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 After the rain... di Marco
 
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Una felicità non può definirsi tale se non è condivisa

Marco
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Marco (del 20/03/2009 @ 13:53:30, in Canzone del giorno, linkato 46 volte)

Mi capita, ogni tanto, di ascoltare qualche canzone "evergreen", ovvero quel tipo di canzoni che si ascolta sempre: alla radio, in qualche vecchia compilation, anche in discoteca, quando i dj mettono un po' di "revival".
Ultimamente, non so come mai, succede che ascolti spesso la canzone che vi presento oggi, Moonlight shadow, di Mike Oldfield. Non avevo mai fatto particolarmente caso al testo, ma dopo un po' ho incominciato a prestarci un po' di attenzione. E, nonostante la voce suadente e "innocente" della cantante, qualcosina di "strano" in questa canzone c'è.
Cercando sul web ho trovato qualche ulteriore informazione: la canzone è dedicata a John Lennon, che fu ucciso da un suo (psicopatico) fan nelle strade di New York. Questo spiega il testo un po' "gotico".

Vi riporto come al solito il testo, con la mia traduzione a fronte. Buon (attento) ascolto...

Mike Oldfield, feat. Maggie Reilly - Moonlight Shadow (dall'album "Crisis", 1983)

The last that ever she saw him L'ultima volta in cui lo vide
Carried away by a moonlight shadow Portato via da un'ombra della luce della luna
He passed on worried and warning Camminava via, preoccupato e avvisando
Carried away by a moonlight shadow. Portato via da un'ombra della luce della luna.
Lost in a river last saturday night Perso in un fiume sabato notte scorso
Far away on the other side. lontano sull'altra sponda.
He was caught in the middle of a desperate fight Fu colto nel mezzo di una lotta senza quartiere
And she couldn't find how to push through E non riuscì a trovare il modo di farsi largo
The trees that whisper in the evening gli alberi che sussurrano nella serata
Carried away by a moonlight shadow Portato via da un'ombra della luce della luna
Sing a song of sorrow and grieving Cantano una canzone di dolore e sofferenza
Carried away by a moonlight shadow Portato via da un'ombra della luce della luna
All she saw was a silhouette of a gun tutto ciò che vide fu il profilo di una pistola
Far away on the other side. lontano sull'altra sponda.
He was shot six times by a man on the run Fu colpito sei volte da un uomo in fuga 
And she couldn't find how to push through E non riuscì a trovare il modo di farsi largo
I stay Io resto 
I pray Io prego
I see you in heaven far away Ti vedrò in paradiso un giorno 
I stay Io resto
I pray Io prego
I see you in heaven far away Ti vedrò in paradiso un giorno 
Four am in the morning 4 del mattino 
Carried away by a moonlight shadow Portato via da un'ombra della luce della luna 
I watched your vision forming io guardai la tua forma delinearsi
Carried away by a moonlight shadow Portato via da un'ombra della luce della luna
Star was light in a silvery night le stelle luccicavano in una notte argentea 
Far away on the other side lontano sull'altra sponda.
Will you come to talk to me this night verrai a parlarmi questa notte
But she couldn't find how to push through E non riuscì a trovare il modo di farsi largo
I stay Io resto 
I pray Io prego
I see you in heaven far away Ti vedrò in paradiso un giorno 
I stay Io resto 
I pray Io prego
I see you in heaven far away Ti vedrò in paradiso un giorno
Far away on the other side. lontano sull'altra sponda. 
Caught in the middle of a hundred and five colto nel mezzo di una folla
The night was heavy but the air was alive  La notte era pesante ma l'aria frizzante
But she couldn't find how to push through E non riuscì a trovare il modo di farsi largo
Carried away by a moonlight shadow Portato via da un'ombra della luce della luna 
Carried away by a moonlight shadow Portato via da un'ombra della luce della luna
Far away on the other side. lontano sull'altra sponda.
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Di Marco (del 13/03/2009 @ 13:01:46, in Filosofia, linkato 49 volte)

Livorno, rotonda Mascagni

Sarà che sono stato suggestionato dal libro di Jennifer Lee Carrell (Shakespeare's secret, davvero molto avvincente), in cui si favoleggia del ritrovamento del Cardenio, una delle ultime opere del bardo inglese, ispirato al Don Quixote di Cervantes, ma l'idea di andare a lottare contro i mulini a vento è, per me, particolarmente sentita e attuale.
Nel mezzo del cammin di nostra vita, diceva il grande Dante: ti trovi, inaspettatamente, in un periodo in cui ti chiedi come diavolo ti sei trovato nella situazione in cui ti trovi. E ti chiedi se ne vale la pena, se ha una parvenza di senso, se è tutto assurdo o se vale la pena soffrire e faticare per quello che hai.
Lottare contro i mulini a vento è agitarsi come un folle, agendo secondo un criterio che per te è sensato, quando, da fuori, gli altri ti danno del matto. Avere un'altra prospettiva ti consente di capire se quello che vedi tu è un miraggio o qualcosa di reale e di concreto.
Obiettivi, quindi. Con lo scolapasta in testa, pensando che sia un elmetto indistruttibile, ti addentri nel futuro lancia in resta, con la passione e l'entusiasmo dell'ingenuità.
Beata ignoranza, dove la stanchezza e l'esperienza non hanno ancora trovato terreno fertile. Beato chi non si pone domande, ma vive di certezze, perché non ha da sperimentare gli Amleti della vita.

In uno dei post precedenti, mi chiedevo se la crisi, che adesso, in particolare a Torino, si fa sentire in modo pesante e invadente, ci potesse rendere migliori. Probabilmente è così, ma c'è il rischio che ci renda cinici e disillusi, ingrossando le fila, di per sé già belle numerose, di chi ti accoglie dicendo: "benvenuto nel mondo reale". Mondo, specialmente in Italia, in cui per ottenere qualcosa che ti spetta di diritto (come, per esempio, un servizio di prima necessità, tra l'altro pagato) devi urlare e minacciare. Perché bisogna alimentare il partito degli arroganti? Perché non può vincere una volta tanto il buon senso, l'efficienza, la trasparenza?

Mulini a vento, perciò... in un periodo, tra l'altro, che li vede sacrificati al business con tanti zeri delle centrali nucleari.

Credo proprio che mi rileggerò il Don Quixote, e anch'io mi sentirò un po' di più il protagonista di una storia nata per amore e finita chissà come.

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Di Marco (del 11/03/2009 @ 18:46:36, in Attualità, linkato 39 volte)

No-Smoking logo, by hegarty_david
No smoking logo, by hegarty_david

Chi mi conosce sa che ho una particolare avversione per le sigarette. Non le ho mai potute sopportare, e forse col tempo la mia insofferenza è pure "peggiorata". Solo chi non fuma può capire quanto sia insopportabile il fumo passivo, e solo chi ha provato un'esperienza simile comprende pienamente e fa suo il concetto per cui "la libertà tua finisce laddove inizia la libertà mia". Libertà nel senso del rispetto, e questo negli ultimi anni è sempre progressivamente scemato verso valori "imbarazzanti": menefreghismo, arroganza e, in fin dei conti, stupidità, l'hanno fatta da padrone, soverchiando concetti e usi quali gentilezza, attenzione, disponibilità.
O tempora, o mores, dicevano i latini: in fin dei conti, l'uomo non è cambiato molto.
Sono cambiate solo le abitudini, ma di base cadiamo sempre negli stessi errori.

Di recente mi sono imbattuto in un sito internet veramente strano: una società di sigarette, con stabilimento produttivo a Torino, che ospita nelle sue pagine immagini veramente raccapriccianti delle conseguenze del fumo nei fumatori: un po' come se il sito della Fiat facesse vedere i corpi mutilati degli incidenti stradali.
La cosa mi ha incuriosito notevolmente e ho "scoperto" un piccolo Davide contro il gigante Golia delle multinazionali del tabacco, con tanto di battaglie legali, ritorsioni, cartelli, e via dicendo. Incredibile.

A tutti i fumatori, perciò, consiglio di andare a fare un giro sul sito di yesmoke, in cui, tra l'altro, c'è anche una spiegazione della dipendenza dal fumo (l'ammoniaca). Chissà che qualche fumatore non si renda conto in modo cosciente di ciò che sta alimentando...

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Di Marco (del 10/03/2009 @ 18:00:01, in Attualità, linkato 21 volte)

Money, it's a crime - by kiki99
Money, it's a crime - by kiki99

Benvenuti sulla grande giostra della crisi. La sperimentarono i nostri bisnonni con tanto di guerra mondiale come antipasto, la vissero i nostri nonni nel periodo "si stava meglio quando si stava peggio", e ci fumarono su i nostri genitori, in occasione della crisi petrolifera.
Adesso, tocca a noi. Noi, nati nell'era del consumismo, vissuti alla luce della tv e dell'esigenza dell'apparire più dell'essere.
La mattina mi sveglio sempre piuttosto presto, attorno alle 7. Ascolto volentieri il radiogiornale del Piemonte e poi, alle 8.25, c'è una trasmissione di Giorgio dell'Arti (giornalista de La Stampa) che si chiama "Ultime da Babele". Dell'Arti lo "conosco" attraverso le pagine de La Stampa perché cura la pagina degli spettacoli (e, in particolare, la sezione "Antenna", che contiene per lo più notizie curiose su attori e persone dello spettacolo). Alla radio ha una voce profonda e calda e un modo di condurre la trasmissione che definirei "sereno": tratta argomenti anche spinosi, con una certa leggerezza, rendendo la trasmissione una piacevole chiaccherata.
In una delle sue dirette, ha fatto una domanda che, in qualche modo, mi ha colpito: "la crisi ci può rendere migliori?"

Già... la crisi ci può rendere migliori? La domanda non è banale, ma mi sento di rispondere di sì. Le ristrettezze economiche, cui noi, in maniera differente, facciamo fronte, ci portano inevitabilmente a riflettere su cosa sia importante e cosa no, su cosa sia superfluo e cosa no, su cosa possiamo risparmiare e cosa no. Al punto che, negli Stati Uniti, alcuni stati stanno seriamente pensando di abolire la pena di morte "perché costa troppo".
E ho saputo di alcune persone che, in ristrettezze economiche, rinunciano alle sigarette. Ovvero: laddove non può arrivare la medicina, la paura dei tumori, e quant'altro, arrivano i soldi (che non ci sono).
E' inevitabile... quando le risorse iniziano a scarseggiare, è il momento in cui rifletti seriamente su cosa sia davvero importante per te, e se valga la pena mantenerlo per sacrificare qualcosa di meno necessario.

In teoria, questa riflessione dovremmo farla sempre con il tempo: non è mai abbastanza, e quando lo sprechiamo, di solito ci rendiamo conto, a posteriori, di come avremmo potuto utilizzarlo.

Allora... proviamo a coinvolgervi un po'... voi, a cosa avete rinunciato? e a cosa non potreste rinunciare?

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Di Marco (del 04/03/2009 @ 08:53:07, in News, linkato 21 volte)

Impianti nucleari attivi in Francia
Impianti nucleari attivi in Francia

Evviva il nucleare. Finalmente! Finalmente riprendiamo a costruire le bellissime, ecologiche, supersicure e avvvenirisitche centrali nucleari anche in Italia. Era ora. Francamente, ero stufo di sentire parlare di tecnologie vecchie, obsolete e inutili quali l'eolico, il solare, la produzione di energia distribuita, ecc.
Una bella centrale nucleare, anzi 5 o 6, ci risolveranno tutti i problemi energetici dal 2020 in avanti. Finalmente, potremo essere indipendenti dagli altri paesi, non saremo più sottoposti al gioco di stati canaglia come Russia, Ucraina, Libia, Afghanistan, ecc., che detengono le materie prime. Questa sì che è vero progresso!

Peccato che pensiamo di costruire queste centrali con i superesperti francesi, visto che nel 2008 due, dico due, incidenti nucleari di alta gravità abbiano contaminato per secoli alcune zone favolose (vedi per esempio la zona di Tricastin).
Peccato che non ci sia una sola tecnica di smaltimento "sicuro" di scorie radioattive, e che non ci sia nessuno, dotato di senno, che accetti di stoccare in casa propria tali materiali.
Peccato che, come qualsiasi studente di ingegneria vi possa raccontare, non esista il "rischio zero": per la verità non esiste nemmeno il concetto di zero, che è matematico (e, quindi, virtuale). E, nell'ambito delle centrali nucleari, per quanto si possa limitare il rischio a una percentuale molto bassa, c'è sempre la possibilità che, a fronte di un evento negativo (una fuoriuscita di materiale radioattivo, come è avvenuto in Francia), ci sia un prezzo esageratamente alto da pagare.

La cosa che più mi sorprende è che l'Italia si espresse, tanti anni fa, contro il nucleare. Ora, che un governo abbia "mano libera" di riavvviare i discorsi al riguardo, lo ritengo assurdo e inaccettabile: com'è possibile che si possa deliberatamente ignorare un pronunciamento praticamente plebiscitario di una nazione? Se non altro, bisognerebbe indire un nuovo referendum, se non altro.

Infine, per tutti quelli che sono favorevoli al nucleare, mi piacerebbe che fossero loro ad accettare, nella loro casa, nel loro appezzamento di terra, nella loro città, un po' di scorie. Perché fino a quando la spazzatura è lontana, la puzza non si sente e sono tutti felici. Ma quando la spazzatura resta sotto le nostre finestre, nessuno è così favorevole come prima.

Qui di seguito qualche link sul disastro in Francia nel 2008. Che, ovviamente, in Italia è passato, per la maggior parte dei mezzi di informazione, sotto silenzio.

http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2008/07/grave-incidente-nucleare-in-francia.html

http://www.appuntidigitali.it/2083/quattro-incidenti-nucleari-in-francia-in-due-settimane/

http://www.asca.it/moddettnews.php?idnews=768673&canale=ORA&articolo=NUCLEARE/FRANCIA:%20NUOVO%20INCIDENTE%20A%20TRICASTIN,%20100%20OPERAI%20CONTAMINATI

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Di Marco (del 23/02/2009 @ 16:55:16, in Fotografia, linkato 16 volte)

Want to sail...

Oggi vi presento una foto che ho scattato di recente, in una piccola "scorribanda" al mare. Qui siamo a Varazze, località della riviera di ponente che sta diventando un piccolo gioiellino in riva al mare. Credo che il merito principale sia dovuto al nuovo porto turistico, in gestione ai cantieri Azimut Benetti, che ha rivalutato in modo fantastico la zona elevando di fatto tutta la città. basta semplicemente vedere i prezzi di affitti e degli appartamenti in vendita...
Beh, detto questo, la foto qui sopra ha il titolo "Want to sail...": il mare per molti è un richiamo fortissimo. Per me, rappresenta un rapporto molto stretto con la natura, fatto di acqua, sale, vento, silenzio. Una barca, la vela, il sole sulla pelle, gli spruzzi, e quel senso di libertà che riesci a vivere in quei momenti.
Nello sfondo, un signore infagottato (testimone delle temperature non proprio estive), che pensieroso cammina sul bagnasciuga.

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Di Marco (del 19/02/2009 @ 18:52:55, in Fotografia, linkato 163 volte)

San Valentino per molti, ma non per tutti...

Con un pizzico di ritardo, pubblico questa foto per il giorno di San Valentino.
Era il tramonto, era un momento particolarmente piacevole: nonostante la brezza marina, il sole era ancora caldo a sufficienza per apprezzare la sua carezza sul viso.
Sul molo, una coppia era teneramente abbracciata, guardandosi negli occhi, per meglio condividere quegli istanti.
Di fianco, una persona, seduta sugli scogli, contemplava il tramonto di fronte a sé.

San Valentino per molti, ma non per tutti. Questa foto, da sola, non riesce a spiegare lo scatto. Addirittura, la persona seduta potrebbe risultare un elemento di disturbo. Con questa spiegazione, spero, si giustifica invece la sua presenza.

Questo scatto mi consente di fare una brevissima riflessione sui piccoli momenti che proviamo e che, magari sopraffatti da mille altre cose, non riusciamo a cogliere nella loro pienezza. In particolare, in giorni "speciali" come le ricorrenze festive (San Valentino, Natale, Pasqua, ecc.), c'è chi snobba più o meno volontariamente questi momenti (magari perché diventati un'occasione di marketing), e chi, invece, non ha proprio la possibilità materiale di poterli vivere come vorrebbe.
La solitudine, la solitudine, la solitudine. Continuo a pensare che il non poter condividere certe emozioni sia il principale dei peccati.

Per cui... cerchiamo di apprezzare ciò che abbiamo, aspirando sempre al meglio, ma senza dimenticarci di chi ha meno di noi.

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Di Marco (del 18/02/2009 @ 13:37:34, in News, linkato 72 volte)

Perle ai porci, by Stephan Pastis
Perle ai porci, by Stephen Pastis

Avete mai letto "la profezia di Celestino"? Credo che sia un "must have", un libro che si debba assolutamente leggere. Tratta di innumerevoli argomenti, uno in particolare riguarda le "strane coincidenze" che ci capitano nella vita. Spesso cerchiamo di trovare una giustificazione a certi eventi, che ci sembrano collegati, ma non sappiamo dimostrare come e perché.
Dico questo perché, tra ieri e oggi, ho ricevuto da due miei amici, che non si conoscono, la stessa "critica": mi danno del vanitoso (uno vanitoso, l'altro narciso). Tra i due commenti, la lettura della striscia che vi riporto qui sopra, e che mi sembra abbastanza calzante.
Ho sempre pensato, di me, di essere umile, a volte anche di sottostimare le mie capacità. Il fatto di sentirmi dire esattamente il contrario, mi ha fatto molto pensare.
Mi ha fatto pensare quanto possa essere differente l'immagine che abbiamo di noi stessi, paragonata alla immagine che gli altri hanno di noi.
Evidentemente, devo lavorare molto su questo aspetto.
Per il momento, spero che vi piaccia la striscia che ho postato ; - )

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Di Marco (del 16/02/2009 @ 18:09:57, in Fotografia, linkato 56 volte)

Clash of eagles, by Antoni Kasprzak
Clash of eagles, by Antoni Kasprzak

A Torino, ospitata dal Museo di Scienze Naturali, c'è una mostra di fotografia da non perdere assolutamente:
Wildlife Photographer of the Year.
Questa mostra, organizzata dal Natural History Museum di Londra e dal "BBC Wildlife Magazine", presenta gli scatti vincitori del concorso (più di 3mila fotografi partecipanti con circa 40mila foto inviate).
Il tema è, ovviamente, la natura e, in particolare, gli animali nel loro habitat.
La mostra è decisamente interessante non soltanto per il valore intrinseco delle opere esposte, ma anche perché dà la possibilità, a un fotoamatore che desidera "capire" meglio il punto di vista del fotografo, "come" la foto sia stata scattata. Per ogni foto c'è, infatti, una didascalia che contiene un commento del fotografo, un'ulteriore "contestualizzazione" del curatore della mostra, le specifiche tecniche dello scatto (fotocamera, obiettivo, apertura diaframma e otturatore, iso, presenza di flash e di treppiede) e, per le foto vincenti, la motivazione della giuria.
Altro elemento importante, che sottolinea ancora una volta l'importanza della tecnica, più del'attrezzatura, è dato dal fatto che la maggior parte degli scatti selezionati è stata ottenuta con fotocamere non professionali (una, addirittura, con una compatta): avere obiettivi professionali aiuta, ma se non c'è l'occhio...
La mostra, inoltre, contiene una sezione per certi versi sconvolgente: è infatti dedicata agli under 10 (meno di dieci anni!) e under 17 (!!!), ed è incredibile, veramente incredibile, quello che i vincitori sono riusciti a realizzare. Insomma, un ottimo bagno di umiltà per tutti i fotoamatori che, con qualche ambizione sotto coperta, pensano di poter avere delle realizzazioni significative nel loro portfolio.
Concludo con l'unica pecca di questa mostra: alcune foto sono troppo vicine tra loro (in particolare, quelle messe vicino all'angolo), cosa che impedisce, quando ci sono altre persone, di poterle vedere in santa pace: una disposizione più "generosa" avrebbe permesso una migliore contemplazione. ma è un peccato che si può in qualche modo perdonare.

Indirizzo web della mostra
Periodo di apertura al pubblico: Dal 23 gennaio al 15 marzo 2009
Orario: Tutti i giorni dalle ore 10 alle 19  (Chiuso il martedì)
Biglietteria: 011 4326354
Numero verde InfoMuseo: 800 329 329
Il book della mostra costa 45€.

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Di Marco (del 13/02/2009 @ 22:00:00, in Biblioteca, linkato 71 volte)

Hamlet, by hartlandmartin
Hamlet, thanks to hartlandmartin

wow.
Un bel "wow" di apertura, per trasmettere il mio entusiasmo. Su cosa?
Prologo
Il teatro non mi fa impazzire. Non riesco a instaurare un feeling duraturo. Nonostante mi piacciano molto gli spettacoli dal vivo (perché si instaura, seppur per poco, un rapporto tra gli attori e gli spettatori), col teatro mi sono sempre mosso con diffidenza, ultra-selezionando le rappresentazioni. E, orrore degli orrori, non ho avuto ancora modo di provare l'ebbrezza di un classico (se non per una Aida d'estate, tra l'altro molto bella).
E,  (shame on me!), non ho ancora visto una che fosse una  opera di William Shakespeare. se si esclude ovviamente il (pur bel) film Shakespeare in love... ; - )

Arriviamo al dunque. Da un po' di settimane, ormai, sto addentando il libro di Jennifer Lee Carrell Shakespeare's secrets (il titolo originale, in inglese, in quanto lo sto leggendo in originale).
Con non poca fatica, a dire il vero. Non tanto per la narrazione, che è fluente e avvincente, quanto per le mie lacune linguistiche relative alla lingua del famoso bardo (e dire che lo leggo vocabolario alla mano... ma certe locuzioni mi sono davvero aliene : - ().
Riguarda l'avvincente avventura di una protagonista, tale Kate, che suo malgrado si ritrova nel vortice di una affannosa ricerca a una delle ultime opere di Shakespeare, Cardenio, che prende spunto dall'opera di Cervantes, il Don Quixote.
Ovviamente, non posso raccontarvi né la trama, tantomeno il finale (non lo conosco neanch'io). Ma la storia mi ha incuriosito parecchio. Soprattutto perché volevo capire se questa opera, Cardenio, fosse il frutto dell'invenzione dell'autrice (la Carrell), o se sia realmente esistita e, quindi, romanzata.
Ho iniziato, allora, a cercare su internet, e ho trovato vari siti che parlano dell'opera. E, effettivamente, questa risulta sconosciuta, o meglio andata perduta nell'incendio del teatro Globe, in cui William Shakespeare teneva le sue rappresentazioni e i suoi manoscritti.
Si dice, da quanto si può trovare in rete, che tale opera parli di una storia d'amore a tre, in cui il protagonista viene tradito due volte: dall'amata e dal suo migliore amico. Una storia un po' complicata, però, dal fatto che presenta degli intrecci con il Don Chisciotte, ovvero di un mix tra realtà e fantasia. Un'opera di per sé complicata e differente dalle altre, difficile per certi versi. Ma qui mi fermo io, visto che non oso addentrarmi in un contesto che non conosco, se non superficialmente.
Ebbene, il libro della Carrell uscì nel 2007, quasi in contemporanea con l'annuncio del ritrovamento dell'opera da parte della Royal Shakespeare Company, che intende presentarla nel 2009 (toh, quest'anno).
Apparentemente, questi due eventi non sembrano collegati, dato che il libro della Carrell ha avuto successo e diffusione senza grandi mezzi pubblicitari, ma attraverso il passaparola. Resta, però, da registrare la singolare coincidenza temporale.
E poi? Beh, si sa che ci sono molte teorie su Shakespeare, al punto che se ne dubita la sua stessa esistenza (molti pensano che sotto il suo nome si celino più autori o il filosofo Francis Bacon). Singolare, poi, che si faccia coincidere la morte di Shakespeare con la morte di Cervantes (ricordo, l'autore di Don Quixote).
Mi verrebbe da dire: c'è del marcio in Danimarca....

Vi lascio, qui di seguito, due link in italiano dove poter recuperare qualche informazione in più (risalenti al 2007):
da La Stampa
da Repubblica

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