Di Marco (del 10/12/2008 @ 09:47:19, in Fotografia, linkato 18 volte)
E' Natale! Beh, più o meno... ma i fiocchi che scendono copiosi sul capoluogo piemontese, ricordandoci che, in fin dei conti, Torino è una città di montagna, rendono l'atmosfera unica e suggestiva. Il ponte dell'Immacolata ha regalato cielo blu in città come sulle piste di tutto il comprensorio sciistico (mi pare tutti gli impianti aperti, come non succedeva da anni). Ma oggi... stamattina Torino si è svegliata sotto una soffice coltre bianca. Qualche inevitabile problema con gli spostamenti (io per esempio ho faticato a recuperare la macchina, ma la prossima volta la lascio a nanna e prendo i mezzi pubblici), ma il rumore ovattato, la lentezza dei movimenti e questi fiocchi che lievi scendono... ...wow, che emozione. uno spettacolo nello spettacolo. La foto qui sopra è stata scattata a Mondovì, la settimana scorsa. Un paese diviso in due (parte bassa e parte alta) unito da una funicolare di cui ignoravo l'esistenza (molto carina). Se a Mondovì ci fosse un recupero concreto di tutti i vecchi palazzi, diventerebbe un polo turistico fortemente attrattivo, un po' come San Gimignano in Toscana. Solo che i Toscani sono furbi e notevolmente più bravi dei Piemontesi nel valorizzare il loro territorio. I Piemontesi (come testimoniano le attività nelle Langhe, nel Roero e, più da poco e con qualche timidezza di troppo, nel Monferrato) stanno iniziando, ma qualche consiglio potrebbero certamente riceverlo.
Come avete potuto vedere, ultimamente il tempo che ho dedicato al sito si è notevolmente ridotto. Lavoro e stanchezza hanno dato una botta non indifferente alla mia produzione sul web... ciononostante, durante il ponte dell'Immacolata ho scattato qualche foto sulla Passerella Olimpica. Dateci un'occhiata...
Di Marco (del 05/12/2008 @ 16:53:14, in Fotografia, linkato 58 volte)
L'altro giorno mi è capitato di dover andare a Cuneo. Partito la mattina presto con una temperatura invidiabile (-6!), ho avuto il piacere di apprezzare uno scenario davvero mozzafiato: di fronte, tutta la corona delle Alpi completamente innevata, mentre di lato all'autostrada correvano campi bianchissimi intervallati ogni tanto da qualche albero ricoperto a sua volta di candida panna. Il tutto, sotto un cielo limpido, blu, dall'aria tersa... Magnifico. Così, tornando verso casa, mi sono imbattuto in questo piccolo scorcio: cercavo di darvi l'immagine della neve che splende al sole: se infatti aguzzate la vista, potete apprezzare il fatto che piccoli luccichii si intravedano nella immagine. Ovvero: quando la Natura dà spettacolo, e il cuore ti diventa subito leggero...
Di Marco (del 04/12/2008 @ 11:51:48, in Fotografia, linkato 27 volte)
Bene, finalmente è arrivato il Natale e, crisi o meno, è anche il momento di "coccolarsi" un po', magari con qualche regalo di.. una certa "importanza". Tutta colpa della Lumix di quest'estate... la differenza tra le fotocamere di ieri e quelle di oggi è superiore a quanto io potessi immaginare. In particolare, ho sempre ritenuto che la mia grandiosa EOS 300D potesse, davvero, costituire una inseparabile compagna per tanti e tanti anni ancora. magari cambiando obiettivo, passando cioè dal Sigma 18-125 di ora a qualcosa di più evoluto. Mi sono, invece, mio malgrado dovuto ricredere: la tecnologia ha fatto passi da gigante anche là dove non pensavo ci potesse essere molto spazio. Così, eccola qui, il nuovo oggetto del desiderio: la Canon (ormai, mi ci sono affezionato) EOS 50D, la nuova fotocamera "prosumer", con megapixel da buttare, il nuovo processore Digic4, di cui dicono un gran bene, e tante caratteristiche che la fanno, tecnicamente, posizionare su un gradino superiore rispetto alla sua zia, la capostipite 300D (la prima reflex digitale uscita in commercio). Così, ecco la lista della spesa, presto fatta: corpo macchina a parte, e la scelta dell'obiettivo. Già... quale? In linea teorica, con questo po po di fotocamera, ci vorrebbe qualcosa di adeguato. ma spendere 1200 euro per il corpo macchina e altrettanti (se non di più) per gli obiettivi mi sembra una piccola esagerazione, e non me lo posso permettere.
Così, ho messo gli occhi sul Tamron 18-270 stabilizzato, un vero gioiellino apprezzato da critica e utenti. Ovvio, una "escursione" così estrema non mi permette di fare voli pindarici riguardo la sua resa (consiglio: diffidate sempre di un obiettivo che faccia tutto, da grandangolo a tele), ma conoscendo la mia pigrizia (non mi ci vedo a prendere, cambiare obiettivo, rimontare l'obiettivo, riprendere, ecc), credo che possa costituire un buon compromesso qualità/costi. L'alternativa poteva costituire nell'obiettivo Canon EF-S 18-200, offerto in qualche promozione in bundle proprio con la EOS 50D, ma sentendo più commenti... questi non sono stati molto clementi al riguardo. per cui, l'ho necessariamente scartato. Considerando, inoltre, che costa pure lievemente di più del Tamron. Ora, questo è un serio impegno: passare dalla 300D alla 50D vuol dire produrre molta più fotografia di qualità rispetto a quanto io abbia fatto fino a oggi. E sarete voi, voi gentili utenti di questo blog, a decretare se l'acquisto sia stato "congruo" o meno...
Di Valeria (del 03/12/2008 @ 15:50:41, in Nel vento, linkato 107 volte)
Come una sorpresa senza fine...Un abbraccio che improvviso ti raggiunge e ti solleva- ovunque ti trovi, anche nel dolore. Così è la bellezza, capace di rapirci in una dimensione di gioia e di meraviglia. Basta l'incontro di uno sguardo, e già il dono di un sorriso addolcisce la sofferenza. Il cielo sopra di te, con le sue nuvole, è ora dentro di te.Ma chissà. Chissà dove vuole portarci questa gioia, capace di aprire in noi la ferita della nostalgia; verso quale orizzonte di novità e rapimento senza misura.
...Straziante, meravigliosa bellezza del creato...
Di Valeria (del 25/11/2008 @ 15:14:04, in Nel vento, linkato 64 volte)
"Al cospetto della morte, la questione circa il significato della vita si rende inevitabile" - così scrive papa Benedetto XVI nella sua ultima enciclica, "Spe salvi", sulla speranza.
Spesso la vita viene descritta come un viaggio. Nell'ultimo periodo mi sono ritrovata spesso a pensare a questa immagine - un viaggio di notte. Ogni viaggio è importante per il percorso che offre, i luoghi che fa conoscere, le esperienze e le emozioni che trasmette lungo la via. Ma senza una meta, che senso ha il nostro viaggiare? E poi, come proseguire il cammino nei momenti di fatica e di smarrimento? Io credo che se affrontassimo con tutto noi stessi la realtà della morte- il dolore che porta con sè la perdita delle persone care, il pensiero di non rivederle MAI più - forse l'unica risposta davvero razionale sarebbe la pazzia. Nessun ragionamento potrebbe colmare l'abisso del non senso che ci prospetta la morte, una morte che esiti nel nulla.
Mi ha sempre colpito tanto, e commosso, la figura di Ofelia nell' "Amleto" di Shakespeare. La sua mente cede sotto il peso del dolore, a causa degli abbandoni a cui viene sottoposta (prima il ripudio da parte di Amleto, l'uomo che ama; poi il commiato dal fratello che parte per un lungo viaggio e ultimo - quello determinante - la morte di suo padre). La sua pazzia la porta a farfugliare parole confuse, discorsi senza senso. Così viene descritta da Shakespeare; così la ricordo soprattutto nella versione cinematografica dell'opera diretta da Zeffirelli - la più bella che io abbia mai visto, con Mel Gibson nel ruolo di Amleto e Helena Bonham-Carter in quello di Ofelia (da cui è tratta la foto che intitola il mio post). Penso in particolare a una scena del film- quando Ofelia, già in preda alla follia, si sofferma sulla morte del padre. Tra le tante frasi sconnesse che pronuncia, a un certo punto pone una domanda, così lucidamente razionale. Quella che - come scrive il Papa- rende inevitabile la riflessione sul significato della nostra vita. Una domanda a cui nessuna parola umana può rispondere, nè dare consolazione.
"Spero che tutto andrà per il meglio. Dobbiamo aver pazienza; ma come si fa a non piangere a pensare che l'hanno messo nella terra fredda?..."
Di Marco (del 21/11/2008 @ 16:38:11, in Sport, linkato 15 volte)
TORINO - MILAN 1-1 (0-0) Torino: Lorieri, Corradini, Ferri, Crippa, Rossi, Cravero, Berggreen, Sabato, Bresciani (all'85' Benedetti), Comi, Gritti. A disposizione: Zaninelli, Fuser, Lentini, Di Bin. All.: Radice. Milan: G.Galli, Tassotti, Maldini, Ancelotti, F.Galli, Baresi, Donadoni, Bortolazzi, Massaro, Gullit, Evani. A disposizione: Nuciari, Costacurta, Mussi, Verga, Cappellini. All.: Sacchi. Arbitro: Lo Bello di Siracusa. Reti: Bresciani 78' (T), Ancelotti 79' (M) Spettatori: 47.571 di cui 8.714 abbonati e 38.857 paganti. Note: Nessun provvedimento disciplinare.
L'amarcord di questa partita pesca da una partita di ormai 20 anni fa... accidenti come passa il tempo! In particolare, vi racconto un aneddoto specifico. Correva la stagione 1987-1988 e il Toro, che tutti i tifosi avevano in testa, non era più quello che sfiorò lo scudetto 3 soli anni prima (con un testa a testa col Verona che durò tutta la stagione), ma una squadra che potenzialmente poteva fare molto, ma che per vari motivi non riusciva ad avere molta continuità. Complice, forse, anche l'infortunio del centravanti titolare, l'olandese Wim Kieft (ottimo come tecnica, ma fragile fisicamente purtroppo). In una tutto sommato fredda domenica di marzo, si presenta il primo Milan targato Berlusconi, che mette in bella mostra gli acquisti "di peso" Gullit e Van Basten. La partita finirà 1-1, con un botta e risposta negli ultimi minuti firmato Bresciani e Ancelotti (come si vede dallo score sopra). Come qualcuno ricorderà, la "discesa in campo" di Berlusconi nel mondo del calcio fu roboante, con tanto di cavalcata delle walchirie e presentazione della squadra con elicotteri utilizzati per l'occasione. Simpatica fu la coincidenza, proprio in quella partita, del ripristino del tabellone elettronico dello stadio Comunale di Torino: prima di allora, il tabellone non funzionava: niente informazioni su tempo, marcatori. Con l'arrivo del Milan, magicamente tutto tornò a funzionare. A 'mo di battuta, nel parterre molti scherzavano sul fatto che Berlusconi stesso avesse pagato per rimettere a posto il mitico tabellone.
Di Marco (del 19/11/2008 @ 13:53:31, in Racconti, linkato 275 volte)
Ho dato un'occhiata alle statistiche del sito. In settimana, ci sono circa 20 contatti al giorno, il che mi fa pensare che ci siano all'incirca 10 internauti che capitano qua in modo più o meno costante (gli "aficionados"), e qualcun altro che si imbatte in marcaccioli.com attraverso motori di ricerca, navigazioni "estemporanee" e/o altro. nel ranking di shinystat (che vedete sulla destra del sito) siamo scesi da 10 punti a 9.. anche qui si risente della crisi...
fatto questo piccolo preambolo, ho pensato di introdurre un nuovo filone: "Racconti". vorrei iniziare, da oggi, la pubblicazione di miei brevi racconti. In qualche modo, ho sempre avuto la passione per la scrittura: alle medie, si "giocava" in classe sui temi di italiano da svolgere a casa, inscenando, tra compagni, una sorta di gara a chi faceva il tema più bello o più divertente. Le superiori (e il 6 fisso della prof di italiano) mi consigliarono che forse per me era meglio leggere i libri, piuttosto che pensare a scriverli... ciononostante, il mio piccolo sogno restava lì, sempre presente nella mia testolina. Dato che un libro è di per sé impegnativo, troppo impegnativo, ho pensato che il blog potesse essere la giusta vetrina per mini racconti, che mi dessero l'illusione di scrivere e di pubblicare. E' un esperimento. vediamo se sarà accolto favorevolmente o meno. E questo me lo direte voi....
Come le foglie d'autunno
Avevano coperto quasi completamente il lastricato. Era bello trascinarsi con le scarpe e sollevarle tutte insieme, come piacevole era il rumore croccante quando si calpestavano. Di solito erano arancioni scuro, molto scuro, ma qualcuna di esse restava inaspettatamente gialla, di un paglierino che, messa controluce, sembrava quasi oro. Ogni tanto mi fermavo a osservarla: le nervature, la struttura larga, l'accennato arricciamento sulle estremità. Il gambo era ancora umido, non so se fosse dovuto al fatto che si era staccata da poco, o se per la resistenza della brina della notte. Facevo circoli concentrici con il vapore, mettendo le labbra a O ed emettendo brevi e ripetuti respiri. L'aria era fredda, in questa assolata mattina di novembre. Il sole, che aveva preso il suo posto in un cielo azzurro, non era caldo abbastanza da permettermi di lasciare i guanti a casa. "Cosa fai, guardi le foglie?" Mi girai, sorpreso. Non l'avevo sentita arrivare. Forse ero immerso nei miei pensieri. "Sì, le stavo osservando. Le foglie d'autunno sono spettacolari." "Già. Anche a me piacciono. Quando ero piccola, le più belle le mettevo nel mio diario, tra una pagina e l'altra." Mi prese sottobraccio, invitandomi a camminare di fianco a lei. Aveva un buon profumo, dolce e delicato. Sembrava che provenisse dalla sua sciarpa rosa, avvolta tutta attorno al suo collo, e per un momento avevo immaginato che il suo viso fosse sospeso su una nuvoletta colorata dalla luce calda del tramonto. La testa era bassa, china sul selciato. Muoveva le gambe lentamente, portandole avanti una alla volta, seguendo una linea immaginaria dritta davanti a sé. Con il piede faceva una piccola rotazione, quasi volesse accarezzare con la punta le foglie. Quelle più secche scoppiettavano sotto la suola, colmando quel piccolo silenzio che si era instaurato tra di noi. Sentivo il calore del suo corpo, così vicino al mio, con il muscolo del braccio in tensione, per farmi sentire la sua presenza.
Aspettavo una sua parola, un suo cenno, ma questo tardava ad arrivare. Ogni tanto mi giravo per osservare il suo profilo, e rimanevo incantato dal riflesso della luce sui suoi capelli, che nascondevano maliziosamente i suoi lineamenti, facendo scorgere ogni tanto il naso, la guancia, le labbra. Camminavamo, stretti e concentrati lungo la nostra strada immaginaria.
D'un tratto, sfilò il suo braccio dal mio, si chinò e prese una foglia. Incominciò a rigirarla dal gambo, facendola ruotare nell'aria velocemente, come un piccolo mulinello. Poi la portò controsole: sembrava che risplendesse di una luce tutta sua. "Vedi, la vita è come una foglia d'autunno: si parte da un punto iniziale, e poi davanti abbiamo sempre tante soluzioni. Come diceva un filosofo, la nostra esistenza è fatta di scelte, di bivi: alcuni ci portano a una permanenza breve, altri a un cammino lungo e soddisfacente, altri ancora a esperienze di sofferenza continua. Non sappiamo cosa ci riserverà il domani, ma quello che facciamo oggi, avrà conseguenze sul nostro futuro". Questa riflessione mi prese di sorpresa: non immaginavo che stesse pensando a concetti così profondi. Non mi venne in mente niente di particolarmente intelligente da dire, per cui decisi di rimanere in silenzio.
Sembrava rapita dalla foglia. Continuava a osservarne i contorni, a passare le sue dita sul profilo, quasi accarezzandola, immersa in chissà quale mondo fantastico. E io ero rapito dalla sua immagine, così assoluta e perfetta da portarmi alla contemplazione di un mondo al quale non appartenevo, ma che osservavo in silente rispetto. Il silenzio di prima si era dissolto in una melodia impercettebile, fatta di foglie, di luce, di respiri, di calore del corpo, di pensieri. pensieri privati che non si toccavano, ma che avevano come contatto le diramazioni di quella foglia dorata. Non c'era più imbarazzo, ma la presenza di due persone vicine, eppure lontane, perse nel loro piccolo mondo fatto di fantasie e immagini, miste a ricordi e sogni.
"Su, dài, portami a prendere qualcosa...". "hmm... è ancora presto, cosa ti ispira?" "Vorrei qualcosa di caldo... una bella cioccolata! densa, profumata, che lascia la sua scia sul bordo della tazza..." Ci incamminammo verso il primo bar a disposizione, lei sempre con la foglia in mano, ballonzolante in un equilibrio precario tra le sue dita. Quella foglia, che disegnava imprevedibili ghirigori nell'aria, era al centro della nostra attenzione: per lei, l'emanazione di una freschezza e di una gioia difficilmente esprimibile; per me, la fascinazione per un mondo a me estraneo e incomprensibile.
Tutto a un tratto, nato dal nulla, o forse da quella strana alchimia che aleggiava tra di noi, uscì la melodia della canzone dei Coldplay: Violet Hill. E mi ritrovai a canticchiare, sottovoce, il ritornello: "So if you love me, won't you let me know..." come una sussurrata cantilena, iniziai a far combaciare la foglia, il profilo del suo viso, la musica nella mia testa, le sue dita, il vapore dei nostri respiri, il contatto caldo con il suo corpo, i suoi capelli lievi, in una unica, forte, penetrante sensazione di pace e armonia: uno di quei momenti in cui ti senti felice di vivere e comprendi, nell'attimo fuggevole della giornata, quanto colorato e sgargiante sia il tuo mondo intorno a te, sì proprio a te.
"Cosa canti?" "No, nulla, è che mi è venuta in testa questa canzone... sai, i Coldplay...Violet Hill". "Ah sì, bella, piace anche a me. Dài, che assaporo il gusto caldo della cioccolata...". Incominciò a correre, spingendomi per scherzo di lato e, a pochi metri da me, voltandosi con la testa e un sorriso che non potrò mai scordare. I suoi denti bianchi incastonati in un viso che esprimeva gioia per l'attesa di un premio desiderato e insperato, e quella luce negli occhi che mi donava allegria e felicità. Così, in un gesto tanto semplice, riuscii a comprendere tutte quelle cose che mi capitavano in quei giorni. Io vivo per questo! io voglio vivere per questo! io voglio vivere per questi momenti, voglio respirare e nutrirmi per questi attimi! Attimi di eternità, una bolla di sapone che si crea e si distrugge in un istante, ma che ti fa vedere in quella piccola frazione di vita un arcobaleno che resterà impresso nella tua mente.
Di Valeria (del 17/11/2008 @ 23:54:10, in Nel vento, linkato 52 volte)
A volte capita di ritornare in un luogo a distanza di tempo. Ritrovarlo magari identico a come lo avevamo lasciato, ma svuotato della realtà che lo animava- quella che è rimasta solo nei nostri ricordi, come in un sogno. Sembra di aver chiuso gli occhi per un attimo- in realtà è passato tanto tempo- ed ecco, riaprendoli, tutto è cambiato.
“La vita è sogno”- scriveva Calderon de
La Barca. Ho nel cuore queste parole da diversi giorni; da quando le ho sentite pronunciare, in una forma molto simile, in un film dedicato alla figura di Albert Einstein, diretto da Liliana Cavani- trasmesso in tv alla fine del mese scorso. Non conoscevo la vita del grande scienziato – non ho potuto giudicare quindi la fedeltà con cui la sceneggiatura ne ha ricostruito le vicende- ma mi ha colpito molto la chiave con cui si è scelto di leggerla. Quella di un sogno. Il sogno che fin da giovane lo ha portato a cercare di conoscere un po’ di più il mistero dell’universo, attraverso la fisica. Quel sogno che ha condiviso con la moglie, la matematica Mileva Maric- il cui aiuto è stato determinante nell’esito delle sue ricerche sulla teoria della relatività. C'è una scena del film che li ritrae seduti su una panchina in città, mentre guardano il cielo stellato- è la sera del loro matrimonio, indossano ancora gli abiti di nozze. Invitando Mileva a fissare lo sguardo sulle stelle lontane, Albert sembra prenderla per mano e accompagnarla, con le parole, lungo la via del suo sogno- esplorare l'universo a cavallo di un raggio di luce. Le stelle che vediamo brillare nel cielo sono per noi un'immagine lontana nello spazio e nel tempo: spesso, alcune di esse sono già spente quando la loro luce tocca i nostri occhi. Nelle sue ricerche, Einstein ha dimostrato proprio lo stretto legame che esiste nell'universo tra spazio e tempo, tanto da descrivere un'unica dimensione che li comprenda entrambi. Cavalcare la luce, muoversi alla sua velocità- secondo la teoria della relatività da lui elaborata (che io so riportare solo intuitivamente) - significherebbe fermare il tempo. "Saremmo immortali!"- esclama Albert rivolto alla moglie, pieno di entusiasmo- descrivendole il suo sogno. Nella realtà, però, il tempo continua per entrambi il suo corso e li allontana da quella panchina. Tante cose li allontaneranno anche l'uno dall'altra, durante la vita. Da ultima, la morte- che li coglierà a breve distanza- prima lei, in Europa, lui successivamente in America. Il film descrive gli ultimi eventi della vita dello scienziato, l'incontro col figlio in una stanza di ospedale; gli attimi di lucidità prima di spirare. Quando tutto sembra concluso, con la morte di lui- ecco arriva, inaspettatata, l'inquadratura finale. Albert e Mileva sono di nuovo seduti su una panchina, come la notte del loro matrimonio (in effetti, sono in abiti di nozze). E' la panchina dove avevano contemplato il loro sogno. Ma non è più notte- il luogo è illuminato, come in pieno giorno - sembra un parco in primavera. Si guardano negli occhi. E' allora che Einstein- come riprendendo un dialogo temporaneamente interrotto,- si rivolge alla moglie con questa frase (pronunciata, in realtà- mi pare- in punto di morte): " La vita era il sogno. Ora siamo svegli..." . Una risposta che suona come una domanda, aperta sul mistero.
Di Marco (del 14/11/2008 @ 13:44:44, in Sport, linkato 17 volte)
Come per la partita precedente, anche per questa mi rifaccio a un amarcord molto ravvicinato nel tempo, ovvero all'incontro di ritorno del passato campionato. Come allora, il Toro non navigava in ottime acque, sempre al limite della zona retrocessione. Tra le squadre in difficoltà, c'era anche il Catania, che aveva sulla sua panchina il predecessore dell'attuale allenatore catanese, Zenga: Baldini. La partita si configurava come il solito: tanta, tanta sofferenza, e tante tante speranze. Si iniziava malissimo: calcio d'angolo, e gol: subito sotto di una rete. Per fortuna però, riuscimmo a pareggiare dopo pochi minuti, grazie a un bell'inserimento di Diana. Nel primo tempo, una costante prevalenza granata che faceva presagire bene e male: bene, perché era possibile centrare il risultato pieno, male, perché in queste condizioni siamo bravissimi a non ottenere nulla. Così, dopo un bel po' di occasioni sprecate, si va al riposo sul risultato di parità. Mister Novellino, volendo dare maggiore incisività all'attacco, decide di puntare su Di Michele che, appena entrato, viene imbeccato da Rosina al limite del fuorigioco e mette in rete da una posizione quasi impossibile. 1-2, e la sensazione di aver imbroccato la strada giusta e, soprattutto, di mettere quasi al sicuro la salvezza. Da quel momento, sofferenza: attacchi del Catania, nostri contropiede malamente sprecati, fino all'epilogo: Mascara solo davanti a Fontana che gli si immola davanti per salvare il risultato. E così fu.
Quest'anno la situazione è diversa: il Catania in casa è un rullo compressore (5 vittorie su 6, fattore campo evidentemente determinante), Zenga ha dato una fisionomia precisa alla squadra, cosa che il Toro pian piano sta facendo emergere. Da un lato, la tranquillità di classifica del Catania; dall'altro, la sensazione che il Toro possa e debba fare di più in questo campionato. Come finirà?
Di Valeria (del 14/11/2008 @ 12:42:41, in Nel vento, linkato 18 volte)
Ecco come si presenta il Monte Rosa in uno di questi pomeriggi di novembre, dalle colline del Monferrato. Quando la catena delle Alpi è già tutta in ombra - grigia e azzurrina - la sua cima innevata spicca, unica, splendente del colore da cui prende il nome.