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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 Gli "aficionados" di questo sito probabilmente si ricorderanno... Come scrissi in passato, è da un po' di tempo che sto cercando qualche romanzo alla "Dan Brown", qualcosa che mi appassionasse, che fosse in parte storico, in parte fantasioso, in parte avventuroso, ecc... Ebbene, girando tra le cento librerie e tra gli innumerevoli libri presenti, mi è balzato all'occhio questo volume. Templari, segreti, mistero... uhm... sarà il solito malloppazzo che scopiazza dal filone di Dan Brown... In realtà subito all'inizio non ero proprio propenso all'acquisto, ma poi ho deciso di lanciarmi, e... insomma, in 5 giorni l'ho letteralmente divorato. La storia è ambientata ai giorni nostri: un dipendente della CIA, in pensione anticipata a Copenaghen, viene suo malgrado coinvolto in una lotta senza quartiere che vede protagonisti il suo ex capo, i Templari, un facoltoso milardario danese, alla ricerca della Grande Eredità, ovvero il lascito più importante che, sin dagli inizi, ha reso unici e importanti i Templari. Templari che, si scopre nel libro, sopravvivono ancora nonostante le cronache riportino il loro discioglimento nel XIV secolo. L'inizio è un po' "difficoltoso", ma forse perché ero un po' prevenuto. Sì, lo confesso: pensavo che fosse una delle tante versioni del "Codice da Vinci". Ma nel proseguio del libro, la storia si fa più interessante, più profonda e, per certi versi, molto più avvincente e dettagliata del suo "illustre" predecessore. Anzi: il finale, poi, è assolutamente scopiettante. E lascia numerosi interrogativi. Ora... qui avviene il dilemma: se vi racconto ora questi interrogativi, il libro perde il suo fascino. D'altronde, non parlarne, mi fa friggere le mani.. perché si aprirebbero tanti di quei thread su questo sito che potremmo tranquillamente aprirne un altro parallelo esclusivamente dedicato a questo argomento.... Quindi... che fare? Beh, innanzitutto consiglio la lettura di questo libro. E' scritto molto bene, è avvincente, non è pedante, è anche ben documentato, soprattutto grazie alla nota dell'autore alla fine del libro, che spiega cosa sia "vero" e cosa non lo sia. Il che rende assolutamente intrigante questo famoso finale.... Vabbè, provo a dire qualcosa, senza dire tutto. Se Dan Brown era stato pesantemente accusato, questo libro potrebbe essere messo al rogo, viste le reazioni che il primo ha suscitato negli ambienti clericali. L'Ultima Cospirazione ci va giù abbastanza pesante, utilizzando il bastone e la carota: insinua forti dubbi sul fondamento della Chiesa Cattolica, preservando però e anzi elevando il messaggio evangelico. Se cioè da un certo punto di vista l'autore sgretola in modo abbastanza incisivo Il Mistero (con la M maiuscola), dall'altro esalta la dottrina, l'esempio, la vita e le virtù di Cristo. Di fatto, per ridurre ai minimi termini il concetto dell'autore, il messaggio potrebbe tranquillamente essere questo: sebbene alcuni aspetti della Chiesa siano assolutamente inventati a uso e consumo dell' affermazione della religione Cristiana rispetto alle altre religioni nel tempo, i valori che essa trasmette sono assolutamente moderni e fondamentali, tali da trascendere le (volute) esagerazioni fornite come "dogmi" e accettate per fede.
Qui Steve Berry utilizza un buon corredo di argomentazioni, che partono dalla scelta dei vangeli (perché questi sì e gli altri no?), per arrivare alle numerose contraddizioni che i 4 vangeli hanno tra loro. E che, inevitabilmente, mi hanno fatto venire voglia di rileggere sia il "Nuovo Testamento", sia i vangeli cosiddetti "apocrifi". Insomma... buona lettura allora....
 La fotografia è sacrificio. Dal costo iniziale (la fotocamera, la/le schede di memoria, il/gli obiettivi, il flash, il treppiede, le batterie ausilari, la custodia...), che sai benissimo che, una volta uscito dal negozio con il tuo fornitissimo corredo, basta girarti e guardare la vetrina che c'è subito una nuova fotocamera che ti fa sentire la tua una sorellina sfigata, alla pazienza nel fare le foto, alle levatacce, alla maniacalità che devi mettere a disposizione di questo mondo. Già, perché non basta avere una superficatecnologica fotocamera, ed eventualmente un programma di fotoritocco come Photoshop, per poter dire: " io faccio foto!". Magari fosse così semplice... In realtà, è tutto un gioco di sacrifici e di un lento progredire. Questo per i fotografi "medi", quelli dotati naturalmente ovviamente saltano un bel po' di passi intermedi...beati loro... Allora, vediamo qualche piccolo step di questo faticoso percorso. Innanzitutto, le basi: diaframma, otturatore, sensibilità. Se non conosci i 3 moschettieri, non vai proprio da nessuna parte. Una volta che sai giocare con loro, allora puoi incominciare a divertirti con il quarto punto cardinale: la profondità di campo. Queste 4 nozioni fondamentali ti aprono le porte a poter fare uno scatto che, tecnicamente, è corretto. Poi, però, ti rendi conto che la composizione dell'immagine è completamente sbagliata: la posizione dei soggetti, la presenza di oggetti di disturbo, i colori... Una volta che riesci a realizzare una fotografia degna di nota, allora incominci a divertirti. perché ti rendi conto di inziare a capire. Allora, non ti basta. non ti basta più trovare uno spot interessante e fare clic!, ma incominci a cercare qualcosa di particolare, di speciale, che ti contraddistingua dalle altre centinaia di migliaia di foto. Ti rendi conto, allora, che fotografare alle 12 non è il massimo, che è importante saper trovare le condizioni ideali, che il fotoritocco sì, ma è pur sempre meglio fare uno scatto come si deve... La foto che vedete sopra è stata scattata a Marsa Alam, all'alba. anzi, per la precisione, qualche minuto prima dell'alba. Senza fotoritocco alcuno. Ecco perché si chiama Mar Rosso... Se mio padre non mi avesse svegliato alle 5.30 del mattino, probabilmente non avrei potuto cogliere questo scatto, e non avrei potuto vedere con i miei occhi questo spettacolo. In prossimità del tropico del cancro c'è uno spettacolo veramente unico, all'alba e al tramonto. Il mare contiene, in sospensione, dei piccoli filamenti rosa (potrebbero essere dei pezzi di corallo che si staccano?), che durante il giorno, in controluce, sembrano conferire al pelo dell'acqua un colore rosato, ma che in prossimità dell'alba e del tramonto, colorano di rosso il mare, regalandoti uno spettacolo indimenticabile. Avessi comprato, accidenti a me, la Panasonic che anelo da qualche settimana a questa parte, avrei potuto mostrarvi anche lo spettacolo sott' acqua, un mondo assolutamente fantastico e incredibile. Quest'anno è andata così... mi auguro che le foto che posterò possano per il momento essere sufficienti...  In ogni caso, nella sezione dedicata trovate un po' di foto di questo posto magnifico...
 Si sa, l'estate è anche la stagione ideale per la lettura. Quando la frenesìa del tran tran quotidiano ti impedisce di trovare un po' di tempo tutto per te, ecco che sotto l'ombrellone si creano le perfette premesse per prendere un buon libro tra le mani e tuffarsi in un mondo proposto dall'autore. Poteva, allora, mancare la lettura del libro più celebrato dell'anno? Ricordo infatti che ha vinto nientepopodimenoche il premio Strega, sbaragliando tra l'altro autori già affermati e molto famosi. Ma procediamo con ordine, e iniziamo con una premessa. Sì, sono invidioso di Paolo Giordano. lo ammetto. E' giovane, è al suo primo libro, nella vita fa tutt'altro, è pure di Torino, e al suo esordio fa un successo pazzesco. Certo che sono invidioso!  In realtà, lo ammiro. Primo, perché ha avuto il coraggio di scrivere un libro. Secondo, perché è scritto meravigliosamente bene. Terzo, perché da ogni pagina traspare il suo talento. Quarto, perché ce l'ha fatta. Insomma, esordire e imporsi sia con la critica, sia con il pubblico, non è cosa da poco. Fatta questa premessa, veniamo al racconto. Chiaramente, come al solito resterò sul vago, di modo da consentire al lettore di leggere il romanzo senza che mi stramaledica per avergli già raccontato tutto... La storia verte su due protagonisti, dalle caratteristiche molto particolari, ciascuno con il suo bel bagaglio di problemi. Racconta un largo spezzato della loro vita, se non ho fatto male i calcoli all'incirca un 20 - 30 anni. Sullo sfondo, ma molto sullo sfondo, la città di Torino, che l'autore non cita mai esplicitamente ( perché?), ma che si riconosce facilmente da alcune descrizioni (come la basilica che si scorge in aereo). La caratterizzazione dei personaggi è veramente fantastica: alla fine, ti sembra di conoscerli veramente, Alice e Mattia. E, in qualche modo, di parteggiare per loro, nonostante facciano un po' di tutto per essere eccessivamente "contro". La storia scorre velocissima, e il libro si fa letteralmente divorare. tant'è che io l'ho finito in 3 giorni scarsi...Mi ha solo un po' deluso il finale che, a mio avviso, è un non-finale. Lascia un po' l'amaro in bocca... forse avrebbe potuto trovare una conclusione più a effetto, invece...invece rimane un po' "sospeso", come se lasciasse spazio al secondo episodio (un po' alla stregua dei volponi hollywoodiani che si tengono sempre una porticina aperta per poter creare un sequel...). Il finale, in ogni caso, non pregiudica affatto la bellezza del libro, che sicuramente consiglio di leggere. In fondo, bisogna pur appoggiare questi autori in erba....

La morte è sempre presente attorno a noi. Basta aprire distrattamente il giornale, per avere una panoramica impressionante di quanti modi ci siano per andarsene all'altro mondo. Partendo dalle malattie, agli infortuni sul lavoro, agli incidenti stradali, alle guerre, al classici "colpi di sfortuna" (come un albero che cade, un fulmine a ciel sereno, un vaso che cade da un piano alto, ecc..). Tant'è che si dice che alla morte basta un'occasione qualsiasi per manifestarsi. Ormai non ci facciamo quasi più caso. La morte diventa in qualche modo impersonale, tanto è successo lontano da me, è una notizia da leggere, per quel meccanismo un po' morboso per cui provi ribrezzo, ma al contempo sollievo, per non esserne stato coinvolto. L'incidente in autostrada è sull'altra carreggiata, ma io rallento per vedere cos'è successo, magari spendendo qualche classico commento: "accidenti, poverini, ma guarda com'è conciata la macchina"... Ci sono due eventi in particolare che mi hanno molto colpito in quest'estate. Uno di questi è lo spaventoso incidente occorso sull'A4, dove il tir impazzito ha improvvisamente deviato per invadere la carreggiata opposta in corrispondenza dell'arrivo di una macchina e di un secondo tir. Ora, le immagini ci sono, grazie a una telecamera di sorveglianza posta in prossimità di uno svincolo. Cosa mi ha stravolto? Mi sono immaginato il conducente di quell'auto che si è vista attraversare il tir di fronte. Le immagini mostrano che la macchina ha frenato, si è cioè accorta di quello che stava per capitare. Una frazione di secondo, in cui tutta la vita che hai vissuto, ma anche quella che avresti potuto vivere, ti passa di fronte, lungo la fiancata di quel maledetto tir che rappresenta il tuo abisso. Avrà urlato? o non ne avrà avuto nemmeno il tempo? oppure magari, sonnacchiosa e addormentata, c'era di fianco sua moglie, o sua figlia, o entrambi, e lui (ammesso che fosse un uomo a guidare la vettura) sia riuscito a formulare il pensiero: "non sono in grado di proteggere mia figlia, di darle un futuro". non c'è futuro, invece, non ci sono sogni, non c'è il lavoro del giorno dopo, non ci sono spiagge, non ci sono distributori di benzina, non ci sono telegiornali e pubblicità, non ci sono code al supermercato, non ci sono le partite della domenica e le risate di tua moglie..... non c'è niente di tutto questo. Sì, l'ho trovato davvero devastante. Perché qui, in questo caso, non te la sei cercata. Non andavi forte, non eri ubriaco, non stavi facendo sorpassi azzardati. Eri, anzi, prudente. E tranquillo, sicuro, sereno. concentrato sulla guida, magari stavi ascoltando una bella canzone, e ti rallegravi del fatto che, nonostante la giornata, il traffico fosse tutto sommato scorrevole. Invece... invece è la morte che ti è venuta incontro. E' la morte che ti ha cercato, e ha cercato proprio te, in quel preciso istante....
Bomba a orologeria. Anche qui, viaggi in autostrada. Sei in macchina, è sera, stai tornando a casa. Prendi la tangenziale, non c'è nessuno, è Agosto, un giorno della settimana qualsiasi. D'un tratto vedi due fari bianchi, nella tua direzione. Pensi: mah, che strano. Poi, però, queste luci bianche diventano sempre più grandi e a una velocità che non ti aspetti. Ehi, ti sta venendo addosso! tu vai a 100 all'ora, tutto sommato piano per essere in tangenziale. Ma quello che ti sta di fronte, va a 160. Immaginate l'impatto di uno che va a 100 e uno a 160, nelle direzioni opposte. meglio non pensarci. Sterzi, ed esci di strada. Game over. Ma che colpa ne ho io?
Si potrebbe andare avanti per ore. Senza cavarne nulla. Di tutte queste morti, però, a mio avviso, si può trovare un unico denominatore. Un elemento, cioè, comune che ci consente di trarne un ragionamento importante. Dentro di noi abbiamo una bomba a orologeria, e non sappiamo quando farà l'ultimo tic tac. Non lo sappiamo, non lo possiamo sapere. E non possiamo nemmeno sapere come ci arriveremo, a quell'ultimo rintocco: se felici, se arrabbiati, se delusi, se innamorati, se rancorosi, se tristi, se felici... Ecco, questo è il punto. Non lo sappiamo. E potremmo avere dei rimorsi. Potremmo vivere cent'anni, e gli ultimi 20 di sofferenze, come per una malattia che ci consuma giorno dopo giorno, riducendoci progressivamente a uno stato larvale. Potremmo prendere coscienza del nostro lento, ma progressivo e inesorabile, spegnimento, chiedendoci "perché è toccato a me?", mentre vediamo tutti gli altri sani, forti, apparentemente senza problemi. Potremmo provare rancore verso questa vita, che ci ha riservato una fine così ingloriosa e prematura, quando avevamo in mente ancora così tante cose da fare.
Allora... che fare? Vivere. Vivere intensamente, vivere in profondità. Vivere, e non sopravvivere. non aspettare che finisca il giorno, che termini questo brutto giorno, come un brutto sogno. Ma vivere, vivere per davvero. Cercare di essere felici, vivere oggi, non aspettare di vivere. Vivere perché è un dovere morale verso chi non può vivere, verso chi si sta spegnendo, verso chi avrebbe voluto, ma ormai non può più, verso chi si sta schiantanto contro un tir, verso chi si sta addormentando in un letto, verso chi ha perso la coscienza di sé, verso chi si distrugge giorno dopo giorno...
La vita è la nostra, non sprechiamola.

Cari lettori di questo blog, vi invito a riflettere su cosa sia, per voi, l'estate. Come potreste rappresentarla? Che immagine potreste utilizzare per dire: ecco, questa è la mia estate. Che parole utilizzereste per descrivere l'estate?
Per me l'estate è l'immagine che ho postato qui sopra. La foto non è particolarmente bella (vi dico i difetti che vedo io: il cono d'ombra in primo piano, il pomodoro lì davanti fuori fuoco, lo sfondo non è abbastanza sfocato). Ma rappresenta molto bene la mia immagine di estate. Che ora vi racconto.
Estate Una bella giornata passata al mare Il piacere di sentirsi ancora il sale sulla pelle Torni a casa, stanco, con il caldo tocchi sfiorandoti con le dita Ma già immagini la doccia, all'aperto Al fresco dell'ombra delle sette Mentre già pregusti il piacere della cena Già, la cena Una bella insalata, con pomodori colti maturi olive, basilico fresco e profumato, insalata dell'orto e mentre gusti il piatto, con una bella fetta di pane ai cereali ti godi il favoloso panorama là sotto, una placida distesa d'acqua ti saluta sotto un cielo che ti regala tutte le gradazioni del blu Mentre respiri l'aria piena di salsedine E dici: Dio, come amo questa vita
![Our path [qui siamo in Scozia]](/public/marco/ourpath.jpg)
Vedo che il tema dell'amore è sempre attuale, per cui ci ritorno volentieri. Il titolo è già significativo: amore equivale, necessariamente, a voler percorrere insieme una strada. Dove, stranamente, non è importante la destinazione, ma il viaggio in sé. Riuscire ad apprezzare i piccoli momenti che costellano il nostro viaggio, è probabilmente il segreto di un legame felice e duraturo. Diventano, così, importanti, quasi fondamentali, quelli che in certe occasioni potremmo definire come "dettagli": quel modo di sorridere, quel modo di addormentarsi, quei strani modi di dire, quei soprannomi che ci si dà, quel modo di mettere a posto i vestiti, quelle piccole manie che caratterizzano il nostro compagno... quel microcosmo, insomma, che ci fa vedere come unico e insostituibile il nostro partner. A volte, ci rendiamo conto di quanto siano importanti questi dettagli solo quando non li abbiamo più. Sarebbe fantastico se riuscissimo ad apprezzare tutto questo in ogni momento. Ma mi rendo conto che, nella maggior parte dei casi, è una vera e propria utopia. D'altronde, ti rendi conto di quanto sia fondamentale la salute, solo quando ne sei senza... Questione di priorità, questione di cecità, questione di stupidità nostra, del genere umano. Guardare oltre, senza vedere a un palmo dal nostro naso.
E così quel sorriso dolce prima di dirmi "buonanotte" quel modo di tenermi per mano quel sospiro lieve di fianco a me quelle coperte che solo tu con questo caldo addormentarsi insieme per risvegliarsi insieme domani? domani.... non vedo l'ora che sia domani per poter sognare il mio futuro nei tuoi dolci occhi
Di Marco (del 08/08/2008 @ 12:16:35, in News, linkato 139 volte)

C'è ancora qualcuno? Agosto... eccoci ad Agosto. Agosto, il mese degli esodi di massa. Il mese in cui la gente si ritrova a bivaccare sulle autostrade, in code chilometriche sotto il proverbiale solleone. Uno cerca di andar via dalla città, per trovarsi la città al mare: spiagge stracolme, gente dappertutto, stress che ti aspetta lì dove pensi (e speri) di trovare un po' di quiete e uno stop dalla frenesìa della città. E chi resta in città? Beh, due sensazioni contrastanti. Uno, il fatto di sentirsi "esclusi" da questa sbornia da esodo: tutti partecipano, e io no? Chi sono io, da restare qui? anch'io voglio andare! anch'io! anch'io! anch'io! Dall'altra, il piacere di sentirsi "privilegiato". in questo periodo, la città è veramente tua: parcheggio dove vuoi, strade deserte, nessuna coda da nessuna parte... i giorni sono piacevoli, puoi scorrazzare in lungo e in largo apprezzando con i tuoi tempi i posti che di solito vedi di sfuggita. Ad Agosto in città non c'è quasi nessuno. Non come vent'anni fa: la città sembrava abbandonata. mi ricordo di infinite serie di serrande abbassate, di viali spettrali dove faticavi a incontrare qualcuno, un caldo insopportabile che filtrava dalle persiane abbassate. Ora però il clima è cambiato: Agosto ha lasciato il posto di mese più caldo a Luglio e Giugno, che se lo contendono a colpi di record di temperatura. Buone vacanze, allora. Anche se un po' in ritardo per qualcuno. Buone vacanze a chi parte, e buona città a chi resta. In fondo, non è così importante dove ti trovi, ma come ti senti.
Di Marco (del 04/08/2008 @ 09:58:13, in News, linkato 75 volte)

Ormai viviamo in un mondo in cui le regole che ci hanno insegnato da piccoli sono ampiamente superate. Il surriscaldamento, l'inquinamento, la razzìa di materie prime stanno portando progressivamente la Terra a mutare in modo sempre più consistente e a stravolgere i delicati equilibri che la governano. Perciò, non è più "strano" assistere, qui a Torino, a eventi meteorologici che potremmo definire tipicamente "tropicali". Ormai è così, non possiamo fare altro che rassegnarci, e sperare. Sperare, cioè, in un futuro in cui la riduzione dei consumi, l'aumento dell'educazione civica, il senso di responsabilità di ciascuno di noi, consenta di limitare i danni che il nostro tenore di vita sta causando. L'esperienza del Gru Village è terminata proprio in occasione di uno di questi eventi: un fortunale davvero incredibile, con una sequenza di immagini che mi ha lasciato senza parole. Di ritorno da Milano, dove c'era sostanzialmente, nel pomeriggio, bel tempo (sole, cielo azzurro, un po' di afa), dall'autostrada vedevo, all'orizzonte, proprio sopra il capoluogo sabaudo, minacciosi nuvoloni neri, molto neri. Un fronte di perturbazione molto cattivo e determinato, pronto a rovesciare sulla città tutta la quantità di acqua che aveva a disposizione. Il tempo di mettere la macchina in garage, di entrare in casa, e lo "spettacolo" ha avuto il suo inizio. Dapprima, un cielo nerissimo. nerissimo, che ha fatto calare una notte densa e buia. Poi, lampi. lampi estemporanei, lampi trasversali, come mille flash che rischiaravano, per una microfrazione di secondo, il cielo. Poi, il vento. Fortissimo. raffiche impressionanti, che piegavano gli alberi. che fischiava e urlava. Infine, la pioggia. Pioggia a secchiate, scaraventata dappertutto, in tutte le direzioni, dal vento che, in preda a una furia cieca, cambiava direzione, si rinforzava in un senso per poi riprendere con ancora più energia in un altro. Io restavo a guardare, affascinato da tanta energìa, bene al riparo dietro le finestre di casa mia. Per poi accorgermi di trovarmi sopra un piccolo laghetto d'acqua: battendo contro le finestre, l'acqua era entrata abbondantemente nel mio salotto. 10 litri circa, in una ventina di minuti. incredibile. Per fermare questa "emorragia" ho dovuto abbassare le tapparelle... Al di là di questo piccolo inconveniente, c'è chi ha subito drammi decisamente peggiori. Sulla tangenziale di Torino, è crollata una segnaletica di 40m2 su uno sfortunato automobilista. In centro alcune macchine sono state letteralmente sventrate dalla caduta di un ramo o di un fusto di un albero. Alle Gru, il palco è crollato su se stesso. Morale: la bella stagione estiva fatta di concerti, musica e cabaret al centro commerciale si è mestamente chiusa con un fortunale tipicamente tropicale. Per noi parartisti, 4 giorni di piccola gloria sotto gli occhi, per lo più distratti, degli spettatori degli spettacoli. Tra questi, però, qualche spettatore d'eccezione. Segno che lavorare, e crederci, alla fine paga.
Di Marco (del 27/07/2008 @ 11:04:44, in Cinema, linkato 83 volte)
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Sinceramente, non me l'aspettavo. Anche se il titolo avrebbe dovuto darmi qualche indizio in più... The dark knight... il cavaliere oscuro. Bello, molto intrigante il titolo. E, tra i tanti supereroi, Batman è sicuramente quello più intenso, più umano, ma anche il più complesso. Batman è umano al 100%, a differenza di altri grandi supereroi come Superman, Hulk, Spiderman... Gotham City, poi, è l'emblema della città oscura. Molto gotica (accidenti, quanto adoro il gotico in architettura....). Il film. Ripropone buona parte del cast precedente nei personaggi chiave: confermato Christian Bale (mi piace molto quest'attore), confermato Michael Caine, confermato Morgan Freeman, confermato Gary Oldman. Bocciata miss Cruise (peccato, non mi era dispiaciuta, in fondo) a favore di Maggie Gyllenhaal, inserito nel ruolo di joker il compianto Heath Ledger e, nel ruolo del paladino della giustizia, l'ex mister "Thank you for smoking", Aaron Eckhart. In fondo, un cast di tutto rispetto. I personaggi caratterizzati bene, su cui spicca fondamentalmente un grande Joker (davvero un peccato che sia morto Heath Ledger) e, a dirla tutta, la piattezza di Batman. Sì, sembra un controsenso dire i personaggi sono ben caratterizzati, e poi dire eh.. tranne Batman (che dovrebbe essere il protagonista principale). E' che Batman è l'eroe. Il fulcro su cui ruota tutto il film. Ma, proprio per questo, sacrificabile per scatenarsi con i personaggi "minori", su cui costruire qualcosa di più interessante, di più profondo, di più intrigante. Approvo. Il film è molto violento, crudo addirittura in certe scene. Sicuramente con il bollino giallo, se non rosso. Già dall'inizio, dalle prime scene, ci sono immagini piuttosto forti, e l'intento del regista di rendere "tridimensionale" Gotham City certamente contribuisce a tinteggiare con colori forti il tutto. Crudo, e veloce. Nonostante la durata, è da vedere tutto d'un fiato, senza interruzioni, senza pause, senza interruzioni. Non è possibile. E' velocissimo, eppure intenso e, in certi passaggi, complicato. Si ha la sensazione di perdersi qualcosa nel frattempo, tra così tante sequenze che si accavallano repentine. E poi gli effetti speciali. Davvero fantastici.
Cosa resta, dopo aver visto questo film... Beh, è un american blockbuster, quindi non aspettatevi un film stile "il piccolo buddha" di Bertolucci. Non crediate di entrare in sala e ricevere la verità rivelata. A me quello che più interessa è il ruolo di Batman. Perché Dark Knight, perché il cavaliere oscuro? Beh, questo è interessante. Nel fare il bene, semina il male, fa proliferare il male. E più bene fa, più alimenta il potere del male. Questo è fantastico. Tanto bene sembra che debba avere un adeguato contraltare. In fondo, è nel nostro "dna", nella nostra cultura avere due poli che si combattono. Ma quello che finora non è mai emerso in modo esplicito, è come possa essere possibile che, a fronte di tanto bene, possa alimentarsi alla stessa fonte anche il male. Clamoroso, e intrigante, davvero intrigante. E' una grande rivoluzione, in termini di contenuti e di interpretazione. Davvero un incredibile colpo di scena.
Quindi attenzione, paladini del bene: potreste essere in qualche modo complici dello stesso male che cercate di annullare. Come dire: per avere un eroe, ci vuole un antieroe...

Forse tutti abbiamo dentro un po' di Scozia. C'è un termine che a me piace molto: mist. Mist è la nebbia, ma non la nebbia di città (quella è definita come fog, e secondo me in questo termine c'è tutto lo spessore di questo tipo di nebbia). No, the mist è proprio quel tipo di nebbia di campagna, che rende misterioso l'orizzonte, che ti fa vedere, ma non troppo, che ti fa immaginare, il giusto. E perderti in questa nebbia... beh, non c'è confine alla fantasia.
In questi giorni, la sera, torno a casa e sento la nebbia nei miei pensieri. Non c'è lucidità, c'è un bombardamento continuo di informazioni inutili, di informazioni negative, di contatti superflui. Prendiamo un qualsiasi telegiornale. E' una serie interminabile di orrori: non soltanto dal punto di vista politico, ma anche da quello economico, sociale, non c'è un contesto che si salvi. Ma fosse solo quello... in realtà, c'è un mondo ancora più confuso, che è il mio. Torno a casa, e mi ritrovo con le mani vuote. Sento di non avere prodotto abbastanza, o di avere prodotto fuffa. Fuffa, sì, questo fantastico termine che ben si sposa con il termine mist. La fuffa è eterea come la nebbia, la fuffa Fuffa... ma noi, serviamo a qualcosa? qual è il nostro ruolo in questa società?
Buongiorno, sono mr. fuffa. Potrei utilizzare questo nickname. Mr. Fuffa. Ma sì, mi sta venendo l'ispirazione per la trasformazione in mr. Fuffa. Chissà che questo weekend non trovi il tempo di presentarvi mr. Fuffa... stay tuned...
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