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 Torino - Porte Palatine... di Marco
 
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Non serve guardare nel buio ma sapere che dopo verrà il giorno

Marco
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Valeria (del 29/09/2009 @ 00:04:21, in Nel vento, linkato 47 volte)

A volte sembra che il tempo si raccolga in alcuni luoghi; quasi che presente, passato e futuro possano incontrarsi in punti precisi dello spazio.
Così è per me la vigna al momento della vendemmia. Lungo i filari, sotto un cielo che annuncia l'autunno, davanti ai grappoli maturi, le immagini dei ricordi si sovrappongono a quella del momento attuale.
La terra bianca di tufo che scricchiola sotto le scarpe è la stessa che si alzava polverosa durante le mie corse di bambina, in compagnia di mio fratello e dei miei cugini. I noccioli in fondo alla scarpata sono sempre lì; quelli tra cui costruimmo la nostra casa segreta delimitata da pareti di canne e che ancora oggi riesco a riconoscere, con un po' di immaginazione. I colori delle viti, i forbicioni tra le mani, il silenzio rotto soltanto dal canto degli uccelli e dai rintocchi delle campane in lontananza: tutto questo appartiene al presente, ma nello stesso tempo emerge dal passato, come un ricordo che torna a vivere. E i volti di ieri, le loro voci, si sovrappongono a quelli di oggi.

Tra le foglie di vite mi sembra di ritrovare non solo gli avvenimenti che si sono susseguiti negli anni, ma anche i pensieri e gli stati d’animo che li hanno accompagnati. E se questo è vero per il passato lontano, lo è ancora di più, in modo speciale, per l’anno appena trascorso, quello che mi separa dall’ultima vendemmia.
I grappoli maturi che oggi tengo tra le mani sono il frutto di una storia lunga tutti questi mesi che ha il suo inizio, e insieme la sua fine, all'alba dell'autunno.

Quest'anno la vendemmia è avvenuta un po’ in anticipo, a causa della siccità. L’uva raccolta è stata scarsa; in parte per l'assenza di pioggia, ma anche per un altro motivo, più grave.
La “flavescenza dorata”, una pericolosa malattia che colpisce la vite, si è estesa tra i filari destinando alla morte molti vitigni; il segno dell'avvenuto contagio è il colore rosso vivo delle foglie, visibile anche nel filmato. E' una nota di grande amarezza in un territorio, questo- piccolo fazzoletto del basso Monferrato - che negli ultimi anni ho visto cambiare fisionomia a causa dell’avvicendarsi delle generazioni e dell’abbandono del lavoro agricolo, con intere zone coltivate a vite oggi riconquistate dal bosco.

Ad ogni modo, sotto il cielo di metà settembre il trattore appartenuto ai miei nonni ha attraversato ancora una volta queste colline, dominate dal castello di Camino; lungo il tragitto dalla vigna verso casa, sulla strada affacciata alla pianura vercellese bionda di riso maturo.
La cantina si è riempita dell’odore del mosto, così l'aria del cortile- un mosto dolcissimo, di ventidue gradi zuccherini. E un vino speciale si preannuncia per l’autunno.
Credo sia proprio la forza della sua fragranza (quella che purtroppo non posso far sentire attraverso il filmato!), unita a insistenti parole di convincimento da parte mia, che ha strappato a mio padre, nonostante lo scoraggiamento, la fugace esclamazione che sì, bisognerà piantare nuovi vitigni in futuro, estirpare pazientemente i vecchi e ricominciare. L’unico modo per non perdere quel lembo di terra coi suoi filari a cui siamo tanto
affezionati.

Dalla fine, un nuovo inizio. La vigna, con la sua lezione silenziosa, non smette di insegnarlo.

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Di Marco (del 26/09/2009 @ 08:33:42, in Filosofia, linkato 61 volte)

Orme
Orme

Continuo il flusso di pubblicazione delle foto di quest'estate. Oggi vi presento "Orme". Somiglia un po' a quella pubblicata in precedenza, ma qui il tentativo era di dare una prospettiva più ampia e lunga (con due impronte che si perdono lungo il cammino).
Ci siamo ritrovati quasi inconsapevolmente nella nuova stagione, lasciandoci alle spalle il sole, le creme, l'abbronzatura, la spensieratezza dell'estate.
Estate che può essere rappresentata in tanti modi, ma che presenta anche un lato "malinconicamente dolce": le camminate sul bagnasciuga, con l'acqua che a ritmi continui passa sopra i tuoi piedi e la sabbia che ti massaggia la pianta, risucchiata dal riflusso.
Una spiaggia lunga, i bagnanti, i classici schiamazzi, il profumo del salmastro, e tu, con i tuoi pensieri, su ieri, su domani, su cosa farai, su com'eri e come diventerai.

Lasciamo un'impronta che in breve tempo si dissolve dolcemente. Camminiamo lungo la riva anelando una piccola porzione di eternità racchiusa in quei brevi istanti.

L'estate sta finendo
e un anno se ne va
sto diventando grande
lo sai che non mi va...

 

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Di Marco (del 24/09/2009 @ 13:11:53, in Fotografia, linkato 32 volte)

Ops..
Ops...

Altra foto sul kitesurf, questa volta volutamente storta. La posto perché mi è simpatica: il surfer intento a domare la vela, il pelo del mare increspato dalle onde, e quel senso di velocità dato dalla scia della tavola.
Il titolo alternativo era: "E' facile andare in discesa...", così la scia avrebbe preso anche il significato di frenatona per evitare l'inevitabile... e cos'è l'inevitabile? beh... finire fuori dalla foto!
Il povero surfer sta lentamente uscendo dal mondo, con vento e gravità che lo spingono inesorabilmente a una orribile fine... schiacciato al bordo inferiore della fotografia... colato a picco come il Titanic...
In sé la foto risente, al solito, del difetto di pastosità tipico dell'ora dello scatto (sempre il pomeriggio).
In questo caso, accettando il gioco del piano dell'orizzonte obliquo (ma qui è fortemente obliquo, per cui è lecito giocarci su), ha il vantaggio (rispetto all'altra) di essere meglio bilanciata: oltre a essere presente una "storia" (quella che ho descritto prima), ha una lettura facilitata (da sinistra a destra) e il protagonista è sulla sinistra, in progressione verso destra, e il cielo è compensato dalla vela bella aperta e gialla (contrasto quasi ideale).

...non so, più la guardo, e più mi fa sorridere... dà proprio l'impressione della forza di gravità... ; - )

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Di Marco (del 23/09/2009 @ 13:26:28, in Sport, linkato 56 volte)

Kite Surf
Kite Surf

All'inizio, fu la barca a vela. Per tutti i bimbi principianti, un vero e proprio amato/odiato must è l'optimist: una vera e propria vasca da bagno squadrata, tozza, ma galleggiante, con una vela triangolare piantata nel mezzo. Che è pure utilizzata per le gare internazionali.
Meglio, in seguito, il sailor300, una forma di gommoncino su cui si possono fare pericolose pennichelle (in fondo, si è sempre a rischio scuffia).
La prima prova vera, nonché lo strumento principe con cui mi sono confrontato per anni, è stato il laser.
So... what's next?
Un velista "vero" non lo dirà mai, ma quello che manca alla barca a vela è il contatto diretto con acqua e vento. Utilizzare il trapezio, per i non addetti un'imbragatura che ti consente di uscire letteralmente dalla barca una volta in andatura (cosa che ti fa sentire l'uomo ragno e contemporaneamente un pazzo scatenato), limita al minimo la sensazione di "stacco" tra gli elementi naturali e te.
Ma la vera libidine, quella che provi sentendoti totalmente coinvolto nel contesto in cui ti trovi, è il windsurf.
Andare con il windsurf è come avere l'acqua tra i piedi e il vento tra le mani: emozioni uniche che non si possono descrivere in modo compiuto, a meno di non provarle direttamente.
Le braccia si tendono non appena la raffica gonfia la vela, i muscoli reagiscono prontamente e le mani stringono il boma, mentre i piedi cercano la giusta collocazione e la schiena si inarca all'indietro per bilanciare il peso della vela... e via, con l'acqua che ti scivola tra i piedi sempre più velocemente, sempre di più, sempre di più...

Il windsurf è uno sport "solitario", ecco la vera differenza rispetto alla vela: in barca riesci a condividere un'emozione, e in certe condizioni l'affiatamento, la sintonia e il buon feeling rendono l'esperienza indimenticabile. Con il windsurf sei tu, con la Natura tua amica e antagonista.

Quest'estate, per la prima volta, mi sono potuto godere di una bella giornata di sole in cui 3 kite surfer si davano "battaglia" nello specchio di mare di fronte alla spiaggia: un vento teso e quasi sempre costante consentiva loro di provare evoluzioni e velocità adrenaliniche, mentre io avevo qualche difficoltà in più nel seguirli con la fotocamera.

Il kitesurf è ancora più estremo rispetto al windsurf: nel kite hai solo una tavola (tipo quella da snowboard) e una vela stile parapendio, oltre all'indispensabile trapezio (l'imbragatura) che ti consente di scaricare il peso della vela gonfia di vento su tutto il corpo. Purtroppo, non ho ancora provato l'emozione del kite, anche perché per poterlo fare bisogna seguire un bel corso di addestramento (su youtube ci sono diversi filmati che riprendono kitesurfer che sono atterrati su cose e persone sulla spiaggia e anche oltre, causando a sé e agli altri un po' di problemi). Ma mi auguro che, prima o poi, anch'io possa cimentarmi in questa attività.

E ora, parliamo un po' della foto. Scattare immagini sportive non è per niente facile: il primo problema che si affronta è la distanza. Dovunque ti trovi (anche a bordo campo), ti rendi conto che devi disporre di attrezzature più che adeguate, in primis uno zoom molto potente e luminoso. E ciò risulta drammaticamente vero quando il terreno di gioco è il mare!
In seconda battuta, le condizioni ambientali (la luce, il tempo) possono pesantemente influire sul risultato.
Infine, se hai brillantemente risolto i primi due punti, devi essere bravo (tempestivo è la parola migliore) nel cogliere il monento giusto.
Pubblico questa foto perché spero che dia il senso di "aria" che dà a me.
Ma, al contempo, mi rendo anche conto di alcuni difetti, tra cui:
- i colori, un po' troppo impastati (dovuti all'ora di scatto, tra le peggiori: 15.17!)
- il soggetto, troppo centrale (ma, a quella distanza e con quella velocità, è stata un'impresa non aver sfocato la ripresa e aver preso tutti i soggetti)

Avessi avuto uno zoom più potente, forse sarei riuscito in una foto memorabile.
Così, invece, mi devo accontentare di utilizzare la foto per raccontarvi una piccola emozione... ; - )

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Di Marco (del 22/09/2009 @ 08:50:18, in Canzone del giorno, linkato 10 volte)

Mark Knopfler - Get Lucky
Copertina dell'album "Get Lucky" uscito il 14 settembre

Dopo un'attesa di quasi due anni, ecco che la settimana scorsa è uscito il nuovo album di Mark Knopfler, Get Lucky.
Ovviamente, non potevo esimermi dall'acquistarlo "sulla fiducia", anche se, da buon fan, avevo già cercato in rete qualche anticipazione (trovata facilmente su youtube).
Mark, come ormai da parecchio tempo, ha abbandonato quel rock unico che rese famoso lui e, ovviamente, i Dire Straits, per concentrarsi su un mix piuttosto ricercato tra il rock e il folk, il western, il country.
Questo album è concentrato nel tentativo di unire melodie tipiche delle ballate scozzesi / irlandesi con la vena rock di MK, con i testi delle canzoni che sono incentrate proprio nella vita di quei luoghi.

Per i nostalgici dei Dire Straits, l'album risulterà un po' indigesto: i riff che resero indimenticabili pezzi come "Telegraph Road" o "Tunnel of Love" non ci sono, come non sono presenti ritornelli facili da cantare come in "Brothers in Arms".
Per quelli che invece, nonostante tutto, trovano comunque spunti interessanti anche nella sua "seconda vita", ascolteranno un album in qualche modo "intimista", con una vena neanche troppo nascosta di malinconia (basta ascoltare "Before Gas and TV"), amplificata anche dall'utilizzo di strumenti che ben si prestano a questo scopo.

Certo, i Dire Straits hanno rappresentato, in un modo o nell'altro, l'apice di un genere. Ascoltare Sultans of Swing mi dà, ancora oggi, le stesse sensazioni di quando l'ascoltai la prima volta (era il 1988, ben 10 anni dopo la sua uscita), a testimonianza che i capolavori davvero non hanno tempo.
E un raffronto con la produzione di Mark più recente sarebbe anche impietosa.

In definitiva, Get Lucky è un album che scivola via e rimanda a quelle giornate uggiose d'autunno, passate a casa con le luci accese, i vetri un po' appannati, una copertina sulle gambe e un buon libro in mano. Una dolce malinconia che, ogni tanto, non guasta mai.

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Di Marco (del 01/09/2009 @ 18:51:47, in Viaggi, linkato 54 volte)

Sestriere
Sestriere

Sembra incredibile. Eppure, è così. Nel bel mezzo del cammin di nostra vita... ...mi ritrovai a scoprire le montagne.
Ancora adesso, non ci credo.
Ho sempre pensato che le montagne fossero noiose, interessanti soltanto d'inverno, in particolare (o solo) per chi fosse in grado di sciare.
D'estate, soprattutto, esisteva solo e soltanto il mare.
Poi, da circa due anni a questa parte, ho letteralmente scoperto un mondo totalmente nuovo, o meglio che avevo (in)coscientemente ignorato: le montagne.
Così, ho iniziato ad apprezzare, in ordine sparso: l'aria pura e fresca, il caldo secco, i cieli limpidi, le notti piacevoli, le camminate, i boschi, i laghetti, l'acqua cristallina...

Fantastico. I borghi, i castelli, gli agriturismo, il formaggio d'alpeggio... C'è un universo meraviglioso racchiuso tra i monti, che aspetta solo di avere un'occasione per mostrarsi a noi.

Lo scorso weekend ho avuto il piacere di sperimentare un "circuito" estremamente interessante: partenza da Torino, direzione Pinerolo, poi su verso Perosa Argentina, stop al forte di Fenestrelle Forte di Fenestrelle - particolare
(7 ore di visita, volendo!!), relax a Sestriere, e poi giù, ritorno a Torino passando per Cesana, stop al forte di  Exilles (decisamente interessante),
Forte di Exilles - ingresso
un aperitivo in quel di Susa e infine a casa.

Torino è fortunata come posizione geografica: montagne a poco meno di un'ora, il mar ligure a un'ora o poco più. Oltre alle vallate del Roero, delle Langhe, del Monferrato...

Settembre è, poi, il mese ideale per scorrazzare in libertà, grazie anche alle molteplici iniziative tipiche di questo periodo: sagre, manifestazioni enogastronomiche... ce n'è per tutti i gusti.

Scrivo questa breve riflessione soltanto per condividere con voi un concetto lievemente più "filosofico": a volte sentiamo il bisogno di "evadere", di andare via, di cambiare scenari e/o di doverci spostare per "respirare", quasi sentissimo oppressione nei luoghi che abitualmente frequentiamo.
In parte, è vero: cadere in una pericolosa routine, confondendo quasi la realtà quotidiana come l'unica possibile, ci può portare progressivamente in un vicolo cieco, una prigione fatta di certezze periodiche, ma anche di abitudine allo stesso rassicurante panorama... una "narcolessia autoindotta".

E' anche vero, però, che non sia necessario cambiare continente per trovare nuovi stimoli e nuovi orizzonti. Conoscere un po' meglio quello che il territorio vicino a noi ci offre ci consente di alleviare un po' la sensazione di soffocamento che possiamo provare facendo il solito tragitto casa-lavoro-casa, senza necessariamente impegnarsi in una vacanza medio lunga che tarderemmo a effettuare per i soliti problemi di tempo, costi, opportunità.

In questo senso, allora, propongo a voi, lettori di passaggio su questo sito, di "sponsorizzare" le vostre terre proponendo un itinerario, magari consigliando un periodo specifico o la presenza di eventi particolari.

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