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 I wanna stop the world... di Marco
 
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Non serve guardare nel buio ma sapere che dopo verrà il giorno

Marco
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Valeria (del 29/11/2009 @ 16:14:21, in Nel vento, linkato 73 volte)

La quantità di ricette per fare la cioccolata calda presente in Internet è davvero immensa. Ogni confezione di cacao in polvere, poi, ne riporta una. So bene quindi che non è difficile procurarsene una valida.
Quella che vorrei proporre, però, la considero speciale. La cioccolata che si ottiene è squisita, e poi mi riporta a una certa dimensione di "sogno" che ho provato quando l'ho letta la prima volta. E' stato tanti anni fa, può darsi una quindicina; un'immagine invitante campeggiava sulla pagina di una rivista settimanale, nell'ambito di un lungo articolo curato da un maitre chocolatier (!), dedicato alla lavorazione del cacao.
Una "cioccolata rustica", quella che compariva nell'articolo, che col tempo è diventata per me la "cioccolata del quadernino" perchè custodita nel corso degli anni sul mio "quadernino di cucina", dopo che ne avevo ritagliato e incollato la ricetta dal giornale. E' tra quelle pagine a quadretti, infatti, che continuo ad andare a cercarla, al bisogno; in mezzo al mio deposito di "sapere culinario" -piuttosto povero in verità- fatto di qualche ricetta imparata da mia mamma, qualche altra suggerita dalle amiche o ritagliata e ascoltata qua e là, e soprattutto quelle seguite "dal vivo" a casa delle mie nonne, con tanto di bozzetti esplicativi, residui di "pasta" attaccati alle pagine (il quadernino interveniva "in campo") e ricordi nascosti tra le righe.

La ricetta è molto semplice, precisa nelle dosi. E poi infallibile nel risultato, imparagonabile alle cioccolate pronte.
A me dà proprio l'idea di un piccolo sogno ristoratore da materializzare in una di queste serate che preannunciano l'inverno, quando il freddo comincia a farsi sentire e, magari, ci si scopre un po' a corto di energie!...; - )


CIOCCOLATA RUSTICA

Ingredienti per 4 persone:
1/2 l di latte;
1 dl di panna;
50 g di cacao;
50 g di zucchero;
un cucchiaino di fecola.


1. In una casseruola mescolare il cacao, lo zucchero e la fecola e aggiungere poco alla volta il latte e la panna, mescolando con un cucchiaio di legno.

2. Porre sul fuoco, portare a ebollizione mescolando continuamente e far cuocere per qualche minuto a fuoco moderato. Servire subito la cioccolata calda.

N.B. Io non ho mai messo la panna; ed è sempre venuta ottima, comunque. Quanto alla densità, essa dipende soprattutto dalla "pazienza" nel mestare e rimestare. Importantissimo, poi, come suggerisce la ricetta, amalgamare bene gli ingredienti a freddo- consiglio di farlo prima in una piccola quantità di latte, creando una "cremina"- perchè non si formino grumi.

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Di Valeria (del 26/11/2009 @ 15:08:17, in Nel vento, linkato 8 volte)

C'è un' immagine che ogni tanto ritorna nella mia mente. Mi riporta all'ultimo anno delle superiori, quando nella mia classe fu organizzato un incontro con alcuni ex deportati nei campi di concentramento nazisti.
Vennero in quattro: tre uomini e una donna, tutti molto anziani. Ciascuno a raccontare la propria esperienza nel lager e anche qualcosa della vita successiva, una volta liberati.
Uno di loro in particolare è rimasto impresso nella mia memoria. Lo ricordo bene, si definiva un "cercatore d'oro": lo diceva in riferimento al suo atteggiamento verso la vita, temprato dall'esperienza di terribile prigionia. Raccontava che alla sera di ogni sua giornata passava al vaglio tutto ciò che gli era accaduto, alla ricerca dei doni che la vita gli aveva riservato: spesso piccolissimi, ma preziosi come pepite d'oro nascoste nelle acque di un fiume.

Per alcuni anni ho tenuto un diario, proprio nel tentativo di trattenere i momenti che lasciavano un segno dentro di me. Scrivere a volte può essere utile per dare un significato a ciò che viviamo. Per ritornare con la mente all'esperienza, cercando di interpretare ciò che a volte accade troppo velocemente per essere capito del tutto.
Ciò che credo sia importante, comunque, è cercare di allenare la mente allo sguardo del "cercatore d'oro". Ripercorrere col pensiero, ma non solo- col cuore- il flusso della vita che scorre con noi; riflettere su ciò che viviamo, fermarsi a contemplarlo: per custodire il regalo di un'emozione o forse di un suggerimento, un'ispirazione che eventi anche banali sanno darci.
A volte sono frammenti di vita quasi insignificanti a nascondere per me pepite preziose: un volto sul pullman, un incontro imprevisto, casuale, ma capace di risvegliare in me nuove forze. Una frase letta, o ricevuta ascoltando qualcuno; un gesto che mi ha edificato; la scena di un film, una notizia al telegiornale. Spesso poi è nelle situazioni più difficili e faticose, apparentemente sterili, che mi capita di ricevere- anche attraverso la sofferenza- la comprensione di un evento, un presentimento capace di aprirmi il cuore, una sferzata alla mia indolenza.

Sono come semi che cadono nella mia vita. Se non dò loro la possibilità di germogliare, trattenendoli dentro di me, rischio di farli morire senza esserne arricchita.
A volte gli eventi lasciano in noi risonanze indistinte, emozioni: soffermarsi ad ascoltare le parole che racchiudono nel loro silenzio, provare a interpretarle e trascriverle nel cuore, significa spesso scoprire un regalo nascosto, come una pepita d'oro confusa tra le acque. Un'indicazione per il futuro; un sogno da coltivare, una svolta da intraprendere; uno sguardo più lucido sulla realtà, su noi stessi e sugli altri. Uno sguardo anche più grato sulla vita.
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Di Marco (del 20/11/2009 @ 16:00:10, in Cinema, linkato 12 volte)

Una scena tratta dal film "Bastardi senza gloria"
Una scena tratta dal film "Bastardi senza gloria" di Quentin Tarantino

Addirittura due recensioni, una dietro l'altra! Sembra quasi incredibile... In effetti, per l'ultimo periodo che sto vivendo, è quasi una sorpresa pure per me...
C'è da dire che se Up poteva essere quasi una "scommessa", il film di Tarantino era decisamente più atteso e con credenziali superiori, tale da giustificare qualche sacrificio di tempo per varcare le porte del cinema.. e così è stato.

Beh, credo che parlare del film in termini generali sia quasi superfluo, visto che praticamente chiunque conosce vita morte e miracoli dell'ultima opera tarantiniana.
A me piace sottolineare il fatto che il film, che tra l'altro dura parecchio ed è diviso in capitoli (cosa che ricorda da vicino i cult Pulp Fiction e Kill Bill (senza, però, stravolgere il cursus temporum), riesce a trasmettere emozioni "importanti" in alcuni frangenti, conferendo una vera e propria tridimensionalità ai personaggi.
Tra le scene "memorabili", cito volentieri:
- il dialogo tra il gerarca nazista e il fattore francese, all'inizio del film (il fattore è spettacolare nel raccogliere il senso di disperata impotenza);
- la lucidità del gerarca nazista, nella sua meticolosa opera che si dipana per tutto il film;
- il senso di compassato terrore dell'ebrea Shoshanna al tavolo con i gerarchi nazisti.

Sono piccoli frammenti, che non vogliono essere prevalenti sulla trama del film (con un finale che francamente non mi aspettavo), ma che testimoniano la capacità di Tarantino di dare rilevanza anche ai particolari, che nella mente (e nella memoria) dello spettatore si trasformano in tante piccole luci che rendono pian piano evidente la sua innegabile capacità. Un film da vedere

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Up
Di Marco (del 19/11/2009 @ 14:51:08, in Cinema, linkato 10 volte)

Up
Up

Era da un po' di tempo che non varcavo le magiche porte di un cinema. Preso da un po' troppi impegni, e troppo stanco per uscire dopo una faticosa giornata lavorativa, preferivo dormicchiare davanti alla tv, in compagnia di qualche piacevole serie televisiva.
Ma il richiamo per la sala era forte e non era facile resistere alla tentazione. Cosa scegliere, allora? In palinsesto ci sono dei buoni film, o visioni che promettono bene. Mi sono lasciato convincere nel vedere "Up" dai buoni feedback che ho ricevuto dai miei amici: mi sono fidato e così via, al cinema a godermi la versione in 3D.

Premesso che il 3D non mi fa impazzire (dopo un po' mi dà quasi fastidio), mi concentro sul film. Che è sorprendemente molto bello. E' di fatto diviso in due parti: il prologo, che racconta una romantica, tenera, struggente storia d'amore; e l'avventura, che è poi il corpo centrale di tutto il film.
Avrei la tentazione di dilungarmi in particolari, ma così facendo vi rovinerei di sicuro la sorpresa. Up è un film da andare a vedere, con o senza 3D: non ti aspetti una pellicola del genere in un cartone animato, e forse proprio questa sorpresa contribuisce ad avere una ottima sensazione quando esci dalla sala, commosso e pensieroso.
Sì, perché questo è un cartone decisamente per adulti: in 90 minuti sono condensati tanti, tanti aspetti del genere umano che fanno la nostra vita unica e irripetibile: i nostri sogni, il nostro amore, i nostri obiettivi, il nostro lato emotivo, le nostre paure, i nostri miti, i nostri modelli...

Up riesce a esprimere con semplicità questi aspetti, trasferendo su di noi le ansie e i timori dei protagonisti.

Vi consiglio di andare a vederlo

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Di Marco (del 13/11/2009 @ 17:20:38, in Fotografia, linkato 15 volte)

Tramonto a Bosa Marina
Tramonto a Bosa Marina

Sembra una petroliera. In realtà è Isola Rossa, o meglio lo era, dato che ora è collegata alla terraferma (se della Sardegna si può parlare di terraferma... ; - ) ).
Uno dei tanti tramonti che si può apprezzare in quel di Bosa, sulla costa ovest della Sardegna. Una piccola perla incastonata tra Alghero e Oristano.

Io credo che ci siano dei luoghi che conferiscono pace e tranquillità anche quando non ti ci trovi; basta ricordarli nella tua mente, è sufficiente riportarli in qualche modo dentro di te e... magia, equilibri i tuoi sentimenti, il tuo caos interiore.
Sono dei livellatori di entropia, delle magiche scatole invisibili nelle quali si può fare ordine. Il tuo... ferro da stiro virtuale.

Questa foto utilizza, nella parte bassa, la quinta naturale degli scogli, mette in centro la "petroliera", e l'immagine nel complesso è bilanciata dalle nuvole che fuggono sulla parte in alto a destra. Credo un buon sfondo da desktop (che, vi ricordo, potete gratuitamente scaricare cliccando sulla foto qui sopra nel formato 1200x800).
Promesse da marinaio, ma cercherò di pubblicare nuovamente altre immagini che devo estrarre dal mio archivio fotografico...

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Di Valeria (del 10/11/2009 @ 23:05:32, in Nel vento, linkato 13 volte)

Quanto può essere diversa, a volte, la percezione del nostro tempo interiore rispetto al tempo del mondo esterno. Può capitare che esso rallenti, o addirittura si fermi rispetto allo scorrere dei giorni.
E' questo ciò che accade alla ragazza descritta in una canzone di Pacifico. Il brano si intitola "Sembri una foglia".
Una foglia al vento: è l'immagine che con un tema melodico ricorrente serve al cantante per descrivere la protagonista della sua canzone. Una foglia, una vela leggera, una barca in mezzo alla tempesta: una vita che sembra in balia di forze esterne.
"Sembri"- è tutto ciò che la maggior parte delle volte possiamo dire gli uni degli altri; il nostro sguardo non è capace di scrutare l'interiorità di un'altra persona. A volte, è difficile perfino vedere con chiarezza dentro se stessi, decifrarsi, guardare con sincerità il proprio volto.
Questa canzone è il racconto di uno sguardo che, almeno nell'immaginazione del cantante, compie un viaggio straordinario.
Dapprima si fa vicino a quella ragazza, descritta tutta sola in una stanza; attento ai suoi movimenti, ai suoi tratti dimessi, all'ambiente spoglio che la circonda. Poi, sul limitare dei suoi occhi rigati di lacrime, diventa improvvisamente- inspiegabilmente- tutt'uno con lo sguardo di lei: comincia a vedere il mondo attraverso di lei, il mondo fuori e quello dentro, fino a ripercorre il suo passato. E ne riemerge con una nuova immagine, descritta nell'ultimo verso, diversa da quella di una foglia fragile a cui l'aveva accostata all'inizio: è carica di vitalità- la stessa che caratterizza il mondo esterno, chiuso oltre il confine della stanza, ma aperto allo sguardo di lui. Un'immagine che illumina di speranza questa breve storia in musica.

Ogni forza positiva in noi si alimenta di sguardi che sanno svelarla e custodirla. Ma quali occhi sanno vederci davvero come siamo e ci restituiscono, comunque, con generosità, un'immagine bella, migliore, fonte sempre di nuova forza e vita?
Mi viene in mente la strofa di un'altra canzone, che parla di occhi capaci di questo: occhi che sanno illuminarci anche se ci troviamo immersi in una notte oscura. Occhi belli e misteriosi che sanno donarci gioia, come lo spettacolo del cielo quando si riversa in pienezza su di noi.
E' dolce sentire in quegli attimi gli occhi stessi della vita che ci guardano così.
"Se il sole che mi illumina un giorno si spegnesse/e una notte buia vincesse sulla mia vita,i tuoi occhi di cielo mi illuminerebbero,i tuoi occhi sinceri, che sono per me cammino e guida./
Occhi di cielo, occhi di cielo, non abbandonarmi in pieno volo..." ( Ojos de cielo)

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Di Marco (del 04/11/2009 @ 17:05:06, in Fotografia, linkato 49 volte)

Bosa - spiaggia di cane malu
Bosa - spiaggia di cane malu

Giornate uggiose, piovose, prologo di un inverno freddo e grigio, qui al nord.
E così, tanto per ricordare il sole e il mare di una bella estate ormai lontana, torno a pubblicare sul sito con le foto di agosto.
Quella che potete vedere qui sopra è stata scattata in Sardegna, vicino a Bosa: è la spiaggia di "cane malu". Non fatevi confondere da quanto vedete in primo piano: non è sabbia, ma roccia levigata dalla salsedine e dalle frequenti mareggiate. Io ho distrutto le infradito, e i miei piedi mi ringraziano ancora per tutti gli spuntoni che hanno dovuto sopportare...
A fronte, però, di questo piccolo sacrificio, c'è da dire che l'acqua è davvero favolosa: le piccole calette naturali che il mare, nel suo secolare processo di erosione, ha creato, sono delle vere e proprie oasi in cui l'acqua diventa verde smeraldo... un'attrazione veramente irresistibile.

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