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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 Ops...
Altra foto sul kitesurf, questa volta volutamente storta. La posto perché mi è simpatica: il surfer intento a domare la vela, il pelo del mare increspato dalle onde, e quel senso di velocità dato dalla scia della tavola. Il titolo alternativo era: "E' facile andare in discesa...", così la scia avrebbe preso anche il significato di frenatona per evitare l'inevitabile... e cos'è l'inevitabile? beh... finire fuori dalla foto! Il povero surfer sta lentamente uscendo dal mondo, con vento e gravità che lo spingono inesorabilmente a una orribile fine... schiacciato al bordo inferiore della fotografia... colato a picco come il Titanic... In sé la foto risente, al solito, del difetto di pastosità tipico dell'ora dello scatto (sempre il pomeriggio). In questo caso, accettando il gioco del piano dell'orizzonte obliquo (ma qui è fortemente obliquo, per cui è lecito giocarci su), ha il vantaggio (rispetto all'altra) di essere meglio bilanciata: oltre a essere presente una "storia" (quella che ho descritto prima), ha una lettura facilitata (da sinistra a destra) e il protagonista è sulla sinistra, in progressione verso destra, e il cielo è compensato dalla vela bella aperta e gialla (contrasto quasi ideale).
...non so, più la guardo, e più mi fa sorridere... dà proprio l'impressione della forza di gravità... 
Di Marco (del 23/09/2009 @ 13:26:28, in Sport, linkato 56 volte)
 Kite Surf
All'inizio, fu la barca a vela. Per tutti i bimbi principianti, un vero e proprio amato/odiato must è l'optimist: una vera e propria vasca da bagno squadrata, tozza, ma galleggiante, con una vela triangolare piantata nel mezzo. Che è pure utilizzata per le gare internazionali. Meglio, in seguito, il sailor300, una forma di gommoncino su cui si possono fare pericolose pennichelle (in fondo, si è sempre a rischio scuffia). La prima prova vera, nonché lo strumento principe con cui mi sono confrontato per anni, è stato il laser. So... what's next? Un velista "vero" non lo dirà mai, ma quello che manca alla barca a vela è il contatto diretto con acqua e vento. Utilizzare il trapezio, per i non addetti un'imbragatura che ti consente di uscire letteralmente dalla barca una volta in andatura (cosa che ti fa sentire l'uomo ragno e contemporaneamente un pazzo scatenato), limita al minimo la sensazione di "stacco" tra gli elementi naturali e te. Ma la vera libidine, quella che provi sentendoti totalmente coinvolto nel contesto in cui ti trovi, è il windsurf. Andare con il windsurf è come avere l'acqua tra i piedi e il vento tra le mani: emozioni uniche che non si possono descrivere in modo compiuto, a meno di non provarle direttamente. Le braccia si tendono non appena la raffica gonfia la vela, i muscoli reagiscono prontamente e le mani stringono il boma, mentre i piedi cercano la giusta collocazione e la schiena si inarca all'indietro per bilanciare il peso della vela... e via, con l'acqua che ti scivola tra i piedi sempre più velocemente, sempre di più, sempre di più...
Il windsurf è uno sport "solitario", ecco la vera differenza rispetto alla vela: in barca riesci a condividere un'emozione, e in certe condizioni l'affiatamento, la sintonia e il buon feeling rendono l'esperienza indimenticabile. Con il windsurf sei tu, con la Natura tua amica e antagonista.
Quest'estate, per la prima volta, mi sono potuto godere di una bella giornata di sole in cui 3 kite surfer si davano "battaglia" nello specchio di mare di fronte alla spiaggia: un vento teso e quasi sempre costante consentiva loro di provare evoluzioni e velocità adrenaliniche, mentre io avevo qualche difficoltà in più nel seguirli con la fotocamera.
Il kitesurf è ancora più estremo rispetto al windsurf: nel kite hai solo una tavola (tipo quella da snowboard) e una vela stile parapendio, oltre all'indispensabile trapezio (l'imbragatura) che ti consente di scaricare il peso della vela gonfia di vento su tutto il corpo. Purtroppo, non ho ancora provato l'emozione del kite, anche perché per poterlo fare bisogna seguire un bel corso di addestramento (su youtube ci sono diversi filmati che riprendono kitesurfer che sono atterrati su cose e persone sulla spiaggia e anche oltre, causando a sé e agli altri un po' di problemi). Ma mi auguro che, prima o poi, anch'io possa cimentarmi in questa attività.
E ora, parliamo un po' della foto. Scattare immagini sportive non è per niente facile: il primo problema che si affronta è la distanza. Dovunque ti trovi (anche a bordo campo), ti rendi conto che devi disporre di attrezzature più che adeguate, in primis uno zoom molto potente e luminoso. E ciò risulta drammaticamente vero quando il terreno di gioco è il mare! In seconda battuta, le condizioni ambientali (la luce, il tempo) possono pesantemente influire sul risultato. Infine, se hai brillantemente risolto i primi due punti, devi essere bravo (tempestivo è la parola migliore) nel cogliere il monento giusto. Pubblico questa foto perché spero che dia il senso di "aria" che dà a me. Ma, al contempo, mi rendo anche conto di alcuni difetti, tra cui: - i colori, un po' troppo impastati (dovuti all'ora di scatto, tra le peggiori: 15.17!) - il soggetto, troppo centrale (ma, a quella distanza e con quella velocità, è stata un'impresa non aver sfocato la ripresa e aver preso tutti i soggetti)
Avessi avuto uno zoom più potente, forse sarei riuscito in una foto memorabile. Così, invece, mi devo accontentare di utilizzare la foto per raccontarvi una piccola emozione... 
 Copertina dell'album "Get Lucky" uscito il 14 settembre
Dopo un'attesa di quasi due anni, ecco che la settimana scorsa è uscito il nuovo album di Mark Knopfler, Get Lucky. Ovviamente, non potevo esimermi dall'acquistarlo "sulla fiducia", anche se, da buon fan, avevo già cercato in rete qualche anticipazione (trovata facilmente su youtube). Mark, come ormai da parecchio tempo, ha abbandonato quel rock unico che rese famoso lui e, ovviamente, i Dire Straits, per concentrarsi su un mix piuttosto ricercato tra il rock e il folk, il western, il country. Questo album è concentrato nel tentativo di unire melodie tipiche delle ballate scozzesi / irlandesi con la vena rock di MK, con i testi delle canzoni che sono incentrate proprio nella vita di quei luoghi.
Per i nostalgici dei Dire Straits, l'album risulterà un po' indigesto: i riff che resero indimenticabili pezzi come "Telegraph Road" o "Tunnel of Love" non ci sono, come non sono presenti ritornelli facili da cantare come in "Brothers in Arms". Per quelli che invece, nonostante tutto, trovano comunque spunti interessanti anche nella sua "seconda vita", ascolteranno un album in qualche modo "intimista", con una vena neanche troppo nascosta di malinconia (basta ascoltare "Before Gas and TV"), amplificata anche dall'utilizzo di strumenti che ben si prestano a questo scopo.
Certo, i Dire Straits hanno rappresentato, in un modo o nell'altro, l'apice di un genere. Ascoltare Sultans of Swing mi dà, ancora oggi, le stesse sensazioni di quando l'ascoltai la prima volta (era il 1988, ben 10 anni dopo la sua uscita), a testimonianza che i capolavori davvero non hanno tempo. E un raffronto con la produzione di Mark più recente sarebbe anche impietosa.
In definitiva, Get Lucky è un album che scivola via e rimanda a quelle giornate uggiose d'autunno, passate a casa con le luci accese, i vetri un po' appannati, una copertina sulle gambe e un buon libro in mano. Una dolce malinconia che, ogni tanto, non guasta mai.
Di Marco (del 01/09/2009 @ 18:51:47, in Viaggi, linkato 54 volte)
 Sestriere
Sembra incredibile. Eppure, è così. Nel bel mezzo del cammin di nostra vita... ...mi ritrovai a scoprire le montagne. Ancora adesso, non ci credo. Ho sempre pensato che le montagne fossero noiose, interessanti soltanto d'inverno, in particolare (o solo) per chi fosse in grado di sciare. D'estate, soprattutto, esisteva solo e soltanto il mare. Poi, da circa due anni a questa parte, ho letteralmente scoperto un mondo totalmente nuovo, o meglio che avevo (in)coscientemente ignorato: le montagne. Così, ho iniziato ad apprezzare, in ordine sparso: l'aria pura e fresca, il caldo secco, i cieli limpidi, le notti piacevoli, le camminate, i boschi, i laghetti, l'acqua cristallina...
Fantastico. I borghi, i castelli, gli agriturismo, il formaggio d'alpeggio... C'è un universo meraviglioso racchiuso tra i monti, che aspetta solo di avere un'occasione per mostrarsi a noi.
Lo scorso weekend ho avuto il piacere di sperimentare un "circuito" estremamente interessante: partenza da Torino, direzione Pinerolo, poi su verso Perosa Argentina, stop al forte di Fenestrelle  (7 ore di visita, volendo!!), relax a Sestriere, e poi giù, ritorno a Torino passando per Cesana, stop al forte di Exilles (decisamente interessante),
 un aperitivo in quel di Susa e infine a casa.
Torino è fortunata come posizione geografica: montagne a poco meno di un'ora, il mar ligure a un'ora o poco più. Oltre alle vallate del Roero, delle Langhe, del Monferrato...
Settembre è, poi, il mese ideale per scorrazzare in libertà, grazie anche alle molteplici iniziative tipiche di questo periodo: sagre, manifestazioni enogastronomiche... ce n'è per tutti i gusti.
Scrivo questa breve riflessione soltanto per condividere con voi un concetto lievemente più "filosofico": a volte sentiamo il bisogno di "evadere", di andare via, di cambiare scenari e/o di doverci spostare per "respirare", quasi sentissimo oppressione nei luoghi che abitualmente frequentiamo. In parte, è vero: cadere in una pericolosa routine, confondendo quasi la realtà quotidiana come l'unica possibile, ci può portare progressivamente in un vicolo cieco, una prigione fatta di certezze periodiche, ma anche di abitudine allo stesso rassicurante panorama... una "narcolessia autoindotta".
E' anche vero, però, che non sia necessario cambiare continente per trovare nuovi stimoli e nuovi orizzonti. Conoscere un po' meglio quello che il territorio vicino a noi ci offre ci consente di alleviare un po' la sensazione di soffocamento che possiamo provare facendo il solito tragitto casa-lavoro-casa, senza necessariamente impegnarsi in una vacanza medio lunga che tarderemmo a effettuare per i soliti problemi di tempo, costi, opportunità.
In questo senso, allora, propongo a voi, lettori di passaggio su questo sito, di "sponsorizzare" le vostre terre proponendo un itinerario, magari consigliando un periodo specifico o la presenza di eventi particolari.
...io sono in volo, sono libera, non ho confini intorno a me... Valentina Giovagnini

C’è un momento, la sera, dopo il tramonto del sole, in cui più di ogni altro il mare si rivela ai miei occhi come un riflesso del cielo. E’ questa sua caratteristica che me lo rende tanto caro. Nuotare per me è come volare. Lasciare sulla terra ogni certezza e abbandonarmi, libera, alle ali leggere dell’acqua che mi sollevano, riempiendomi di gioia.
Penso che non ci si senta mai così liberi come quando si è amati. Liberi di esprimersi, di essere se stessi con semplicità, accolti nella propria fragilità, ma anche resi capaci di realizzare al meglio le proprie potenzialità. Il mare è per me un’immagine bellissima dell’amore. Un amore infinito di cui non si conosce il fondo e che non può essere compreso in tutta la sua vastità, avvolgente come le braccia che ci hanno accolto da piccoli nel nostro venire al mondo. Mi capita spesso di pensare alle parole di una preghiera a cui sono affezionata, che esprime in modo molto bello questa immagine. E’ una preghiera che paragona il mare all’amore di Dio, origine e approdo a cui ogni creatura tende, simile a un fiume destinato a sfociare in un oceano infinito di comunione e di gioia. Il grande e stupendo mistero della Trinità: Dio è Amore ed è disceso dal cielo, in Gesù, per donarlo in pienezza a ciascuno di noi.
La Santa Trinità mi ha amata da tutta l'eternità e mi ha creata per la sua gloria. Io non potrei esistere fuori di Dio poichè egli è il principio del mio essere. Inoltre, egli vuole e deve essere il mio fine e a questo scopo ha fatto per me tutte le creature perchè mi servissero come di mezzi per giungere a lui come fanno i fiumi che conducono le acque al mare. ( santa Luisa de Marillac)
OrmeTitolo un po' pomposo per questo post di mezza estate. Le vacanze sanciscono il ritorno a un ritmo di vita che considero più adeguato a noi rispetto al quotidiano stress che viviamo ogni giorno. A dispetto di qualche episodio specifico (comportamenti in spiaggia, sotto l'ombrellone, o al parcheggio, retaggio della competitività cittadina), la gente vive con molto relax le proprie giornate, abbandonandosi nel fare le cose con molta più lentezza e preoccupandosi di meno di aspetti che, nella prassi di tutti i giorni, troveremmo estremamente fastidiosi e nocivi per il nostro benessere. Addirittura, in vacanza salutiamo anche chi non conosciamo! L'obiettivo dichiarato è, perciò, "sentirsi sempre in vacanza", come diceva Jovanotti nei suoi album d'esordio. A voglia a dire che dipende solo da noi... qui se non si si corre si resta inesorabilmente indietro, e recuperare il tempo perduto diventa un lusso che nessuno si può permettere. Così, andiamo sempre più veloce, sempre più veloce, verso dove non si sa. l'importante, è non restare fermi e dare l'impressione di poter fare di più e meglio di chiunque altro. Piccolo sfogo e riflessioni sotto l'ombrellone. A ogni modo, l'ozio estivo mi porta a essere da un lato più riflessivo, e dall'altro nel cercare qualche soluzione creativa che susciti, per lo meno, un po' di attenzione. Nella maggior parte dei casi si tratta di (inconsce) elaborazioni già viste (perché è davvero difficile realizzare qualcosa di veramente nuovo in fotografia); purtuttavia, questi sono i miei tentativi, la mia interpretazione, per cui mi auguro che questa possa differire da ciò che avete già apprezzato da altri fotografi (sicuramente più bravi e affermati di quanto io possa immaginare per me stesso). La foto che vi presento oggi, a rottura del silenzio di queste settimane, l'ho scattata in questi giorni. La luce era particolarmente bella, calda, rotonda, da tramonto sul mare. Pace e quiete invitavano silenziose alla riflessione. abbandonato, così, ai miei pensieri, cercavo un soggetto che mi potesse dare qualche spunto interessante. volevo, cioè, tracciare un ricordo di quel momento, marcare un segno che potesse in qualche modo suggellare il mio stato d'animo di unione con l'ambiente circostante. da qui, l'idea dell'orma sulla sabbia. Di questa foto, che personalmente apprezzo molto l'equilibrio tra le parti: il piede sulla sinistra, che entra in scena, mediato dalle pietre sulla destra (che rappresentano, simbolicamente, anche gli ostacoli futuri sul percorso). in alto, il completamento del mare, che svolge il ruolo del mistero, dell'ignoto. avrei voluto inserire anche un po' di cielo, ma era praticamente impossibile, e forse è meglio così. bene, vi ho raccontato anche la genesi di questo scatto. ho un po' contravvenuto alla regola aurea della fotografia (per cui chi "legge" la foto, almeno la prima volta, non dovrebbe subire influenze, tantomeno dall'autore). se questo vi è piaciuto, si può ripetere l'esperimento. e buona estate a tutti...
 Incontri ravvicinati
Andare con lo zoppo... prima o poi si zoppica... Questo è un proverbio che mi ha sempre fatto pensare. Inevitabilmente, frequentando una persona, si prende in qualche modo "il ritmo", che sono abitudini, modo di pensare, modo di comportarsi. E, anche quando ciò non si verificasse, per rifiuto o per dissociazione si creerebbero comunque dei meccanismi di confronto che ti portano a interrogarti (e a modificare il tuo comportamento) in considerazione della persona che hai di fianco. D'altronde, l'uomo è l'animale "sociale" per eccellenza. E l'adattamento, ambientale e relazionale, è la caratteristica che maggiormente ci contraddistingue.
Veniamo alla foto. Tutto questo preambolo per dire che, se fino a qualche anno fa la montagna la vedevo, con piacere, dal balcone di casa mia, ora se non ci vado almeno una volta al mese... mi manca l'aria. Questo mi torna utile per affermare due cose, che ritengo molto importanti: - le persone cambiano; - le persone cambiano.
L'ho scritto due volte perché, sulla mia pelle, ho notato negli ultimi anni un cambiamento notevole. Il Marco di dieci anni fa è molto diverso dal Marco di oggi. E dico diverso, non migliore o peggiore, diverso. Il meglio o peggio lo possono dire le persone che mi stanno vicino. Per quanto mi riguarda, posso dire di essermi "arricchito": se non altro, di caratteristiche "nuove" che prima non avevo. Così, eccomi a girare per i monti, armato di fotocamera d'ordinanza e pronto a scoprire un mondo totalmente nuovo.
Nella foto che vi presento, sono a Sauze d'Oulx, nell'alta val di Susa. C'è un giretto molto facile e veloce lungo la "strada dell'Assietta" che porta a un rifugio molto carino (e dalla cucina pregevole) in cui ti immergi in un bosco di abeti fra le vette della val di Susa. D'estate è un trionfo di colori: dal giallo dell'erba bruciata dal sole, al blu intenso del cielo. E di farfalle, e di fiori, e di vegetazione. Lungo la strada, un piccolo incontro ravvicinato: una farfalla si posa su un fiore, intenta a succhiarne il nettare. Evidentemente deve essere un "bar", visto che subito dopo un altro avventore si avvicina per l'ordinazione: "nettare anche per me, grazie!". Due chiacchere veloci, scambio di convenevoli, e poi via, a un altro bar. Eh, questi insetti... così dediti alle bevute.. ecco perché hanno traiettorie assurde in volo... 
Di Marco (del 27/07/2009 @ 16:07:10, in Viaggi, linkato 17 volte)
 Con il Cruiser al Moncenisio
Tutto incominciò in quel lontano ottobre 2007. Era un autunno buio e tempestoso, le foglie ingiallivano velocemente e si staccavano dai rami, creando un tappeto giallo rosso sulle strade umide della città. I cappotti facevano le loro prime comparse, pronti a dare battaglia a un inverno che si annunciava rigido e nevoso. Di ritorno da una normale giornata di lavoro, nella buca delle lettere trovo un giornale: "la solita pubblicità destinata al cestino della differenziata...". E invece no: il catalogo MediaWorld contiene, in fondo, una promozione (cross selling) in concerto con Piaggio: lo scooter Carnaby 200, comprensivo di bauletto, parabrezza e tasche frontali, a un prezzo molto buono. Il problema, allora, era che le mie frequentazioni con le due ruote a motore erano limitate alle scorribande giovanili insieme al mio papà sulla sua Vespa 150...
A pensarci, non so cosa mi sia scattato nella mente in quel momento: forse la voglia di cambiare, o il desiderio di confrontarsi con un nuovo mondo... fatto sta che, nel giro di una settimana (la promozione scadeva a fine ottobre), mi sono trovato proprietario di uno scooter e iscritto alla scuola guida. Da allora, diecimila chilometri sulle due ruote: andando a lavoro, girando la sera, andando a far la spesa, facendo le scampagnate, imparando di fatto a girare per le strade sul mio "scooterino". E, nonostante le mie genuine (e ingenue) promesse iniziali ("questo scooter lo terrò molto a lungo!!"), alla fine di giugno mi ritrovai, in occasione di un tagliando, nel frequentare nuovamente il concessionario Piaggio. E lì, in bella mostra, fantastico, la nuova versione: 300 di cilindrata, nero, con un'estetica fortemente rinnovata... irresistibile. Il 200 andava magnificamente in città, ma fuori si perdeva in qualche surriscaldamento di troppo, cosa che, di fatto, un po' mi scoraggiava nell'utilizzo. E poi, questo... il 300 è troppo bello: specchietti retrovisori cromati, contachilometri di derivazione motociclistica, un motore dal rumore più "rotondo", ammortizzatori migliorati...
Da allora, e stiamo parlando dell'inizio di luglio, il piacere di guidare questo piccolo gioiello mi ha portato a macinare quasi 1300 km (che, in poco meno di un mese, testimonia quanto lo abbia utilizzato), facendo un po' di giri fuori città.
Ieri mi è passata un'idea in comune a tanti: alla stregua delle scritte "Andy was here", testimoni del passaggio di un mortale subito dimenticato tra milioni di mortali, inizierò a "documentare" le mie visite con il mio piccolo scooter in giro per il globo. Necessariamente non aspettatevi di trovare la foto del Carnaby nelle Marche o tra le stradine di Treviso, ma il piacere della guida e l'incredibile sensazione di libertà che si prova nell'andare sulle due ruote mi porterà in qualche modo a esplorare il mondo in un modo diverso da come ero abituato finora.
La foto che posto qui sopra è stata scattata appunto ieri, al Moncenisio. Inizialmente volevo fare un giro al forte di Exilles, ma strada facendo non mi ricordavo se la direzione era Moncenisio o Monginevro (ovviamente, è la seconda). Così, la decisione è stata: andiamo al Moncenisio, vediamo com'è, e poi torniamo indietro. Da qui, la foto. E questa foto mi fa pensare come l'esigenza di scattare sia fortemente legata al desiderio della memoria: per ciascuno di noi, ed evidentemente per me in particolare, c'è l'esigenza di "trattenere", o comunque salvaguardare, i momenti "importanti" della nostra vita. Più essi sono, più cercheremo di "congelarli" secondo la nostra modalità preferita, sia essa una foto, un racconto, un filmato... Andy was here è la volontà, di ciascuno di noi, di lasciare una traccia. E' il desiderio di non dimenticare per non essere dimenticati, di creare qualcosa che sopravviva a noi.
 Gubbio - Agriturismo
L'occasione di un viaggio in centro Italia (e, per la precisione, a Gubbio, in Umbria), mi ha dato l'opportunità di riprendere la fotocamera cercando di essere un po' più "serio" nei miei tentativi fotografici. Detto che non è la fotocamera a fare la foto, bensì la mano che la manovra (e, soprattutto gli occhi del fotografo, che riescono a cogliere quello che gli altri non vedono), mi sto accorgendo, in modo sempre più radicato, che le fotografie "belle" devono avere determinati requisiti: sitilisticamente piacevoli, dal soggetto interessante, comunicative e "particolari". La profonda penetrazione delle fotocamere digitali nella società (partendo dai cellulari alle macchine professionali) ha reso la fotografia un mezzo di comunicazione estremamente "comune". La tecnologia, poi, con le numerose funzioni preimpostate (panorama, occhi rossi, ritratto, notturno, ecc.), consente di ottenere scatti decisamente gradevoli con una spesa tutto sommato minima e poca esperienza nell'arte della fotografia.
Ultimamente sto attraversando un periodo di forte autocritica fotografica: gli scatti che faccio mi sembrano banali, poco significativi, e con qualche errore di troppo nella scelta del soggetto o dell'inquadratura. Probabilmente, per migliorare, non solo è importante perseverare negli scatti, ma avere anche la possibilità di confrontarsi con altri fotografi (o fotoamatori) per capire quali siano i propri errori. Le critiche, soprattutto in questo campo, sono decisamente necessarie per migliorarsi.
Nel frattempo, sto cercando di sperimentare "nuove" (per me) strade, strumenti cioè che mi consentano di proporre qualcosa di maggiormente "elaborato" che giustifichi il fotografo "medio" (che non ha cioè velleità fotografiche) nel non poter dire: "beh, questo scatto lo potevo fare anche io...". In questo senso, mi sto, lentamente, avvicinando alla tecnica dell'HDR: HDR sta per High Definition Range, ovvero foto molto contrastate in cui si cerca di avere foto "impossibili": pensate, per esempio, a primi piani molto luminosi e cieli ben contrastati. Come si ottengono? cavalletto, pazienza, e due scatti dall'esposizione diversa tra di loro: uno per il cielo, un altro per gli elementi in primo piano. Ci vuole poi, ovviamente, un software che metta insieme i due scatti, esaltando gli aspetti dell'uno e dell'altro. Essendo particolarmente dedicati alla gestione delle tonalità, faticano un po' nell'effettuare il "merge" delle foto allineandone perfettamente: ecco perché consiglio vivamente di utilizzare il cavalletto.
Qui sopra trovate un primo tentativo relativo alla tecnica dell'HDR. Con Photoshop (o altri programmi di fotoritocco) si possono ottenere effetti analoghi lavorando sulle ombre (un esempio, in tal senso, è dato dalla foto che feci al ponte del diavolo, in Toscana - notare i dettagli dello spallamento di destra del fiume, in ombra, rispetto al verde della collina al sole, sulla sinistra), anche se la vera differenza la si può percepire quando c'è un cielo particolarmente significativo, tendente magari allo scuro, che per uno scatto "normale" verrebbe inevitabilmente sacrificato dalla volontà di evidenziare elementi più interessanti nella parte scura della foto.
La foto qui sopra non è particolarmente significativa: la casa è messa in centro, in posizione statica; le persone sulla destra sono quasi più vissute come elementi di disturbo; la presenza delle autovetture è negativa per l'immagine agreste dell'insieme; l'albero a sinistra, così stranamente piegato, è un elemento di per sé interessante, ma è posizionato troppo di lato. Perché l'ho inserita? beh, per parlare dell'HDR... e poi, bisogna pur rompere il ghiaccio... 
 "Zen" - Ceresole Reale
Continua, con un po' di difficoltà, il mio percorso di "introspezione" personale. Preso da mille impegni, distratto dall'estate e dai suoi svaghi, cerco, più spesso di prima, luoghi che mi consentano di riflettere, di ragionare, di ponderare. Ultimamente sono più attratto dalla montagna che dal mare. Un po' inconsueto per me, visto che ho sempre considerato l'acqua come il mio secondo elemento naturale. Per me, che appena ho un po' di tempo mi butto in piscina a nuotare o a fare la paperella sguazzando senza sosta. La montagna, invece, con le vette, i picchi, la sensazione di profondo respiro, di aria fresca, di ampie vallate, mi porta a riflettere e a cercare, in me, risposte. A volte le domande non sono proprio chiare, anzi di solito c'è una sensazione di malessere che non trova una sua formalizzazione chiara e precisa. Stare in montagna, invece, riesce a calmare le mie tensioni interne, per portarmi a vedere quello che mi circonda in modo diverso. Forse non riuscirò a cambiarlo, ma se non altro potrei vedere tutto in modo differente.
Uno di questi posti è, certamente, Ceresole Reale: un posto semplicemente incantevole. Si trova sul versante piemontese del parco nazionale del Gran Paradiso. Da lì, partendo dal lago / diga per la centrale elettrica di Iride, si snodano quasi 50 sentieri, con diversi livelli di difficoltà e di durata, che ci consentono di apprezzare in pieno la bellezza di questo piccolo angolo di Paradiso. E non è un caso il nome, è davvero una parte di Eden. Pace e serenità. Ogni tanto cerco di trovarla, per allontanarmi dalla frenesìa e dallo stress quotidiano. Il tempo rallenta, e inizi a respirare. di nuovo.
Nella sezione foto ho, dopo tanto tempo, inserito un po' di foto. Un po' alla volta continuerò a inserirne altre. Mi è tornata l'ispirazione, a voi il compito di capire se ho aggiunto un minimo di gusto e di capacità 
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09/09/2010 @ 14.30.22
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