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 Marsa Alam - alba... di Marco
 
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Di Marco (del 26/12/2009 @ 11:50:09, in Cinema, linkato 87 volte)


Trailer del film "Sherlock Holmes"

Il protagonista dei romanzi di sir Arthur Conan Doyle mi ha accompagnato per tutta la mia infanzia, grazie a mio padre che mi ha voluto trasmettere la sua passione.
I film passati hanno sempre visto Holmes come un investigatore riflessivo, sofisticato, talmente "elevato" nella sua intelligenza da sembrare quasi un marziano.
Guy Ritchie, ovvero il regista di questo film, ha invece rivisto la figura di Sherlock Holmes, più "terreno", abituato allo scontro fisico, alla lotta, ai corpo a corpo, tant'è che non disdegna qualche capatina sui ring clandestini per scommettere su di sé e sulla sua capacità di interpretare in un istante tutto ciò che lo circonda (avversario compreso).
Il film si svolge in una fantastica Londra di metà '800, all'epoca della costruzione della Tower Bridge (complimenti e chapeau al direttore della fotografia), protagonista di una delle ultime scene. Sherlock se la dovrà vedere con i massoni, e in particolare con il temibile Lord Blackwood, in un crescendo di colpi di scena e di eventi che trascina e cattura il pubblico in sala. Il film è veloce, snello, interessante, con un'ottima musica. Un film ben riuscito insomma, grazie anche allo spessore dei protagonisti (Robert Downey jr. e Jude Law nei panni del fido Watson).
Sherlock Holmes qui è credibile, nonostante la rottura con il cliché perpretato nei decenni passati. E questo è già di per sé interessante.
Ma quello che mi sento di premiare è l'insieme: un film ben congeniato, piacevole e con spunti interessanti. E pazienza se uno come Holmes non sia mai esistito, per quanto è bravo e "presente" in tutti i momenti che vive e racconta.
Un bravo senza riserve, allora, al regista Guy Ritchie, che finalmente conosco non per l'ex marito di Madonna, ma per un valente regista.

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Di Valeria (del 25/12/2009 @ 19:45:59, in Nel vento, linkato 133 volte)
Immaginare Dio significa necessariamente correre il rischio di creare un idolo a proprio uso e consumo.
Ma se invece fosse possibile vederlo coi propri occhi? Se l'infinito si rendesse finito per poter essere conosciuto da noi uomini? Un tu reale e fisico, addirittura un bambino.

E' il mistero del Natale. Quello che è al centro di una bellissima riflessione del filosofo Jean Paul Sartre: non si tratta di una serie di ragionamenti, ma di una contemplazione interiore espressa in parole, quasi la materializzazione di un quadro.
Uno sguardo che si sofferma su un altro sguardo: quello di Colei che più da vicino ha conosciuto questo mistero, in modo interiore e fisico: la Madonna, la madre di Gesù.


"Kissing the face of God" by Morgan Weistling
 
" La Vergine è pallida e guarda il bambino. Quel che bisognerebbe dipingere sul suo volto è uno stupore ansioso che non è comparso che una volta su un viso umano. Perchïè Cristo è suo figlio, la carne della sua carne e il frutto delle sue viscere. Ella lo ha portato nove mesi e gli darà  il suo seno, e il suo latte diventerà  il sangue di Dio. E in certi momenti la tentazione è così forte che dimentica che è Dio. Lo stringe nelle sue braccia e gli dice: "Piccolo mioï".

Ma in altri momenti resta interdetta e pensa: " Dio è qui ", ed è presa da un timore religioso per questo Dio muto, per questo bambino terrificante. Perchè tutte le madri si arrestano a momenti davanti a questo frammento ribelle della loro carne che è il loro figlio, e si sentono in esilio davanti a questa vita nuova che è stata fatta con la loro vita e che è abitata da pensieri estranei. Ma nessun figlio è stato più crudelmente strappato a sua madre, perchè egli è Dio e supera da ogni lato ciò che ella può immaginare.
Ma io penso che vi sono anche degli altri momenti rapidi e fuggevoli in cui lei sente al tempo stesso che Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che è Dio. Lo guarda e pensa: "Questo Dio è il mio bambino, Questa carne divina è la mia carne. Egli è fatto di me, ha i miei occhi, e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Mi assomiglia. E' Dio e mi assomiglia".
Nessuna donna ha avuto in tal modo il suo Dio per sè sola, un Dio piccolino che si può prendere tra le braccia e coprire di baci, un Dio tutto caldo che sorride e che respira, un Dio che si può toccare e che ride. Ed è in uno di questi momenti che io dipingerei Maria, se fossi un pittore. "

(Jean paul Sartre, "Bariona o il figlio del tuono")

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Di Valeria (del 22/12/2009 @ 12:45:46, in Nel vento, linkato 21 volte)

(fonte: flickr)



Dall' immagine tesa

Dall' immagine tesa
vigilo l'istante
con imminenza di attesa
e non aspetto nessuno:
nell'ombra accesa
spio il capanello
che impercettibile spande
un polline di suono
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire;
verrà se resisto, a sbocciare non visto,
verrà d'improvviso,
quando meno l'avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio.

(Clemente Rebora)



Quando si è bambini la vita è costellata di attese che sprizzano felicità: un regalo, la prospettiva di un gioco da fare o una semplice fiaba da ascoltare…Il cuore sa stupirsi, vive la propria vulnerabilità come un trampolino verso la speranza e non come un peso.
Attendere è soprattutto gioia, anche se può significare soffrire per essere capaci di accoglierla come un dono grande.
“Attendere: ovvero sperimentare il gusto di vivere”. Cosi scriveva don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, morto nel 1993. E spiegava: “La vera tristezza non è quando, a sera, non sei atteso da nessuno al tuo rientro in casa, ma quando tu non attendi più nulla dalla vita. La vita allora scorre piatta verso un epilogo che non arriva mai, come un nastro magnetico che ha finito troppo presto una canzone, e si srotola interminabile, senza dire più nulla, verso il suo ultimo stacco."
Certo nella vita sono molte le attese che non trovano compimento. E di fronte alle delusioni si può smettere di sperare e di credere che il futuro possa riservare ancora qualcosa di bello; quante volte accade questo.
Nonostante tutto, però, anche nel buio, il cuore può conservare la capacità di sognare, di sperare, di attendere.

E' ciò che descrive la poesia. Il buio di una stanza, illuminato dalla luce di una lampada: un ‘”ombra accesa” (ma può un'ombra essere accesa? Forse solo quando è una luce interiore a illuminarla...). Il poeta è solo, lo immagino mentre scopre la sagoma della propria ombra proiettata sul muro. Ecco quell’"immagine tesa”: la sua persona che è come in allerta. Non c’è nulla da aspettare, egli lo sa bene; nessun arrivo in programma. E infatti lo ribadisce più volte: “Non aspetto nessuno”.
Eppure qualcosa dentro di lui non può impedirgli di vegliare: "vigilo l’istante". Un atto di resistenza, come quella appunto di chi veglia nella notte in attesa dell’alba, e deve combattere contro il sonno che potrebbe sottrargli lo spettacolo imminente. Resistenza, sì: attendere non è passività. E’ come un’esigenza del cuore, un bisogno che si fa strada insopprimibile nonostante le considerazioni realistiche che invitano a smettere di aspettare.
Non si sa chi deve arrivare. Ciò che è certo, però, secondo la poesia, è che porterà un’immensa felicità, la consolazione a ogni sofferenza: "verra quasi perdono/di quanto fa morire/ verrà a farmi certo del suo e mio tesoro"/ve,rrà come ristoro/ delle mie e sue pene".
E' quasi un’attesa al di là di ogni altra attesa. Preludio di un incontro importante, eppure così silenzioso, come un germoglio che sboccia non visto, nella terra arida. Un ospite grande e insieme così piccolo da passare inosservato, colui che deve arrivare. Piccolo come un bambino.

Proprio a un bambino mi fa pensare questa poesia, oggi, a pochi giorni dal Natale. Un bambino speciale che porta con sé la speranza e la vita; la risposta al bisogno di senso che c’è nell’uomo e l’acqua viva che disseta la sua sete d’amore. Dio stesso: un Dio che si fa vicino soprattutto nel buio; il buio della sofferenza, della solitudine, della morte. Il regalo dal quale ogni altro regalo trae significato.
Un bambino che viene per nascere nei cuori di tutti coloro che rimangono in attesa di Lui, anche di quelli che non aspettano più nessuno. ”Verrà, forse già viene, il suo bisbiglio".

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Di Marco (del 20/12/2009 @ 10:43:19, in Cinema, linkato 29 volte)

In questi giorni di particolare freddo, mi è capitato di prendere la macchina qualche volta di più del consueto, tanto per sfuggire a queste temperature polari.
Ad accompagnarmi, ovviamente, l'immancabile radio, che oltre agli inesauribili spot pubblicitari (come starne senza...) e agli stacchi musicali, forniva informazioni di carattere generale e qualche consiglio per andare al cinema.
Ora non so chi fosse al microfono in quel momento, però lo speaker presentava il film di Pieraccioni dicendo che il buon Leonardo, dopo un inizio scopiettante della sua carriera, aveva avuto un periodo di flessione, con film non all'altezza dei precedenti, per poi riprendersi progressivamente.
Lo speaker, infine, concludeva affermando che Io e Marilyn costituiva un "ritorno" alla comicità "garbata" e allegra del Pieraccioni che tutti noi conosciamo, con molte risate e un bel mix per 1h40' di film che scorre via sotto un canovaccio tutto sommato piuttosto semplice.

Così, trovando la coda infinita e i posti peggiori per il film di Checco Zalone (che andrò a vedere nel rituale natalizio), ho ripiegato senza problemi sul film di Pieraccioni, ed eccomi qui a commentarlo.
Beh, che dire: confermo quanto ha detto lo speaker alla radio: storia molto semplice, ma un buon mix di attori (su cui spiccano Laurenti, Ceccherini, Rocco Papaleo, e piccoli cameo di Guccini, per gli appassionati del cantore emiliano). La Marilyn è veramente somigliante a quella originale (in particolare di profilo, a mio avviso), ma a me mette un po' di inquietudine. non posso non pensare a una sua vita che è scandita da eventi che celebrano quella di un'altra persona defunta 50 anni fa: assenza di personalità? finzione cinematografica applicata 24/24, 7/7 senza alcuna pausa?
Anche perché una identificazione perfetta prevede uno studio approfondito e una dedizione totale (cosa che, nel film, sembra aver raggiunto ottimi risultati). Ma vale la pena annientare la propria identità a favore di un'altra? Probabilmente per lei sì (e mi auguro per lei che le soddisfazioni professionali, ed economiche, siano adeguate allo sforzo sostenuto), ma non posso pensare con un velo di tristezza alla sua non-esistenza.

Beh, chiudo qui. In definitiva, è un film decisamente gradevole che si fa apprezzare per la sua comicità non sguaiata.

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Di Marco (del 13/12/2009 @ 21:50:47, in Fotografia, linkato 59 volte)

Steve McCurry
Shabrat Gula - Steve McCurry

Incredibile. Entusiasmante. Eccezionale.
E' la mostra di Steve McCurry, che si tiene presso il museo della Regione, a Milano (vicino piazza Duomo).
Steve McCurry lo conoscevo dai suoi scatti, senza sapere che fosse lui l'autore di quelle meraviglie. Poi, grazie a Luca, ho saputo della sua mostra e ovviamente non potevo non andare.

Francamente è difficile commentare una mostra fotografica con così tanti scatti eccezionali. Sceglierne uno in particolare è impossibile, tanta è la qualità in ogni foto esposta. Steve è un vero maestro nella gestione del colore e della luce, e quasi inevitabilmente ti chiedi come diavolo riesca a ottenere certi effetti. Alcuni risultati sono inarrivabili, persino lavorando mesi con photoshop. Eppure lui ci presenta la realtà, a volte cruda, impietosa, dolorosa, con una capacità che ti lascia veramente senza parole.
La mostra si snoda attraverso un percorso ben definito: l'altro (ritratti), silenzio, guerra, gioia, infanzia, bellezza. In ciascuno dei temi McCurry riesce a donare la sua visione attraverso immagini dalla forza prorompente, dando una profondità allo scatto che raramente si riesce a vedere in altri scatti.

Chiudo qui il mio intervento, invitandovi calorosamente a vedere dal vivo la mostra (termina il 31 gennaio). Non ve ne pentirete. Un piccolo assaggio, che non può però dare la profondità di quanto si può apprezzare dal vivo, lo potete sperimentare sul sito della mostra, che ha una sola piccola grande pecca: l'impossibilità di acquistare il book della mostra stessa (sarebbe un imperdibile acquisto natalizio).

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