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 Black&Red... di Marco
 
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Per sapere se un sogno è giusto bisogna prima rinnegarlo, affinché la vita te lo restituisca per sempre con una rivelazione improvvisa.

Massimo Gramellini
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Marco (del 28/07/2010 @ 19:25:46, in News, linkato 11 volte)

Mark Knopfler durante il concerto a Piazzola sul Brenta

Con un lieve ritardo, ecco un breve resoconto del concerto di Mark Knopfler a Piazzola sul Brenta (PD) di qualche settimana fa.
Ovviamente, niente Tunnel of Love. Non è che, se l'avesse fatta, non sarei più andato a un suo concerto in futuro, ma dopo 18 anni... magari ci poteva stare. E invece niente. Chissà perché, addirittura dal periodo dei concerti del periodo Alchemy, Mark non si diletta con una che ritengo tra le più belle canzoni non del suo repertorio, ma del rock nella sua accezione più ampia. Che sia un problema di copyright, che ci sia qualcosa che non so? Se qualcuno potesse svelare l'arcano, mi farebbe un grande favore. La domanda è: ma il buon Mark, da quando è passato alla carriera da solista, ha mai realizzato un live con Tunnel of Love? Se sì, dove? e quando? una curiosità che mi piacerebbe risolvere, prima o poi...

Ma veniamo a questo concerto. Innanzitutto, la location: Piazzola sul Brenta è molto suggestiva, con la villa di fianco a fare da cornice che valica il tempo, insieme alla musica che si spande nell'aria. Organizzazione molto efficiente, già dai parcheggi: tutti molto cortesi e gentili nell'aiutarti a trovare velocemente la strada giusta.
Un po' di attesa, fremente per l'inizio (che pezzi farà? darà più spazio a quelle vecchie o a quelle nuove?), e alle 9.30 inizia la musica. L'inizio è dedicato al nuovo album, Get Lucky, con Border Riever. Poi molto spazio viene riservato al nuovo repertorio (quello da solista, per intenderci) e in particolare all'album Sailing to Philadelphia.

Bisogna aspettare la metà inoltrata del concerto per ascoltare un po' di Dire Straits, con le immancabili Romeo & Juliet, Telegraph Road, Brothers in Arms, e ovviamente Sultans of Swing. E' in realtà la fine del concerto, che nell'immancabile bis concede anche So far away e termina con Piper to the end.
Una fine un po' strozzata, anche perché l'ultimo brano per antonomasia, Going Home, questa volta non lo fa. E' un po' come se Vasco non finisse il concerto con Albachiara: sacrilegio!

Ora, come ha detto giustamente il critico di radio Capital, MK è sempre più bravo. come fa suonare la chitarra, ce ne sono pochi al mondo, in tutte le epoche.
Rispetto al concerto di 2 anni fa, l'ho trovato meno "ruggente", meno appassionato. Molto tecnico, molto bravo qualitativamente, ma poco emozionante. e poco emozionato. Bravissimo, ma "freddo". La scelta poi della scaletta non mi trova mai molto d'accordo, ma credo che sia una costante per qualsiasi fan. Io avrei scelto i pezzi più importanti della sua ultima produzione (che interessano una parte, diciamolo dai, marginale dei suoi fan), come Why Aye Man, Darling Pretty, ecc., che sono comunque molto belli e graditi, le immancabili (come Brothers In Arms, Sultans of Swing, Telegraph Road, Romeo & Juliet, Going Home), e poi le "chicche", da disseminare qua e là nel concerto, e alla fine: sempre del repertorio dei Dire Straits, ma quelle meno conosciute, quelle da "veri fan": Lady Writer, Lions, Follow me home, Water of Love, Hand in Hand, ecc... insomma, quelle "vere", che ci hanno fatto innamorare a prescindere dalle evergreen che rimarranno nella storia della musica.

Evidentemente Mark vuole che i suoi fan lo apprezzino anche per le sue sperimentazioni, per le commistioni tra il rock tradizionale e le ballate delle valli, dell'Irlanda, della Scozia, ma anche delle tradizioni western più profonde. E ci riesce con risultati davvero ottimi, bisogna riconoscerlo. Ma al concerto Mark è più nostro che "suo", e qualcosa in più potrebbe concederci.

Ci rivediamo al prossimo concerto....

 
Di Marco (del 10/04/2009 @ 14:38:44, in News, linkato 22 volte)

...Ebbene sì, lo confesso: sono regredito. Sono fantasticamente regredito all'età adolescenziale. Guardo i cartoni, anzi non me ne perdo uno! E aspetto con ansia tutti i nuovi episodi, quasi fossi in crisi da astinenza.
E' il cartone animato preferito: è riuscito a scalzare persino i Griffin, che avevano a loro volta sbaragliato la concorrenza dei Simpson.
American Dad!, il cartone animato per eccellenza, è probabilmente la prova provata che si è, a tutti gli effetti, creata una nuova categoria di destinatari dei cartoni animati: i "bambini dentro / adulti fuori".
Oltre ai Simpson, che hanno molti riferimenti piuttosto complessi agli eventi quotidiani e non (con un umorismo non solo "di pancia", ma spesso raffinato), l'autore Seth MacFarlane (il padre dei Griffin e di American Dad!) sembra quasi rivolgersi a me (o, meglio, al "me" americano), alla generazione cresciuta con i serial tv come Magnum P.I., A-Team, Supercar, ecc., su cui giocare con molti riferimenti.

Ma ecco una breve presentazione di American Dad!: in ordine Roger (l'alieno proveniente dall'Area51), Francine, Stan, Hayley, Klaus (il pesce con un cervello umano trapiantato grazie a un esperimento della CIA) e Steve.
L'indiscusso protagonista è ovviamente il padre di famiglia, Stan, repubblicano duro e puro, razzista, che guarda con disgusto i democratici e tutti quelli che non sposano la vera cultura di destra americana (armi, patria, bandiera, famiglia, ecc.). Ad affiancarlo, l'innamorata moglie Francine (bionda, ma non tonta, anche se ogni tanto...), il tedesco Klaus, intrappolato nel corpo di un pesce e innamorato di Francine, la figlia ribelle Hayley (pacifista, di sinistra, anarchica) e il figlio Steve (un po' imbranato, ma con esaltanti performance di tanto in tanto).
Le puntate mettono alla berlina l'esasperazione di certi atteggiamenti tipicamente americani, ovvero il prorompente machismo portato all'estremo (ed esilaranti sono alcuni episodi in cui la CIA, in cui Stan lavora, è coinvolta per supportare le folli esigenze di Stan stesso), o l'assoluta fiducia verso il "sistema" che porta inevitabilmente a situazioni paradossali.

Il personaggio che preferisco però, sopra tutti, è l'alieno Roger: malizioso, intelligentissimo, con un umorismo alla Woody Allen più pungente e scanzonato... assolutamente irresistibile.

Purtroppo American Dad! si vede molto poco in tv: dopo un passaggio su Italia1 della prima serie, ora è mandato in onda via satellite su Fox con 2 episodi la settimana (la domenica pomeriggio).
Spasmodicamente aspetto la seconda serie....

Chiudo augurando a tutti voi una serena Pasqua. Gli eventi in Abruzzo hanno probabilmente riportato tutti noi a riflettere su ciò che sia veramente importante nella nostra vita, e quanto essa possa dipendere da fattori esterni assolutamente imprevedibili.
Prima la crisi, ora la morte. Mi auguro che questo serva a tutti noi, ma proprio a tutti noi (e mi riferisco a chi ha ruoli di responsabilità nella società), affinché la coscienza civica prenda il sopravvento per una vita migliore.

 
Di Marco (del 02/04/2009 @ 16:44:53, in News, linkato 17 volte)

Riprendo la mia piccola narrazione televisiva.
La seconda puntata riguarda l'amore, sbocciato a prima vista, con un'altra saga di cartoon televisivi: i Griffin.
Nati dal genio e dalla fantasia di Seth MacFerlane, sono una famiglia americana che ricalca in parte il cliché dei Simpson: il padre semicerebroleso, la mamma giudiziosa e innamorata. Di differente c'è l'introduzione di un terzo figlio (il piccolo Steve, con manie da dominatore del mondo) e del cane Brian acculturato e saggio (e tendente all'alcol), oltre alla caratterizzazione del figlio maggiore Chris (diciamo che ha preso molto dal padre) e della figlia Meg (con apparenti tendenze omosessuali e qualche problema di adattamento sociale).
I Griffin sono strafottenti, estremamente blasfemi (su youtube ci sono innumerevoli spezzoni in cui prendono in giro Gesù e Dio, o meglio dell'idea che la maggior parte degli uomini hanno delle loro figure), ipercritici nei confronti del modo di vivere degli americani, impietosi verso le piccole grandi debolezze del genere umano...
Insomma, sono dei Simpson più cattivi, più irriverenti, più "sottili". Con delle punte di genialità comica assolutamente fantastici (imperdibile la parodia degli A-Team nella prima serie).

Anche se... (...to be continued...)

 
Di Marco (del 01/04/2009 @ 16:42:33, in News, linkato 15 volte)

La mia generazione è nata con la televisione. La mia, come ovviamente quelle successive.
Quando ero piccolo, c'erano i cartoni animati e i telefilm: se oggi ci sono E.R., Friends, Dr. House, allora c'era l'inarrivabile Magnum P.I., Simon&Simon, Supercar, Hazzard, Tre cuori in affitto, Happy Days...
Di sicuro, siamo stati in qualche modo condizionati dai loro contenuti, e i valori che erano presenti in qualche modo sono diventati un po' nostri. E' abbastanza normale, in fin dei conti: sono i tuoi "eroi virtuali", e come tali li prendi in qualche modo a esempio.

Dai tempi della gioventù e della tv nel dopo scuola, non c'è stato così tanto tempo da dedicare all'intrattenimento televisivo (e, devo dire, in certi casi per fortuna!). Ma ultimamente mi sto riappassionando alle serie tv. in fin dei conti, non le ho mai abbandonate, ma avere a disposizione una storia che si dipana in tutti i suoi inaspettati rivoli e nell'evoluzione dei suoi protagonisti, beh è una buona compagna.
Tra i tanti serial televisivi, sicuramente il più longevo è relativo alle puntate dei Simpson: loro sempre così uguali (bart, lisa e maggie non crescono mai), eppure così diversi. Con quest'anno, credo, i Simpson sono diventati la serie tv più lunga della storia. E sembra che non ci vogliano abbandonare ancora per tanto tempo. Ultimamente ho, però, notato un po' di "stanchezza" negli episodi più recenti, come se gli autori fossero un po' con il fiato lungo. O, forse, sono cambiato io, che non riesco più ad apprezzare nello stesso modo la loro ironia.
Così, così, dopo anni di assoluta fedeltà agli uomini con la pelle gialla (e dopo aver adottato alcune espressioni, come il mitico "Eccellente" di Mr. Burns), incomincio a....

...to be continued....

 
Di Marco (del 04/03/2009 @ 08:53:07, in News, linkato 21 volte)

Impianti nucleari attivi in Francia
Impianti nucleari attivi in Francia

Evviva il nucleare. Finalmente! Finalmente riprendiamo a costruire le bellissime, ecologiche, supersicure e avvvenirisitche centrali nucleari anche in Italia. Era ora. Francamente, ero stufo di sentire parlare di tecnologie vecchie, obsolete e inutili quali l'eolico, il solare, la produzione di energia distribuita, ecc.
Una bella centrale nucleare, anzi 5 o 6, ci risolveranno tutti i problemi energetici dal 2020 in avanti. Finalmente, potremo essere indipendenti dagli altri paesi, non saremo più sottoposti al gioco di stati canaglia come Russia, Ucraina, Libia, Afghanistan, ecc., che detengono le materie prime. Questa sì che è vero progresso!

Peccato che pensiamo di costruire queste centrali con i superesperti francesi, visto che nel 2008 due, dico due, incidenti nucleari di alta gravità abbiano contaminato per secoli alcune zone favolose (vedi per esempio la zona di Tricastin).
Peccato che non ci sia una sola tecnica di smaltimento "sicuro" di scorie radioattive, e che non ci sia nessuno, dotato di senno, che accetti di stoccare in casa propria tali materiali.
Peccato che, come qualsiasi studente di ingegneria vi possa raccontare, non esista il "rischio zero": per la verità non esiste nemmeno il concetto di zero, che è matematico (e, quindi, virtuale). E, nell'ambito delle centrali nucleari, per quanto si possa limitare il rischio a una percentuale molto bassa, c'è sempre la possibilità che, a fronte di un evento negativo (una fuoriuscita di materiale radioattivo, come è avvenuto in Francia), ci sia un prezzo esageratamente alto da pagare.

La cosa che più mi sorprende è che l'Italia si espresse, tanti anni fa, contro il nucleare. Ora, che un governo abbia "mano libera" di riavvviare i discorsi al riguardo, lo ritengo assurdo e inaccettabile: com'è possibile che si possa deliberatamente ignorare un pronunciamento praticamente plebiscitario di una nazione? Se non altro, bisognerebbe indire un nuovo referendum, se non altro.

Infine, per tutti quelli che sono favorevoli al nucleare, mi piacerebbe che fossero loro ad accettare, nella loro casa, nel loro appezzamento di terra, nella loro città, un po' di scorie. Perché fino a quando la spazzatura è lontana, la puzza non si sente e sono tutti felici. Ma quando la spazzatura resta sotto le nostre finestre, nessuno è così favorevole come prima.

Qui di seguito qualche link sul disastro in Francia nel 2008. Che, ovviamente, in Italia è passato, per la maggior parte dei mezzi di informazione, sotto silenzio.

http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2008/07/grave-incidente-nucleare-in-francia.html

http://www.appuntidigitali.it/2083/quattro-incidenti-nucleari-in-francia-in-due-settimane/

http://www.asca.it/moddettnews.php?idnews=768673&canale=ORA&articolo=NUCLEARE/FRANCIA:%20NUOVO%20INCIDENTE%20A%20TRICASTIN,%20100%20OPERAI%20CONTAMINATI

 
Di Marco (del 18/02/2009 @ 13:37:34, in News, linkato 72 volte)

Perle ai porci, by Stephan Pastis
Perle ai porci, by Stephen Pastis

Avete mai letto "la profezia di Celestino"? Credo che sia un "must have", un libro che si debba assolutamente leggere. Tratta di innumerevoli argomenti, uno in particolare riguarda le "strane coincidenze" che ci capitano nella vita. Spesso cerchiamo di trovare una giustificazione a certi eventi, che ci sembrano collegati, ma non sappiamo dimostrare come e perché.
Dico questo perché, tra ieri e oggi, ho ricevuto da due miei amici, che non si conoscono, la stessa "critica": mi danno del vanitoso (uno vanitoso, l'altro narciso). Tra i due commenti, la lettura della striscia che vi riporto qui sopra, e che mi sembra abbastanza calzante.
Ho sempre pensato, di me, di essere umile, a volte anche di sottostimare le mie capacità. Il fatto di sentirmi dire esattamente il contrario, mi ha fatto molto pensare.
Mi ha fatto pensare quanto possa essere differente l'immagine che abbiamo di noi stessi, paragonata alla immagine che gli altri hanno di noi.
Evidentemente, devo lavorare molto su questo aspetto.
Per il momento, spero che vi piaccia la striscia che ho postato ; - )

 
Di Marco (del 12/01/2009 @ 10:31:03, in News, linkato 22 volte)

New Pier Old San Juan, by theparadigmshifter
New Pier Old San Juan, by theparadigmshifter

Riprendo un articolo che è comparso oggi su La Stampa (potete leggerlo on line qui) per condividere con voi un concetto che mi sta particolarmente a cuore: la distinzione tra "res publica" e "cosa privata".
Da vent'anni a questa parte stiamo scimmiottando a man bassa il modello britannico/americano, in cui lo Stato delega sempre di più ai privati tutto quello che può essere alienato. In questo modo, lo Stato diventa più agile e snello e consente, mediante il principio della concorrenza, al mercato di decretare i prezzi migliori a vantaggio del cittadino. Cittadino che, sulla base del rapporto prestazioni - prezzi, determina la società "migliore".
Questo, in teoria. La pratica, invece, ha chiaramente mostrato che a un "monopolista" di stato se ne sostituisce fondamentalmente un altro, ovvero la grande multinazionale che si aggiudica il 95% del mercato, determinando a suo piacere i prezzi (sensibilmente più alti rispetto alla stessa società a partecipazione statale), senza apportare un significativo miglioramento in termini di qualità del servizio.
Laddove non ci sia una sola grande multinazionale, di fatto si determina un "cartello" delle aziende principali, che definiscono tranquillamente (e in spregio ai principi liberali della concorrenza) il prezzo finale, sempre a discapito dei consumatori finali.
D'altronde, non c'è da stupirsi al riguardo: se le società, giustamente, devono difendere i valori dei loro stakeholders, devono puntare alla massimizzazione del profitto: riduzione perciò dei costi e massimo prezzo praticabile. E' nella logica di qualsiasi amministratore delegato: il massimo, con il minimo.
Questo, in sostanza, il punto di vista da parte della società. Ma se vediamo il contesto dalla parte dello Stato? Lo Stato deve promuovere il benessere sociale e il progresso. Il vantaggio di pochi (gli stakeholders) non può, non deve,  essere superiore al vantaggio dei tanti (i cittadini). O, quantomeno, lo Stato deve preoccuparsi di calmierare, laddove i reciproci interessi siano in contrasto, le due esigenze. Da qui l'Autorità per la Vigilanza, per esempio, e tutti gli altri strumenti a disposizione dello Stato.
Ma ci sono dei comparti in cui le esigenze della comunità sono in palese contrasto con gli interessi dei pochi, per cui una attività, se presa nel suo piccolo, genera solo passivi e risulta antieconomica.
I trasporti, per esempio. E' noto ormai anche ai sassi che, prendendo le ferrovie, la tratta più lucrosa è la Milano Roma e, in generale, i trasporti di media-lunga percorrenza di tipo "business" (la cosiddetta e famigerata "alta velocità"): il guadagno del gestore è maggiore in quanto, per motivi di lavoro, i treni che collegano i principali centri italiani sono pieni di pendolari che, per necessità o per convenienza, preferiscono il treno ad altri tipi di spostamento. Il prezzo, seppur alto, incide in misura minore o nulla (se corrisposto dall'azienda per cui si lavora) rispetto ad altre forme di spostamento (auto, aereo) e, di fatto, si impone come unica scelta.
Logica, pertanto, da parte delle nostre FS, investire maggiormente su queste tratte, di modo da far, finalmente, respirare i magri bilanci.

Logica dal punto di vista della società FS, ma non dello Stato: ci sono delle tratte, per esempio, che sono a bassa redditività (tipicamente i collegamenti regionali) o addirittura in perdita secca, definiti "i rami secchi" da tagliare, che però, nell'ottica di servizio allo strato sociale, devono essere comunque mantenuti.
Da qui, due esigenze contrastanti: da una parte, le legittime necessità di massimizzazione del profitto della società di gestione; dall'altra, l'esigenza dello Stato nel garantire servizi equi su tutto il territorio nazionale, senza discrminazioni. Pena, chiaramente, il ridisegno generale della struttura sociale: quale il futuro? Beh, un'ipotesi a lungo termine potrebbe essere questa: due soli poli attivi, Milano e Roma. Roma polo politico, Milano polo industriale, e tutto il resto d'Italia che gravita su questi due soli fuochi, mantenendo "ai margini" delle due città attività necessariamente localizzate (come, per esempio, i porti di Genova o Napoli). Un'Italia in cui la massa si concentra a Milano / Roma, e vive in città dormitori come Torino, Piacenza, Bergamo, Bologna, Firenze, ecc.

Chiaramente è una visione radicale e provocatoria, ma, in fondo, non così lontana dalla realtà: basta vedere come si stanno comportando le multinazionali con le loro sedi: se prima erano sparse nel territorio, ora stanno via via accentrando i poli in una unica struttura, con evidenti riduzioni di costi. Costi che continuano a esserci, ovviamente, ma che sono in questo caso distribuiti ("occultati") sui dipendenti, che devono spostarsi per continuare a lavorare.

Lo stesso vale, in modo più evidente, per i trasporti aerei: la nuova Alitalia nasce come privata e, per restare in attivo e competitiva con le altre compagnie aeree, deve necessariamente privilegiare le tratte più remunerative (anche qui, Milano Roma e i grandi collegamenti internazionali). In questo senso, la cosiddetta continuità territoriale con Sicilia e Sardegna (per chi non lo sapesse, la garanzia di collegamenti, possibilmente frequenti, tra le isole e la terraferma a tariffe convenzionate per i residenti isolani) non rientra in questo scenario.

Come fare, allora? Se da un lato lo Stato deve garantire lo sviluppo su tutto il territorio, dall'altro incoraggia la dismissione di attività prevalentemente orientate al cittadino verso il privato. Due esigenze in netto contrasto tra di loro. Non stupisce, allora, la protesta degli isolani delle Eolie di fronte alla privatizzazione della tratta verso la Sicilia.

Conclusione? La mia è che certe attività non possono essere privatizzate. Mantenere pubblico non vuol dire avere un livello minimo di servizio: il cittadino, a mio avviso, deve pretendere un servizio di eccellenza. Il fatto che sia pubblico vuole solo dire che è pagato con i soldi di tutti noi, e forse proprio per questo dovremmo alzare la voce per ottenere un risultato soddisfacente. Il privato va bene laddove c'è oggettivamente un mercato concorrenziale, laddove cioè è la qualità dell'offerta che fa la fortuna dell'azienda meglio strutturata. Ma laddove allo Stato si sostituisce un molosso che ha l'obiettivo di massimizzare i profitti sulla pelle dei cittadini, di partenza è una situazione che va a scapito dell'utilizzatore finale.

 
Di Marco (del 03/01/2009 @ 10:50:00, in News, linkato 26 volte)


Si dice che non si possono mangiare gli animali che hanno un nome: dal momento in cui li chiami, acquisiscono una dignità che ti impedisce di pensare a loro come un succulento antipasto o la portata principale.
Io ho dato il nome al mio aspiravolvere, Charlie. Charlie è stato, finora, l'unico aspirapolvere di famiglia, da quasi 40 anni. Lo stesso che, tra l'altro, ha mia nonna. Se il suo fratellino ancora vive forte e sicuro (mia nonna evidentemente lo custodisce con maggior cura...), con ancora molti sacchetti a disposizione (al momento dell'acquisto sono evidentemente stati molto accorti e previdenti), il povero Charlie ha tirato le cuoia.
Ora.. a dirla tutta, era già da un po' che non stava bene: l'aspirazione non era forte come un tempo e si era preso un brutto virus: diversi animaletti si erano insediati nel suo pancino a uso dimora, cosa che igienicamente non è proprio il massimo! Se la prima malattia era stata curata con successo (era settembre), il rigido inverno piemontese si è mostrato fatale, causando una rottura nelle guarnizioni interne e un proliferarsi di nuovi animaletti... maledetti!!!

Beh, questa è la storiella. Ma vi ho raccontato del mio aspirapolvere non tanto per riempire un vuoto di notizie, quanto perché mi consente di ragionare insieme a voi sul nuovo anno e su ciò che ci lasciamo dietro e ciò che abbiamo davanti.
Detto che la mezzanotte del primo gennaio 2009 è soltanto una convenzione e quest'anno, a differenza degli anni passati, non mi sono prodigato in promesse, voti, intenzioni, desideri, ambizioni, mi piacerebbe sentire il vostro parere su quanto siano importanti i simboli nella nostra vita. ovvio, non è un argomento leggero, ma spero che, col tempo, potremo sviscerarlo in tanti rivoli. il tempo, per fortuna, non ci manca (almeno spero).
Molti sfruttano la convenzione del nuovo anno per sentirsi "nuovi", per ricominciare sotto nuove spoglie, per rinnovare un'energia che sembra progressivamente scemare nel corso dell'anno solare. E così, in prossimità dello scoccare dei dodici rintocchi, ecco che si rinnovano desideri, sogni e quant'altro, con la speranza e l'obiettivo di essere migliori (o di avere qualcosa di meglio) dell'anno che ci stiamo per lasciare alle spalle.
Con gli anni, mi sono notevolmente "raffreddato" riguardo questo tipo di "simbologia": per molti, per esempio, un tatuaggio deve costituire un elemento di svolta molto forte, e come tale viene utilizzato per identificarsi (a un gruppo, a un'ideologia, a un pensiero, o semplicemente a un evento) e sancire un passaggio.
D'altronde, sembra che le pitture rupestri, e l'arte in generale, siano un modo per esorcizzare la morte: essendo noi destinati a perire trasformandoci in polvere, un dipinto, una foto (toh), un affresco, sopravviveranno a noi, regalandoci un'illusione di immortalità.
Se infatti la memoria della persona si affievolirà progressivamente nel corso di due generazioni, saranno le nostre opere la testimonianza del nostro passaggio in questa terra.

Quindi... anno 2009, sarà vero rinnovamento? E in cosa vorremmo cambiare? Detto che il cambiamento può avvenire ogni giorno, che siano anche benvenuti i "feticci", purché ci consentano di trovare una dimensione in questa terra nel breve tempo che abbiamo a disposizione. Buon anno a tutti..

 
Di Marco (del 18/12/2008 @ 10:31:57, in News, linkato 1929 volte)
I binari 5 e 6 della nuova stazione interrata di Porta Susa

Questa mattina l'Eurostar ha deciso di partire con dieci minuti di ritardo... poco male, anche nelle situazioni negative si possono trovare piccole pieghe positive. Così, con la mia fedele Lumix (che mi porto sempre dietro, piccola e discreta com'è), mi sono addentrato nei 2 nuovi binari da pochissimo inaugurati della stazione sotterranea di Torino Porta Susa.

Premessa (utile per chi non è di Torino): la stazione di Porta Susa è quella di riferimento per i viaggiatori diretti verso est (ovvero: Milano) e verso le montagne (ovvero: Bardonecchia, Parigi). Degli iniziali 6 binari in superficie, da anni questi sono ridotti a 3 (e ora a 2) per fare spazio al famoso "passante ferroviario" che prevede l'interramento di tutta la tratta che, fino a poco tempo fa, tagliava in 2 buona parte della città.
La presenza della metropolitana e il collegamento con l'Alta Velocità faranno diventare Porta Susa come lo scalo principale di tutti i collegamenti (visto che ora, per andare a Bologna, si deve quasi necessariamente passare da Milano: ormai è sotto gli occhi di tutti la scelta, politica ed economica, di fondare il sistema Italia sull'asse Roma Milano, con buona pace di Genova, Venezia, Torino, ecc.).

Detto questo, stamattina per l'appunto sono sceso curioso di vedere come sarà la nuova stazione: l'appeal è stile metropolitana di Torino, con un grigio molto austero e sobrio (in perfetta linea sabauda) che la fa da padrone, pannelli di segnalazione blu nello stile Trenitalia, schermi LCD per i convogli presenti sui binari e dettaglio partenze/arrivi.

Il treno GTT si allontana dalla banchina

Lo spazio tra il muro e la sede dei binari non è molto vasto, come si può vedere dall'immagine qui sopra; in compenso, la galleria è decisamente luminosa e le indicazioni ben evidenziate.



In una rientranza sono state installate delle panchine per i viaggiatori in attesa (ne sono state messe poche perché questi binari dovrebbero essere dedicati al trasporto locale, per cui immagino si prevedano pochi minuti di sosta, a mo' di metropolitana cittadina). Belli, a mio avviso, gli inserti delle immagini di Torino sui muri del corridoio, invece delle solite pubblicità (ma prima o poi arriveranno anche quelle).


Un'ultima osservazione, un po' amara: le scale mobili riportano, ai piedi della salita, il marchio "Thyssen Krupp": certo, gli appalti sono iniziati ben prima dell'incendio dell'anno scorso. Ma fa comunque un certo effetto vedere impresso il marchio di una società che ha profondamente ferito l'immagine di Torino.
 
Di Marco (del 07/11/2008 @ 14:16:36, in News, linkato 52 volte)
Paratissima 2008

Sembra incredibile... per il quarto anno consecutivo, eccoci qui, in una sorta di "dualismo" con Artissima, la manifestazione ufficiale.
Dopo i fasti e gli incredibili numeri della terza edizione, svoltasi in un contesto assolutamente unico (l'ex carcere "Le Nuove" di Torino, che da allora è diventata sede museale ed espositiva), il motore dei parartisti si rimette in funzione coinvolgendo tutto un quartiere. Anzi, IL quartiere, quello che, nella sua denominazione, è riuscito (nel male) a far parlare di sé oltre i confini cittadini: San Salvario.
San Salvario è sinonimo di spaccio, di delinquenza, di immigrazione violenta, di presidio del territorio, di spartizione e di povertà.
Ma è anche sinomino di integrazione, di condivisione, di fratellanza, di coesistenza: in pochi metri si possono trovare un tempio valdese, un tempio ebraico e una chiesa cattolica. I profumi e gli aromi del mercato all'aperto si confondono con i numerosi kebab e ristoranti italiani presenti nel quartiere.
San Salvario è la volontà di ripartire tra le mille difficoltà, è la voglia di rinascere e di avere un futuro migliore di un presente sporco e malato, è il desiderio di rivincita verso un destino che sembra segnato e sempre più pieno di insidie.
Quest'anno, quindi, non ci sarà un unico spazio espositivo, ma tanti spazi (locali, bar, negozi, cortili) distribuiti lungo il quartiere. Cercando una commistione tra arte e vita, una sorta di street art ottenuta mediante l'unione del quartiere con i parartisti che si insediano nello strato sociale e lavorativo.
Io sarò al caffè Zelli (corso Vittorio, poco prima del tempio valdese, provenendo dalla stazione) insieme a un altro parartista. Non sarò sempre presente fisicamente, ma ci sarò... ; - )
 
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