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Di Marco (del 27/07/2009 @ 16:07:10, in Viaggi, linkato 17 volte)

Con il Carnaby Cruiser al Moncenisio
Con il Cruiser al Moncenisio

Tutto incominciò in quel lontano ottobre 2007. Era un autunno buio e tempestoso, le foglie ingiallivano velocemente e si staccavano dai rami, creando un tappeto giallo rosso sulle strade umide della città.
I cappotti facevano le loro prime comparse, pronti a dare battaglia a un inverno che si annunciava rigido e nevoso.
Di ritorno da una normale giornata di lavoro, nella buca delle lettere trovo un giornale: "la solita pubblicità destinata al cestino della differenziata...". E invece no: il catalogo MediaWorld contiene, in fondo, una promozione (cross selling) in concerto con Piaggio: lo scooter Carnaby 200, comprensivo di bauletto, parabrezza e tasche frontali, a un prezzo molto buono.
Il problema, allora, era che le mie frequentazioni con le due ruote a motore erano limitate alle scorribande giovanili insieme al mio papà sulla sua Vespa 150...

A pensarci, non so cosa mi sia scattato nella mente in quel momento: forse la voglia di cambiare, o il desiderio di confrontarsi con un nuovo mondo... fatto sta che, nel giro di una settimana (la promozione scadeva a fine ottobre), mi sono trovato proprietario di uno scooter e iscritto alla scuola guida.
Da allora, diecimila chilometri sulle due ruote: andando a lavoro, girando la sera, andando a far la spesa, facendo le scampagnate, imparando di fatto a girare per le strade sul mio "scooterino". E, nonostante le mie genuine (e ingenue) promesse iniziali ("questo scooter lo terrò molto a lungo!!"), alla fine di giugno mi ritrovai, in occasione di un tagliando, nel frequentare nuovamente il concessionario Piaggio.
E lì, in bella mostra, fantastico, la nuova versione: 300 di cilindrata, nero, con un'estetica fortemente rinnovata... irresistibile.
Il 200 andava magnificamente in città, ma fuori si perdeva in qualche surriscaldamento di troppo, cosa che, di fatto, un po' mi scoraggiava nell'utilizzo. E poi, questo... il 300 è troppo bello: specchietti retrovisori cromati, contachilometri di derivazione motociclistica, un motore dal rumore più "rotondo", ammortizzatori migliorati...

Da allora, e stiamo parlando dell'inizio di luglio, il piacere di guidare questo piccolo gioiello mi ha portato a macinare quasi 1300 km (che, in poco meno di un mese, testimonia quanto lo abbia utilizzato), facendo un po' di giri fuori città.

Ieri mi è passata un'idea in comune a tanti: alla stregua delle scritte "Andy was here", testimoni del passaggio di un mortale subito dimenticato tra milioni di mortali, inizierò a "documentare" le mie visite con il mio piccolo scooter in giro per il globo. Necessariamente non aspettatevi di trovare la foto del Carnaby nelle Marche o tra le stradine di Treviso, ma il piacere della guida e l'incredibile sensazione di libertà che si prova nell'andare sulle due ruote mi porterà in qualche modo a esplorare il mondo in un modo diverso da come ero abituato finora.

La foto che posto qui sopra è stata scattata appunto ieri, al Moncenisio. Inizialmente volevo fare un giro al forte di Exilles, ma strada facendo non mi ricordavo se la direzione era Moncenisio o Monginevro (ovviamente, è la seconda). Così, la decisione è stata: andiamo al Moncenisio, vediamo com'è, e poi torniamo indietro. Da qui, la foto.
E questa foto mi fa pensare come l'esigenza di scattare sia fortemente legata al desiderio della memoria: per ciascuno di noi, ed evidentemente per me in particolare, c'è l'esigenza di "trattenere", o comunque salvaguardare, i momenti "importanti" della nostra vita. Più essi sono, più cercheremo di "congelarli" secondo la nostra modalità preferita, sia essa una foto, un racconto, un filmato...
Andy was here è la volontà, di ciascuno di noi, di lasciare una traccia.
E' il desiderio di non dimenticare per non essere dimenticati, di creare qualcosa che sopravviva a noi.

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Di Marco (del 14/07/2009 @ 15:20:00, in Fotografia, linkato 53 volte)

Gubbio - Agriturismo
Gubbio - Agriturismo

L'occasione di un viaggio in centro Italia (e, per la precisione, a Gubbio, in Umbria), mi ha dato l'opportunità di riprendere la fotocamera cercando di essere un po' più "serio" nei miei tentativi fotografici.
Detto che non è la fotocamera a fare la foto, bensì la mano che la manovra (e, soprattutto gli occhi del fotografo, che riescono a cogliere quello che gli altri non vedono), mi sto accorgendo, in modo sempre più radicato, che le fotografie "belle" devono avere determinati requisiti: sitilisticamente piacevoli, dal soggetto interessante, comunicative e "particolari".
La profonda penetrazione delle fotocamere digitali nella società (partendo dai cellulari alle macchine professionali) ha reso la fotografia un mezzo di comunicazione estremamente "comune". La tecnologia, poi, con le numerose funzioni preimpostate (panorama, occhi rossi, ritratto, notturno, ecc.), consente di ottenere scatti decisamente gradevoli con una spesa tutto sommato minima e poca esperienza nell'arte della fotografia.

Ultimamente sto attraversando un periodo di forte autocritica fotografica: gli scatti che faccio mi sembrano banali, poco significativi, e con qualche errore di troppo nella scelta del soggetto o dell'inquadratura. Probabilmente, per migliorare, non solo è importante perseverare negli scatti, ma avere anche la possibilità di confrontarsi con altri fotografi (o fotoamatori) per capire quali siano i propri errori. Le critiche, soprattutto in questo campo, sono decisamente necessarie per migliorarsi.

Nel frattempo, sto cercando di sperimentare "nuove" (per me) strade, strumenti cioè  che mi consentano di proporre qualcosa di maggiormente "elaborato" che giustifichi il fotografo "medio" (che non ha cioè velleità fotografiche) nel non poter dire: "beh, questo scatto lo potevo fare anche io...".
In questo senso, mi sto, lentamente, avvicinando alla tecnica dell'HDR: HDR sta per High Definition Range, ovvero foto molto contrastate in cui si cerca di avere foto "impossibili": pensate, per esempio, a primi piani molto luminosi e cieli ben contrastati. Come si ottengono? cavalletto, pazienza, e due scatti dall'esposizione diversa tra di loro: uno per il cielo, un altro per gli elementi in primo piano.
Ci vuole poi, ovviamente, un software che metta insieme i due scatti, esaltando gli aspetti dell'uno e dell'altro. Essendo particolarmente dedicati alla gestione delle tonalità, faticano un po' nell'effettuare il "merge" delle foto allineandone perfettamente: ecco perché consiglio vivamente di utilizzare il cavalletto.

Qui sopra trovate un primo tentativo relativo alla tecnica dell'HDR. Con Photoshop (o altri programmi di fotoritocco) si possono ottenere effetti analoghi lavorando sulle ombre (un esempio, in tal senso, è dato dalla foto che feci al ponte del diavolo, in Toscana - notare i dettagli dello spallamento di destra del fiume, in ombra, rispetto al verde della collina al sole, sulla sinistra), anche se la vera differenza la si può percepire quando c'è un cielo particolarmente significativo, tendente magari allo scuro, che per uno scatto "normale" verrebbe inevitabilmente sacrificato dalla volontà di evidenziare elementi più interessanti nella parte scura della foto.

La foto qui sopra non è particolarmente significativa: la casa è messa in centro, in posizione statica; le persone sulla destra sono quasi più vissute come elementi di disturbo; la presenza delle autovetture è negativa per l'immagine agreste dell'insieme; l'albero a sinistra, così stranamente piegato, è un elemento di per sé interessante, ma è posizionato troppo di lato.
Perché l'ho inserita? beh, per parlare dell'HDR... e poi, bisogna pur rompere il ghiaccio... ; - )

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Di Marco (del 07/07/2009 @ 11:16:32, in Fotografia, linkato 85 volte)

Zen - Ceresole Reale
"Zen" - Ceresole Reale

Continua, con un po' di difficoltà, il mio percorso di "introspezione" personale. Preso da mille impegni, distratto dall'estate e dai suoi svaghi, cerco, più spesso di prima, luoghi che mi consentano di riflettere, di ragionare, di ponderare.
Ultimamente sono più attratto dalla montagna che dal mare. Un po' inconsueto per me, visto che ho sempre considerato l'acqua come il mio secondo elemento naturale. Per me, che appena ho un po' di tempo mi butto in piscina a nuotare o a fare la paperella sguazzando senza sosta.
La montagna, invece, con le vette, i picchi, la sensazione di profondo respiro, di aria fresca, di ampie vallate, mi porta a riflettere e a cercare, in me, risposte. A volte le domande non sono proprio chiare, anzi di solito c'è una sensazione di malessere che non trova una sua formalizzazione chiara e precisa.
Stare in montagna, invece, riesce a calmare le mie tensioni interne, per portarmi a vedere quello che mi circonda in modo diverso. Forse non riuscirò a cambiarlo, ma se non altro potrei vedere tutto in modo differente.

Uno di questi posti è, certamente, Ceresole Reale: un posto semplicemente incantevole. Si trova sul versante piemontese del parco nazionale del Gran Paradiso. Da lì, partendo dal lago / diga per la centrale elettrica di Iride, si snodano quasi 50 sentieri, con diversi livelli di difficoltà e di durata, che ci consentono di apprezzare in pieno la bellezza di questo piccolo angolo di Paradiso. E non è un caso il nome, è davvero una parte di Eden.
Pace e serenità. Ogni tanto cerco di trovarla, per allontanarmi dalla frenesìa e dallo stress quotidiano. Il tempo rallenta, e inizi a respirare. di nuovo.

Nella sezione foto ho, dopo tanto tempo, inserito un po' di foto. Un po' alla volta continuerò a inserirne altre. Mi è tornata l'ispirazione, a voi il compito di capire se ho aggiunto un minimo di gusto e di capacità ; - )

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