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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

E' vero, ultimamente sono stato un po' assente dal blog. Mio malgrado, non sono riuscito a dedicarci il tempo che avrei voluto. Fortuna che posso contare su un blogger che riesce a captare i miei "periodi di assenza" e a postare comunque qualcosa di interessante (o di gustoso ).
Quando sono in difficoltà, quando nella mia vita quotidiana tendo a "soccombere" alle molteplici situazioni che si sovrappongono senza lasciarmi tregua, come le onde del mare che si sussuegono sulla riva, tendo a chiudermi in me stesso, cercando di creare una piccola, invisibile barriera tra il "dentro" e il "fuori". I libri, in questo caso, costituiscono un vero e proprio toccasana: hanno la capacità di trasportarti in un universo parallelo, nel quale non solo ti immergi come "dimensione", ma anche come ruolo e identificazione. In modo quasi incredibile, riesci a immedesimarti nei protagonisti, provando a pensare e a comportarti come loro. E più il libro riesce a trascinarti dentro il suo mondo, più tu trovi sollievo e serenità nel tuo equilibrio personale.
Ho incominciato a leggere Faletti dal suo libro d'esordio, "Io uccido". Mi piaceva moltissimo come comico, e lo ricordo sempre con tanto affetto nei suoi esordi a Drive In (prima con gli sketch del matto, poi con il fratellino tonto, ma non stupido, di Passerano Marmorito, e infine con il mitico Vito Catozzo). Ero perciò curioso di leggere la sua prima fatica letteraria e non persi tempo nell'acquistare il volume. Scelta azzeccatissima e gran bel thriller, scritto ottimamente e dalla trama avvincente. Ne seguirono poi altri due (e nel blog ne trovate la recensione), una raccolta di romanzi (che non ho ancora letto) e, per finire, Io sono Dio.
L'ho acquistato la scorsa settimana, e l'ho finito ieri sera. Sarà l'esigenza di cui sopra, ma la storia mi ha veramente affascinato. Sulla falsariga di "Io uccido" (che, in qualche modo, lo ricorda da vicino), narra la storia di un reduce del Vietnam che, distrutto nel fisico e nella mente, decide di vendicarsi, di tutto e di tutti. sulle sue tracce, un reporter fotografico (toh...) dal passato dissoluto e discutibile, e una agguerrita agente di polizia. Nel mezzo, piccole grandi storie comuni che si intrecciano, delineate dalle sapienti parole del nostro autore.
La velocità con cui ho metabolizzato il libro la dice lunga su quanto mi possa essere piaciuto. A Faletti devo riconoscere una facilità di scrittura e di capacità di coinvolgimento del lettore.
Se volete, allora, tuffarvi in una bolla virtuale, giocare con i protagonisti, seguire le indagini, Io sono Dio è decisamente un ottimo libro. Penso, per esempio, a spiaggia e ombrellone: ideale. Se, invece, pensate di leggerlo sui mezzi pubblici, ve lo sconsiglio: è pesante da tenere in mano, e rischiate di perdere la vostra fermata....

Il mio amico Alberto, che ogni tanto ci delizia con i suoi commenti su questo blog, un po' di tempo fa mi regalò questo libro. Dopo le "fatiche" di lettura in inglese del libro di Jennifer Lee Carrell (Shakespeare's secret), mi sono così cimentato nella lettura dell'opera di questo autore finlandese. Il libro racconta le avventure del protagonista, giornalista un po' stufo della moglie, dell'ipocrisia del suo lavoro, della vita quotidiana sempre uguale a se stessa, che in un viaggio verso il nord della Finlandia si imbatte in una lepre. questo fortuito incontro cambierà considerevolmente e, probabilmente in modo definitivo, la sua vita. La storia si evolve nella cronaca di quasi un anno di vita del protagonista, che nel suo status un po' "contro" di vagabondo e di padrone di una lepre addomesticata, tira avanti alla ricerca di se stesso e di una nuova dimensione, attraversando i boschi fantastici della Finlandia, i suoi curiosi e originali abitanti, e passando indenne per innumerevoli avventure. All'inizio il libro è un po' "strano", non coinvolge subito e si fa fatica a entrare nelle ipotesi narrative dell'autore. Col passare delle pagine, però, accettata l'assurdità della situazione, ci si affeziona al protagonista e alla sua piccola lepre, facendo sfacciatamente il tifo per lui nelle particolari situazioni nelle quali si va a cacciare. Alla fine del libro, a mio avviso, c'è la netta sensazione che l'autore abbia voluto "tagliare corto" e trovare un finale veloce e compresso, tant'è che cronologicamente gli ultimi mesi sono praticamente omessi.
Nel complesso, un libro che si legge piuttosto velocemente, senza particolari problemi. Ha la capacità di portarci lontano dal nostro mondo abituale, verso i boschi dell'estremo nord europa, ma tende a dare per scontate certe abitudini finlandesi che, per noi, sono abbastanza insolite (la sauna, per esempio!). Il libro, di per sé, non ha finalità particolari. Se non spronarci a cercare di vedere, in modo diverso, la nostra vita: un altro modo è possibile, basta volerlo e, soprattutto, cercare di vedersi con coraggio da una differente angolazione. Non è detto che si debba continuare necessariamente verso un'unica direzione: a ogni età, pur con le difficoltà del caso, si può trovare una vita e una direzione differenti. Almeno, nella fantasia può accadere 
 Hamlet, thanks to hartlandmartin
wow. Un bel "wow" di apertura, per trasmettere il mio entusiasmo. Su cosa? Prologo Il teatro non mi fa impazzire. Non riesco a instaurare un feeling duraturo. Nonostante mi piacciano molto gli spettacoli dal vivo (perché si instaura, seppur per poco, un rapporto tra gli attori e gli spettatori), col teatro mi sono sempre mosso con diffidenza, ultra-selezionando le rappresentazioni. E, orrore degli orrori, non ho avuto ancora modo di provare l'ebbrezza di un classico (se non per una Aida d'estate, tra l'altro molto bella). E, (shame on me!), non ho ancora visto una che fosse una opera di William Shakespeare. se si esclude ovviamente il (pur bel) film Shakespeare in love... 
Arriviamo al dunque. Da un po' di settimane, ormai, sto addentando il libro di Jennifer Lee Carrell Shakespeare's secrets (il titolo originale, in inglese, in quanto lo sto leggendo in originale). Con non poca fatica, a dire il vero. Non tanto per la narrazione, che è fluente e avvincente, quanto per le mie lacune linguistiche relative alla lingua del famoso bardo (e dire che lo leggo vocabolario alla mano... ma certe locuzioni mi sono davvero aliene ). Riguarda l'avvincente avventura di una protagonista, tale Kate, che suo malgrado si ritrova nel vortice di una affannosa ricerca a una delle ultime opere di Shakespeare, Cardenio, che prende spunto dall'opera di Cervantes, il Don Quixote. Ovviamente, non posso raccontarvi né la trama, tantomeno il finale (non lo conosco neanch'io). Ma la storia mi ha incuriosito parecchio. Soprattutto perché volevo capire se questa opera, Cardenio, fosse il frutto dell'invenzione dell'autrice (la Carrell), o se sia realmente esistita e, quindi, romanzata. Ho iniziato, allora, a cercare su internet, e ho trovato vari siti che parlano dell'opera. E, effettivamente, questa risulta sconosciuta, o meglio andata perduta nell'incendio del teatro Globe, in cui William Shakespeare teneva le sue rappresentazioni e i suoi manoscritti. Si dice, da quanto si può trovare in rete, che tale opera parli di una storia d'amore a tre, in cui il protagonista viene tradito due volte: dall'amata e dal suo migliore amico. Una storia un po' complicata, però, dal fatto che presenta degli intrecci con il Don Chisciotte, ovvero di un mix tra realtà e fantasia. Un'opera di per sé complicata e differente dalle altre, difficile per certi versi. Ma qui mi fermo io, visto che non oso addentrarmi in un contesto che non conosco, se non superficialmente. Ebbene, il libro della Carrell uscì nel 2007, quasi in contemporanea con l'annuncio del ritrovamento dell'opera da parte della Royal Shakespeare Company, che intende presentarla nel 2009 (toh, quest'anno). Apparentemente, questi due eventi non sembrano collegati, dato che il libro della Carrell ha avuto successo e diffusione senza grandi mezzi pubblicitari, ma attraverso il passaparola. Resta, però, da registrare la singolare coincidenza temporale. E poi? Beh, si sa che ci sono molte teorie su Shakespeare, al punto che se ne dubita la sua stessa esistenza (molti pensano che sotto il suo nome si celino più autori o il filosofo Francis Bacon). Singolare, poi, che si faccia coincidere la morte di Shakespeare con la morte di Cervantes (ricordo, l'autore di Don Quixote). Mi verrebbe da dire: c'è del marcio in Danimarca....
Vi lascio, qui di seguito, due link in italiano dove poter recuperare qualche informazione in più (risalenti al 2007): da La Stampa da Repubblica
 Se riuscissi a scrivere con un decimo della bravura che ha lui, credo che mi riterrei superfortunato e incredibilmente dotato. Purtroppo non è così, e allora mi accontento di ammirarlo nei suoi romanzi. Non so se sia capitato anche a voi, ma quando un libro mi piace da morire, in qualche modo nasce in me, spontaneo, un affetto verso il suo autore. perché ha saputo regalarmi una emozione forte, che è durata per tutto il libro. Il buon Carlos divenne per me un vero e assoluto mito con il suo primo libro pubblicato in Italia, L'ombra del vento, che lessi (..meglio: divorai) nella scorsa estate. Una volta avuto tra le mani il suo secondo romazno, Il gioco dell'angelo, non mi spaventai certo per le 700 pagine che mi trovavo davanti: pregustavo, anzi, il piacere prolungato della sua compagnia. E così fu. Accidenti, quanto è bravo a scrivere! Le pagine volano via, come le foglie al vento. La trama si dipana tra tanti personaggi che prendono forma, e vita, intrecciando i loro percorsi e trasportandoci nel loro mondo, un mondo raccontato a meraviglia, addirittura al punto da farci quasi credere di esserne testimoni esterni, presenti ma non coinvolti. Il romanzo è abbastanza noir, ed è centrato sulla vita del protagonista, David, un aspirante scrittore nella Barcelona di inizio secolo scorso. Attorno, davanti e dietro di sé, un mistero, che accompagnerà il lettore fino all'ultima pagina, in cerca di una spiegazione, di un elemento risolutivo che ci faccia comprendere meglio il perché di tutto. Detto che è scritto in modo magnifico, ma tradotto con qualche lieve sbavatura (il traduttore italiano ogni tanto dimentica la coniugazione dei verbi... tipo: una decina di personaggi scelgono), la storia è decisamente più surreale e gotica di quella precedente, con un finale un po' sospeso e troppo irreale. Il che, però, non toglie nulla al romanzo in sé e che si legge in un amen (io ci ho messo 5 soli giorni, probabilmente un mio piccolo personale record). Morale: questo romanzo vi rapirà. Non ha la stessa intensità emotiva del primo, ma è sicuramente da leggere. E non spaventatevi della sua lunghezza: come ho scritto prima, è solo un modo per stare un po' di più con un vero mago della scrittura.
 Gli "aficionados" di questo sito probabilmente si ricorderanno... Come scrissi in passato, è da un po' di tempo che sto cercando qualche romanzo alla "Dan Brown", qualcosa che mi appassionasse, che fosse in parte storico, in parte fantasioso, in parte avventuroso, ecc... Ebbene, girando tra le cento librerie e tra gli innumerevoli libri presenti, mi è balzato all'occhio questo volume. Templari, segreti, mistero... uhm... sarà il solito malloppazzo che scopiazza dal filone di Dan Brown... In realtà subito all'inizio non ero proprio propenso all'acquisto, ma poi ho deciso di lanciarmi, e... insomma, in 5 giorni l'ho letteralmente divorato. La storia è ambientata ai giorni nostri: un dipendente della CIA, in pensione anticipata a Copenaghen, viene suo malgrado coinvolto in una lotta senza quartiere che vede protagonisti il suo ex capo, i Templari, un facoltoso milardario danese, alla ricerca della Grande Eredità, ovvero il lascito più importante che, sin dagli inizi, ha reso unici e importanti i Templari. Templari che, si scopre nel libro, sopravvivono ancora nonostante le cronache riportino il loro discioglimento nel XIV secolo. L'inizio è un po' "difficoltoso", ma forse perché ero un po' prevenuto. Sì, lo confesso: pensavo che fosse una delle tante versioni del "Codice da Vinci". Ma nel proseguio del libro, la storia si fa più interessante, più profonda e, per certi versi, molto più avvincente e dettagliata del suo "illustre" predecessore. Anzi: il finale, poi, è assolutamente scopiettante. E lascia numerosi interrogativi. Ora... qui avviene il dilemma: se vi racconto ora questi interrogativi, il libro perde il suo fascino. D'altronde, non parlarne, mi fa friggere le mani.. perché si aprirebbero tanti di quei thread su questo sito che potremmo tranquillamente aprirne un altro parallelo esclusivamente dedicato a questo argomento.... Quindi... che fare? Beh, innanzitutto consiglio la lettura di questo libro. E' scritto molto bene, è avvincente, non è pedante, è anche ben documentato, soprattutto grazie alla nota dell'autore alla fine del libro, che spiega cosa sia "vero" e cosa non lo sia. Il che rende assolutamente intrigante questo famoso finale.... Vabbè, provo a dire qualcosa, senza dire tutto. Se Dan Brown era stato pesantemente accusato, questo libro potrebbe essere messo al rogo, viste le reazioni che il primo ha suscitato negli ambienti clericali. L'Ultima Cospirazione ci va giù abbastanza pesante, utilizzando il bastone e la carota: insinua forti dubbi sul fondamento della Chiesa Cattolica, preservando però e anzi elevando il messaggio evangelico. Se cioè da un certo punto di vista l'autore sgretola in modo abbastanza incisivo Il Mistero (con la M maiuscola), dall'altro esalta la dottrina, l'esempio, la vita e le virtù di Cristo. Di fatto, per ridurre ai minimi termini il concetto dell'autore, il messaggio potrebbe tranquillamente essere questo: sebbene alcuni aspetti della Chiesa siano assolutamente inventati a uso e consumo dell' affermazione della religione Cristiana rispetto alle altre religioni nel tempo, i valori che essa trasmette sono assolutamente moderni e fondamentali, tali da trascendere le (volute) esagerazioni fornite come "dogmi" e accettate per fede.
Qui Steve Berry utilizza un buon corredo di argomentazioni, che partono dalla scelta dei vangeli (perché questi sì e gli altri no?), per arrivare alle numerose contraddizioni che i 4 vangeli hanno tra loro. E che, inevitabilmente, mi hanno fatto venire voglia di rileggere sia il "Nuovo Testamento", sia i vangeli cosiddetti "apocrifi". Insomma... buona lettura allora....
 Si sa, l'estate è anche la stagione ideale per la lettura. Quando la frenesìa del tran tran quotidiano ti impedisce di trovare un po' di tempo tutto per te, ecco che sotto l'ombrellone si creano le perfette premesse per prendere un buon libro tra le mani e tuffarsi in un mondo proposto dall'autore. Poteva, allora, mancare la lettura del libro più celebrato dell'anno? Ricordo infatti che ha vinto nientepopodimenoche il premio Strega, sbaragliando tra l'altro autori già affermati e molto famosi. Ma procediamo con ordine, e iniziamo con una premessa. Sì, sono invidioso di Paolo Giordano. lo ammetto. E' giovane, è al suo primo libro, nella vita fa tutt'altro, è pure di Torino, e al suo esordio fa un successo pazzesco. Certo che sono invidioso!  In realtà, lo ammiro. Primo, perché ha avuto il coraggio di scrivere un libro. Secondo, perché è scritto meravigliosamente bene. Terzo, perché da ogni pagina traspare il suo talento. Quarto, perché ce l'ha fatta. Insomma, esordire e imporsi sia con la critica, sia con il pubblico, non è cosa da poco. Fatta questa premessa, veniamo al racconto. Chiaramente, come al solito resterò sul vago, di modo da consentire al lettore di leggere il romanzo senza che mi stramaledica per avergli già raccontato tutto... La storia verte su due protagonisti, dalle caratteristiche molto particolari, ciascuno con il suo bel bagaglio di problemi. Racconta un largo spezzato della loro vita, se non ho fatto male i calcoli all'incirca un 20 - 30 anni. Sullo sfondo, ma molto sullo sfondo, la città di Torino, che l'autore non cita mai esplicitamente ( perché?), ma che si riconosce facilmente da alcune descrizioni (come la basilica che si scorge in aereo). La caratterizzazione dei personaggi è veramente fantastica: alla fine, ti sembra di conoscerli veramente, Alice e Mattia. E, in qualche modo, di parteggiare per loro, nonostante facciano un po' di tutto per essere eccessivamente "contro". La storia scorre velocissima, e il libro si fa letteralmente divorare. tant'è che io l'ho finito in 3 giorni scarsi...Mi ha solo un po' deluso il finale che, a mio avviso, è un non-finale. Lascia un po' l'amaro in bocca... forse avrebbe potuto trovare una conclusione più a effetto, invece...invece rimane un po' "sospeso", come se lasciasse spazio al secondo episodio (un po' alla stregua dei volponi hollywoodiani che si tengono sempre una porticina aperta per poter creare un sequel...). Il finale, in ogni caso, non pregiudica affatto la bellezza del libro, che sicuramente consiglio di leggere. In fondo, bisogna pur appoggiare questi autori in erba....
 Spinto dall'entusiasmo dei romanzi di Dan Brown, mi sono avvicinato alla libreria con la ferma intenzione di trovare un libro che ripercorresse la trama e l'atmosfera di avventura intrisa di storia (romanzata, appunto) e di suspance. Leggendo la quarta di copertina, La chiave Gaudì mi ha ispirato: Barcelona, Gaudì, un po' di massoneria... insomma, gli ingredienti ci potevano essere. Così... comprato! Data però la precedenza agli altri libri precedentemente acquistati, è rimasto lì in attesa di degna lettura... Mia mamma mi ha anticipato, e il suo commento non è stato entusiastico. Ciononostante, mi sono comunque avventurato nella lettura. Prima impressione: uhm... le prime pagine sono quasi scolastiche, la storia fatica a "carburare". Scolastico per la descrizione, per la caratterizzazione dei personaggi, per l'atmosfera che viene creata. Non prende molto. Nel proseguo del libro, invece, il ritmo narrativo diventa più fluido e interessante. Di fondo, ti porta a leggere e a continuare il romanzo, fino al suo epilogo. La storia... come al solito, non voglio svelare molto (sennò poi uno non lo legge nemmeno), ma accennerò agli aspetti principali. Le grandi opere di Gaudì presenti in Barcellona forse sono dovute a un preciso disegno del Maestro, che probabilmente era qualcosa di più di un grande architetto. Un disegno, il suo, alto, frutto di una antica leggenda che si tramanda da secoli e vede contrapposti il "bene" e il "male". Nel mezzo, una giovane donna e il suo compagno, che dovranno decifrare i tanti enigmi che porteranno al compimento della profezia.
Eccoci qua. La profezia... gli enigmi.. proprio gli enigmi sono l'aspetto che mi convince meno. Facendo un prallelo con Dan Brown (e, in particolare, il Codice Da Vinci), questi sembrano un po' "campati in aria", un po' estemporanei. Non compiutamente spiegati, nella loro generazione, tantomeno sviluppati, nella loro soluzione. La sensazione è che gli autori abbiano utilizato un manierismo di scrittura e che non abbiano poi sostenuto in modo adeguato quanto immaginato. Gli indizi dovrebbero, come in Brown, stuzzicare il lettore, portarlo a ragionare sulla soluzione, interrogarsi sul perché. Qui, invece, gli elementi ci sono (riferimenti a edifici esistenti, oltre che all'utilizo del simbolismo), ma si percepisce che questi non sono stati sviluppati compiutamente.
In definitiva, il libro si legge volentieri, ma alla fine ti lascia un po' l'amaro in bocca. Il libro oscilla più verso l'inverosimile che il probabile, e la storia è un po' troppo fine a se stessa. ...non lo so, non mi convince troppo. Forse avevo troppe aspettative, o forse la traduzione (soprattutto in alcuni punti) non sembra molto "adeguata"... ma si sente che, di fondo, nel romanzo manchi qualcosa.
Voto finale... diciamo che non è un libro da acquistare assolutamrente. Mi orienterei verso altri titoli.
 Ecco appena sfornato nelle librerie il nuovo romanzo di Sophie Kinsella. Ti ricordi di me? (il titolo in italiano, qui sopra vedete la copertina in inglese) è il nuovo racconto della giovane autrice che è diventata famosa con le (dis)avventure della shopaolic Becky, le avventure di una spendacciona del fashion senza freni. Non mi vergogno di dire che ho letto tutti i suoi libri. seppur largamente indicata e dedicata alle femminucce, i suoi libri sono decisamente piacevoli, spiritosi, allegri. Si leggono molto velocemente (perché belli e interessanti) e costituiscono un ottimo momento di evasione dalle nostre pene quotidiane (o, più banalmente, per volare un po' con la fantasia). La storia è di una giovane (24enne) impiegata che, in seguito a una caduta avvenuta nel 2004, si risveglia nel 2007. il periodo trascorso non è passato con lei in coma, bensì trattasi di 3 anni di amnesia. 3 anni in cui la sua vita è totalmente stravolta rispetto a quello che si ricordava. La domanda è: come ho fatto ad arrivare fin qui??? Al di là del racconto che, ripeto, è molto piacevole, mi è piaciuto molto questo libro perché testimonia quanto, in ognuno di noi, ci siano le potenzialità per fare qualcosa di grande. di importante. Se solo avessimo un briciolo di fiducia in noi stessi, potremmo veramente fare (e ottenere) delle grandi cose. Siamo sempre noi, solo che in certe occasioni possiamo esaltare certe caratteristiche che, in un primo momento, ci sembrano lontane o non propriamente nostre.
Dopo le fatiche scozzesi (lo confesso: ho avuto molta difficoltà nel comprenderli!), mi sono cimentato nella lettura del libro nella sua lingua originale. Devo dire che, per chi volesse cimentarsi nella lettura in inglese, non ci vuole uno straordinario vocabolario per poterlo leggere. La traduzione ogni tanto non rende esattamente allo stesso modo, anche perché certe espressioni sono molto complicate da rendere in un'altra lingua (basta pensare ai giochi di parole nostrane, intraducibili). In definitiva... acquisto consigliato... buona lettura! 
 ...che dite, mi sono scatenato con la lettura??? beh, dopo tanto silenzio... come penso abbiate letto nei precedenti post, la lettura è anche un modo per evadere. per me, ha rappresentato (e rappresenta) uno stimolo per sognare, la voglia di cercare qualcosa che mi porti "più su", che mi faccia ricordare che c'è anche un cielo stellato oltre le nubi, al di là della perenne cappa di smog che opprime le nostre città. Ok, fine divagazione. torniamo alla quarta fatica di Fabio Volo. Primo libro (Esco a fare due passi): hmmm, sì, carino, in linea con il suo personaggio. Secondo libro: spettacolo. E' una vita che ti aspetto è un libro assolutamente da leggere. e da rileggere. lo consiglio vivamente. Terzo libro, Un posto nel mondo, interessante, molto bello anche questo. Arriviamo a "Il giorno in più". Grandi libri passati, grandi aspettative future. Forse troppe. Ogni volta, bisognerebbe ripartire da zero, per evitare di autocondizionarsi. Si finisce con perdere la gioia della scoperta, quella sensazione che si prova quando si sperimenta qualcosa di nuovo... Passiamo alla storia. New York, Parigi, forse Milano, ma soprattutto due cuori, che si inseguono, si parlano da lontano, si rincorrono. per poi ritrovarsi in un gioco, in un'avventura, senza regole, o meglio con solo le loro regole, quelle che i due protagonisti si inventano e accettano. E' un libro di libertà, di rottura di consuetudini, di voglia di aria fresca, di essere ciò che si è senza averne timore, senza temere di essere respinti. A suo modo, insegna tramite l'esempio. Ognuno, poi, ne può trarne le conseguenze. Per un trentenne è un libro ideale, l'identificazione è facile. anche se (magari) non si condividono certi aspetti, il racconto rappresenta un contraltare, un immagine cui confrontarsi per verificare quanto siamo liberi nella nostra vita, quanto decidiamo di viverla... In definitiva, è un racconto semplice, che scorre via veloce, ma che ti consente di porti qualche interrogativo interessante. Tutto sommato... Bravo Fabio, magari potessi scrivere anch'io così... 
 Ecco la recensione di un regalo di Natale... Premetto che non sono mai stato un fan dei Simpson... fino a poco tempo fa... Diciamo che, complice anche la stanchezza del lavoro, i pochi giorni di ferie a disposizione li ho passati a spegnere il cervello e a guardare la tv in stato semi-vegetativo, spaparazzato sul divano e con l'inerzia del telespettatore accanito. tanto per non perdere il contatto con uno schermo... In più, ho avuto a disposizione Sky, e così i motivi per accendere quella droga elettronica si sono moltiplicati. Tra questi, la possibilità di vedere in più occasioni della giornata I Simpson. Ogni puntata dura più o meno 20 minuti e un giorno, mentre mi accingevo a stirare le 12 camicie arretrate, sono arrivato a guardare 6 puntate consecutive... I Simpson sono un grande cartone animato, ma è fuorviante definirlo cartone animato. perché (almeno io) istintivamente lo associo a un programma per i bambini (essendo, per l'appunto, un cartone). invece, al suo interno, trovi riferimenti sottili, anche complessi, decisamente "fini" per un target così giovanile... al che mi chiedo, sovente, se questo sia il primo vero cartone animato per adulti. E la risposta inevitabilmente è "sì!". Che gioia vedere i Simpson... anche se, nel mare magnum delle puntate, qualcuna non è propriamente memorabile, in ognuna di essa c'è sempre qualcosa di speciale, una perla che è lì, pronta per essere colta al volo (il cartone non dà tempo per la riflessione, tanto è veloce e sarcastico), a disposizione di tutti noi. Così, mi sono messo a leggere con curiosità e piacere questo libro, che mi ha fatto scoprire numerosi aspetti della striscia che non avevo colto, anche perché sono un "fresh fan", un cultore dell'ultimo periodo. Questo libro è dedicato a chi i Simpson li conosce bene, ma anche a chi, come me, li conosce appena, o intende conoscerli meglio. Si scoprono cose decisamente interessanti, come per esempio il fatto che chi sta dietro i protagonisti è una squadra di persone decisamente valide (e non poteva essere che così, visti i risultati...), e quanto la scienza sia al centro del mondo dei pupazzi gialli. la scienza, come tutto il resto, d'altronde: una dissacrante visione della realtà di tutti noi, che ci porta a riflettere sulle nostre piccole grandi debolezze, e a ridere di loro. cercando, alla fine di ogni puntata, di prendere con maggiore leggerezza i nostri drammi e di migliorarci tra una ciambella e un proverbiale "ciucciati il calzino"...
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