strana alchimia che aleggiava tra di noi, uscì la melodia della canzone dei Coldplay: Violet Hill. E mi ritrovai a canticchiare, sottovoce, il ritornello:
"So if you love me, won't you let me know..."
come una sussurrata cantilena, iniziai a far combaciare la foglia, il profilo del suo viso, la musica nella mia testa, le sue dita, il vapore dei nostri respiri, il contatto caldo con il suo corpo, i suoi capelli lievi, in una unica, forte, penetrante sensazione di pace e armonia: uno di quei momenti in cui ti senti felice di vivere e comprendi, nell'attimo fuggevole della giornata, quanto colorato e sgargiante sia il tuo mondo intorno a te, sì proprio a te.

"Cosa canti?"
"No, nulla, è che mi è venuta in testa questa canzone... sai, i Coldplay...Violet Hill".
"Ah sì, bella, piace anche a me. Dài, che assaporo il gusto caldo della cioccolata...".
Incominciò a correre, spingendomi per scherzo di lato e, a pochi metri da me, voltandosi con la testa e un sorriso che non potrò mai scordare. I suoi denti bianchi incastonati in un viso che esprimeva gioia per l'attesa di un premio desiderato e insperato, e quella luce negli occhi che mi donava allegria e felicità. Così, in un gesto tanto semplice, riuscii a comprendere tutte quelle cose che mi capitavano in quei giorni. Io vivo per questo! io voglio vivere per questo! io voglio vivere per questi momenti, voglio respirare e nutrirmi per questi attimi! Attimi di eternità, una bolla di sapone che si crea e si distrugge in un istante, ma che ti fa vedere in quella piccola frazione di vita un arcobaleno che resterà impresso nella tua mente.
 
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