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 Le porte del Mediterraneo... di Marco
 
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Il gioco degli scacchi è un insieme di mosse sbagliate

Andy Soltis
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Marco (del 30/04/2009 @ 10:55:21, in Canzone del giorno, linkato 41 volte)

 

A volte senti il bisogno di.. "tornare a casa". Di tornare alle tue origini. Un po' per ricordarti da dove sei partito, un po' per capire dove sei arrivato. E per chiederti se il punto di destinazione è, in fin dei conti, quello che pensavi di raggiungere.
Tornare a casa non è solo un gesto fisico, ma può anche essere un viaggio virtuale attraverso la tua memoria, le tue esperienze. E la musica, soprattutto per chi ha fatto "naturalmente" combaciare gli anni che correvano via con una melodia di sottofondo.

Per me, i Dire Straits rappresentano il primo approccio "maturo" alla musica. Cercato, voluto, sostenuto. Conosciuti grazie a un mio compagno di liceo (che ora fa il fotografo in Spagna... quando si dice il caso e le coincidenze...), con un "best of" che comprendeva tutto il cd di Money for Nothing più le canzoni presenti nell'album "Brothers in Arms" (d'altronde, bisognava pur riempire la cassetta da 90 minuti... ; - )).
Mi ricordo che, stupito dalla qualità dell'album (ancora non sapevo che fosse una raccolta), mi sono detto: se tutto questo c'è in un solo album... chissà gli altri!
Da qui, ho iniziato con il primo (Dire Straits), per poi passare agli altri, aspettando con ansia e trepidazione (poi, un po' traditi) l'ultimo album ufficiale del gruppo, On every street. Per non dimenticare, ovviamente, tutti i bootleg nel frattempo usciti.

Torniamo alla canzone del giorno. La scorsa settimana un mio amico mi ha girato il link che vi presento, risvegliandomi tutto quello che ho riportato sopra. Analogamente a quanto capitato alla canzone di Gigi d'Agostino, anche qui c'è una rivistazione delle canzoni dei Dire Straits, "riportandole" a nuova vita attraverso il piano.
Per chi ama già il sound dei Dire Straits, ascoltarle così fa venire un po' i brividi: è come un vecchio amico che si presenta e, a distanza di anni, lo trovi sempre giovane e fresco.
Per chi non conosce molto le canzoni dei Dire Straits, all'inizio la versione piano e, in basso, la versione originale.

Che dire di più... buon ascolto....

Dire Straits - Private Investigations (dall'album Love Over Gold, 1980)

qui di seguito il link

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Di Marco (del 23/04/2009 @ 08:57:19, in Canzone del giorno, linkato 60 volte)


Non è mia abitudine fare pubblicità, ma questa mi consente di reintrodurre la rubrica "canzone del giorno" con una piccola punta di orgoglio.
Sto parlando, ovviamente, dello spot di Intimissimi, dove una normale ragazza della porta accanto (eh... magari fossero tutte così...) si dimena nel suo nuovissimo completo nero di Intimissimi al sound di una canzone... già, ma quale canzone?

Fine anni '90. In quel periodo, è un must andare in discoteca. E, in discoteca, c'è solo un, grande, inimitabile, unico protagonista: gigidag, ovvero Gigi D'Agostino!
Le canzoni da disco hanno la caratteristica di nascere in un modo, per poi essere anche completamente stravolte da altri dj, che aggiungono campionature, inseriscono brani esterni, mixano nuovi sound...
La versione più bella della canzone in questione, ovvero I'll fly with you, la potete trovare qui di seguito (devo dire che il crescendo iniziale ha qualcosa di fenomenale).
Quella dello spot è di Sagi Rei (che, nel suo album, ha dato nuova linfa ad altre belle canzoni).

 

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Di Valeria (del 19/04/2009 @ 23:31:24, in Nel vento, linkato 9 volte)



La domenica successiva alla Pasqua è come la sera che scende sul lungo giorno, luminoso, della Risurrezione. Un giorno lungo una settimana.
La gloria che emana da Gesù risorto nel corso dei primi incontri coi suoi discepoli non è una luce che abbaglia e costringe a credere in Lui. Egli viene addirittura misconosciuto; appare quasi nell'ombra, nascosto.
Maria Maddalena, accorsa al sepolcro all' alba del giorno di Pasqua, lo scambia per il giardiniere, fino a quando la sua voce, chiamandola per nome, non le apre gli occhi.
I discepoli sul lago, dopo una notte di pesca infruttuosa, vengono avvicinati e invitati da Gesù a gettare le reti dall' altra parte della barca; ma è solo quando queste sono (miracolosamente) colme di pesci, che lo riconoscono.
Infine Tommaso. Fisicamente assente quando il Maestro appare per la prima volta nel cenacolo, la sera del giorno di Pasqua, è presente invece la domenica successiva. E' solo allora- dopo aver messo la sua mano nelle ferite dei chiodi e del costato- che crede alla risurrezione di Gesù. E il giorno di Pasqua si compie anche per lui.


C'è un brano, tratto da un libro che ho amato molto, che ripercorre le azioni di Gesù nei giorni successivi alla risurrezione. Lo stile è poetico, e forse può apparire un po' strano. A me piace per come riesca a descrivere la dinamica di svelamento- nascondimento che caratterizza le prime manifestazioni di Gesù ai suoi discepoli, a partire dal'incontro con Maria Maddalena davanti alla tomba vuota. Una dinamica che è propria dell' amore, teso tra la necessità  di manifestarsi e il desiderio di essere accolto senza esercitare violenza.
A questo proposito mi viene in mente la domanda di una canzone che ho conosciuto proprio tra le pagine di questo blog, citata da Marco in un suo post- "Violet Hill" dei Coldplay. "If you love, won't you let me know?". Così  chiedeva la voce del cantante, rivolgendosi a un misterioso tu. "Se mi ami, non me lo faresti sapere?". In questa domanda è racchiuso, secondo me, il fondamento di ogni ricerca di Dio, da parte dell'uomo. Quella che tocca il centro di noi stessi e il senso stesso della nostra esistenza: se ci sia un Dio che ci ha chiamati a questa vita; se ci ami. E se a noi sia possibile conoscere il suo amore.

E' proprio nello spazio aperto da questi interrogativi che si inserisce per me il Cristianesimo, come una meravigliosa risposta. Da questa prospettiva, guardo Gesù. Al volgere di questa giornata, mi soffermo in particolare sul suo silenzio in riva al lago di Genezareth, in compagnia dei discepoli, dopo la pesca miracolosa. Nessuno osa chiedergli nulla, ma tutti capiscono, senza bisogno di spiegazioni. Incroci di sguardi, parole non dette, ma che risuonano nel profondo. Racchiuse in un semplice gesto di comunione.

La citazione è un po' lunga... fa parte di un intero capitolo del libro, che riporto quasi integralmente.


Da "Il cuore del mondo" di Urs von Balthasar:

 

X. NESSUNO HA VISTO L'ORA DELLA TUA VITTORIA!

Nessuno è testimone di una cosmogenesi. Nessuno sa in che modo la notte dell'inferno del Sabato si è trasformata nella luce del mattino di Pasqua. Noi tutti siamo stati trasportati dormenti sulle ali al di sopra dell' abisso, dormenti abbiamo ricevuto la grazia della Pasqua. E nessuno sa come gli è accaduto. Nessuno sa quale mano lo ha segnato sulla guancia in modo che tutto a un tratto il pallido mondo brillò di colore e lui dovette sorridere senza volere del miracolo che si compiva a suo riguardo.

Chi può descrivere che cosa significhi che il Signore è Spirito? Spirito è la realtà invisibile che per un attimo si mostra come per intero visibile. Lo Spirito è il profumo invisibile del Paradiso che è sorto in mezzo a noi. Spirito è la grande ala invisibile che si riconosce al soffio dell'aria e all'improvvisa gioia che ci sopraffa quando anche solo una sua piuma ci sfiora. Spirito è il Paraclito, il consolatore, alla cui dolcezza la parola del pentimento ammutolisce non detta, come assorbita in una goccia di rugiada alla luce del sole; un grande e bianco mantello, leggero come seta si getta intorno al tuo corpo e sotto di esso spariscono come da sè le vesti appiccicose della disperazione. Lo Spirito è un mago incantatore: può creare in te ciò che non è, far scomparire ciò che sembrava ineliminabile, in mezzo al deserto produce giardini, fontane, uccelli e ciò che esce da questi incantesimi non è uno spettro, è pura verità . E con la verità  ti crea la fede. Tu credi alla Parola, vedi, senti, tocchi. Vivi nel regno dei miracoli, vai in giro come i bambini dentro una fiaba: reso felice e naturale. E come in un sogno, di cui non ci si ricorda più esattamente, tutto è passato, e come un'immagine dentro il quadro sta appeso tutto il vecchio mondo nello spazio nuovo.

 

Tu ti trovi ancora inginocchiata, tutta in lacrime, presso la tomba vuota. E sapevi solo che il Signore è morto, che la dolce vita tra lui e te è morta. Ti trovi di fronte solo il vuoto della caverna, gelida è l'aria, da brivido, essa sale dalla tua anima in cui il morto si è posato a suo riposo, dove tu l'hai unto e avvolto come una mummia con la tua venerazione, che nulla più aspetta. Vuoi eseguire i tuoi riti alla sua tomba, non smetti di pregare e di recarti in chiesa alle vuote cerimonie, in un disperato servizio al tuo morto amore. Ed ora, che cosa significa risurrezione? Chi lo sa tra quelli che non sono risorti? Che cosa vuol dire adesso credere?

La fede è sigillata dentro al tomba. Che cosa significa ora speranza? Un pensiero di piombo senza forza e desiderio. E amore? Ahimè forse solo il rammarico, il dolore vuoto dell'inconsolabile inutilità, la stanchezza che non può più neppure portare avanti il lutto. Così sei là, irrigidita nel vuoto. Poichè di fatto la tomba è vuota, sei tu stessa vuota e per questo sei già pura e solo un crampo ti impedisce di guardare indietro. Guardi fissa davanti a te e dietro le tue spalle c'è la tua vita! Essa ti chiama, tu ti volti, non la riconosci; l'occhio disabituato alla luce non l'afferra.

E d'un tratto una parola: il tuo nome! il tuo proprio amato nome dalla bocca dell'amore, il tuo essere, la tua quintessenza, tu stessa ricreata dalla bocca creduta morta! O parola, o nome, tu mio proprio nome! Pronunciato a mio riguardo, bisbigliato in sorriso e in promessa, o fiume di luce, o fede, speranza, amore! In uno schiocco di tuono io sono il nuovo essere, lo sono e lo posso, restituito a me, e ancora in quello stesso istante, e giubilo, eccomi ai piedi della vita.

«Io sono la risurrezione e la vita! » Chi crede in me, colui che tocco, chi ode il suo nome dalla mia bocca, costui vive ed è risorto dai morti. E oggi è il tuo giorno novissimo, il più infantile dei giorni, nulla sarà  più giovane di questo oggi, quando ti ha chiamato per nome la vita eterna.

Ora io so chi sono, e lo posso essere, perchè il mio amore mi ama, il mio amore mi dona la fiducia. Questo adesso, in cui i due nomi si sono toccati, è il mio giorno di nascita nell' eternità  e nessun tempo potrà cancellare questo adesso: qui è stato messo il punto. Qui è la creazione e il principio. Qui la campana viene versata nella forma vuota, va in frantumi il rigido mantello che, delimitandomi da fuori, riduceva il mio vuoto, a partire da qui potrà scampanellare alto sulle torri e annunciare, annunciare...! «Va' e annuncia ai miei fratelli! » Già  vedo le tue ali mettersi impazienti in movimento, va', mia colomba, mia messaggera pasquale, annuncia ai tuoi fratelli. Poichè questo è essere risorti e vivi: far passare via via l'annuncio, portare la fiamma. Essere utilizzabili nella mia mano alla costruzione del mio regno nei cuori. Far passar oltre il battito del mio cuore. E se non ti crederanno, come tu stessa non hai creduto, dal momento che la vita ti ha irradiato, anche da te splenderà  la convinzione della vita e farà  sussultare i loro rigidi sensi.

Va' e annuncia! E mentre loro insorgeranno increduli, comincia a spirare lo Spirito del Signore, e come da ciel sereno brilla ogni tanto davanti alle anime scoraggiate e le solleva immantinente e getta in esse la stessa fiamma. E quando esse, ebbre di gioia, cercano di afferrarlo con occhi e mani, egli indica loro la via, scomparendo: «Andate e annunciate!» E li fa vorticare l'uno verso l'altro in vortici a perdifiato. E infine, di sera, eccoli alzarsi fiammanti nella sala, e pieni del suo amore si raccontano gli uni agli altri, e mentre ancora parlano ecco egli sta in piedi tra loro e li saluta: la pace sia con voi.

 

La pace che il mondo non conosce e non può dare. La pace che sorpassa ogni senso e ogni conoscenza, così eccelsamente alta e profonda e trascinante, che il loro cuore sarebbe scoppiato per l'eccesso, se questa non fosse appunto... pace. O incendio fatto di silenzio, o tempesta fatta di riposo! Così semplice è il paradiso di Dio che è una colazione con un favo di miele e un pesce arrostito. Così terreno è il paradiso che è un mattino di pesca sul lago di Genezareth, le onde risuonano, un primo sole irradia attraverso la nebbia, sulla riva c'è un uomo e chiama, fa segno, si getti la rete dalla parte destra, già  brulica la rete piena. Sulla riva sta pronta la colazione, tutti si accomodano, mentre le pietre si asciugano, e non essendoci bisogno che alcuno faccia domande per sapere chi sia quello straniero, confabulano le onde contro il silenzio. O pace al di là delle domande: è il Signore. Così semplice è ogni cosa, come se non fosse stata mai diversa. Il Maestro benedice, come sempre, il pane e lo porge loro, dopo averlo spezzato. Come se non ci fosse mai stata la croce, la tenebra, la morte. La pace sia con voi. Come se mai tradimenti, maledizioni, rinnegamenti ci fossero stati nei loro cuori. La pace sia con voi, non come la dà il mondo io ve la do. Il vostro cuore non si angosci e non si strugga. Perchè ecco: io ho vinto il mondo.

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Di Marco (del 16/04/2009 @ 09:03:20, in Canzone del giorno, linkato 8 volte)

 

Buongiorno a tutti.
Questa mattina piove a Torino. Ci si sveglia non con la solita luce di Primavera che filtra dalle persiane, ma da uno scuro che ti fa venire voglia di spegnere la sveglia, girarti dall'altra parte, e dormire ancora un po'.
La città con sonnolenza e pigrizia si muove al ritmo dei clacson di chi considera la pioggia uno scomodo compagno di giornata, mentre le luci dei negozi e degli uffici si illuminano già, quasi per ricordarti che, pioggia o non pioggia, bisogna produrre, produrre, produrre.

Ma lavorare non esclude automaticamente tutto il resto. Dipende dal lavoro, certo, ma la mente può anche concedersi qualche licenza, vagando per altri lidi in cerca di qualche raggio di sole, o di scenari suggestivi ed evocativi.

Oggi, allora, vi presento una canzone del buon Lenny Kravitz. Musicista di talento, forse un po' troppo "giocherellone" sul suo (presunto?) machismo molto smaccato, è riuscito a snocciolare, nella sua carriera, delle ballate romantiche molto molto belle. Semplici, ma decisamente orecchiabili e sempre piacevoli da ascoltare.
Oggi ve ne presento una, accompagnata dal consueto video. Buon ascolto, allora...

Lenny Kravitz - Can't get you off my mind (dall'album "Circus", 1995)

Life is just a lonely highway La vita è un'autostrada solitaria 
I'm out here on the open road Io sono qui fuori in strada aperta
I'm old enough to see behind me Vecchio abbastanza per guardarmi alle spalle
But young enough to feel my soul Ma giovane abbastanza per sentire la mia anima
I don't wanna lose you baby Non voglio perderti baby
And I don't wanna be alone E non voglio restare da solo
Don't wanna live my days without you Non voglio vivere i miei giorni senza di te
But for now I've got to be without you Ma per ora devo restare senza te
I've got a pocket full of money Ho un portafoglio pieno di soldi
And pocket full of keys that have no bounds E un borsello pieno di chiavi che non aprono nessuna porta
But then I think of lovin' Ma allora penso all'amore
And I just can't get you off of my mind E semplicemente non riesco a mandarti via dalla mia mente
Babe can't you see Baby non riesci a capire
That this is killing me Che questo mi sta uccidendo
I don't want to push you baby Non voglio spingerti via baby
And I don't want you to be told E non voglio che ti sia detto
It's just that I can't breathe without you E' solo che non riesco a respirare senza te
Feel like I'm gonna lose control E' come se perdessi il controllo
I've got a pocket full of money oh yes I do Sì, ho un portafoglio pieno di soldi
And a pocket full of keys that have no bounds E un borsello pieno di chiavi che non aprono nessuna porta
But when it comes to lovin' Ma quando arriva il momento di amare
I just can't get you off of my mind Semplicemente non riesco a mandarti via dalla mia mente
Am I a fool to think that there's a little hope yeeah tell me baby yeah E sono un pazzo nel pensare che ci sia una piccola speranza, su dimmi baby
What are the rules the reasons and the do's and don'ts yeeah yeah Quali sono le regole e le ragioni e i pro e i contro, sì
Tell me baby tell me baby yeah Dimmi baby, dimmi
What do you feel inside? Come ti senti dentro?
I've got a pocket full of money Ho un portafoglio pieno di soldi
And a pocket full of keys that have no bounds oh yeah E un borsello pieno di chiavi che non aprono nessuna porta
But when it comes down to lovin' Ma quando arriva il momento di amare
I just can't get you off of my mind Semplicemente non riesco a mandarti via dalla mia mente
I just can't get you off of my mind Semplicemente non riesco a mandarti via dalla mia mente
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Di Marco (del 10/04/2009 @ 14:38:44, in News, linkato 22 volte)

...Ebbene sì, lo confesso: sono regredito. Sono fantasticamente regredito all'età adolescenziale. Guardo i cartoni, anzi non me ne perdo uno! E aspetto con ansia tutti i nuovi episodi, quasi fossi in crisi da astinenza.
E' il cartone animato preferito: è riuscito a scalzare persino i Griffin, che avevano a loro volta sbaragliato la concorrenza dei Simpson.
American Dad!, il cartone animato per eccellenza, è probabilmente la prova provata che si è, a tutti gli effetti, creata una nuova categoria di destinatari dei cartoni animati: i "bambini dentro / adulti fuori".
Oltre ai Simpson, che hanno molti riferimenti piuttosto complessi agli eventi quotidiani e non (con un umorismo non solo "di pancia", ma spesso raffinato), l'autore Seth MacFarlane (il padre dei Griffin e di American Dad!) sembra quasi rivolgersi a me (o, meglio, al "me" americano), alla generazione cresciuta con i serial tv come Magnum P.I., A-Team, Supercar, ecc., su cui giocare con molti riferimenti.

Ma ecco una breve presentazione di American Dad!: in ordine Roger (l'alieno proveniente dall'Area51), Francine, Stan, Hayley, Klaus (il pesce con un cervello umano trapiantato grazie a un esperimento della CIA) e Steve.
L'indiscusso protagonista è ovviamente il padre di famiglia, Stan, repubblicano duro e puro, razzista, che guarda con disgusto i democratici e tutti quelli che non sposano la vera cultura di destra americana (armi, patria, bandiera, famiglia, ecc.). Ad affiancarlo, l'innamorata moglie Francine (bionda, ma non tonta, anche se ogni tanto...), il tedesco Klaus, intrappolato nel corpo di un pesce e innamorato di Francine, la figlia ribelle Hayley (pacifista, di sinistra, anarchica) e il figlio Steve (un po' imbranato, ma con esaltanti performance di tanto in tanto).
Le puntate mettono alla berlina l'esasperazione di certi atteggiamenti tipicamente americani, ovvero il prorompente machismo portato all'estremo (ed esilaranti sono alcuni episodi in cui la CIA, in cui Stan lavora, è coinvolta per supportare le folli esigenze di Stan stesso), o l'assoluta fiducia verso il "sistema" che porta inevitabilmente a situazioni paradossali.

Il personaggio che preferisco però, sopra tutti, è l'alieno Roger: malizioso, intelligentissimo, con un umorismo alla Woody Allen più pungente e scanzonato... assolutamente irresistibile.

Purtroppo American Dad! si vede molto poco in tv: dopo un passaggio su Italia1 della prima serie, ora è mandato in onda via satellite su Fox con 2 episodi la settimana (la domenica pomeriggio).
Spasmodicamente aspetto la seconda serie....

Chiudo augurando a tutti voi una serena Pasqua. Gli eventi in Abruzzo hanno probabilmente riportato tutti noi a riflettere su ciò che sia veramente importante nella nostra vita, e quanto essa possa dipendere da fattori esterni assolutamente imprevedibili.
Prima la crisi, ora la morte. Mi auguro che questo serva a tutti noi, ma proprio a tutti noi (e mi riferisco a chi ha ruoli di responsabilità nella società), affinché la coscienza civica prenda il sopravvento per una vita migliore.

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Di Marco (del 08/04/2009 @ 14:01:27, in Attualità, linkato 39 volte)

Earthquake in Italy, by luca.m.
Earthquake in Italy, by luca.m.

E c'è anche stile e stile. Giustamente in questi giorni televisioni e radio non parlano di altro: il terremoto in Abruzzo. Su tutti i giornali on line c'è l'aggiornamento in tempo reale di vittime e feriti, foto che si susseguono sui disastri provocati dalla madre terra cattiva e insensibile, grandi attestati di compattezza del mondo politico, delle istituzioni, dei gruppi di volontariato, nel voler offrire la massima collaborazione alle famiglie colpite dall'evento sismico.

Non ho sentito, però, nessuno, dico nessuno, aver chiesto scusa per:
- aver consentito la costruzione di palazzi non anti-sismici in una zona nota per essere tale;
- aver tralasciato i controlli di sicurezza preventivi;
- non aver predisposto un piano a favore del consolidamento di palazzi storici e/o antichi.

Di per sé il sisma che ha colpito l'Abruzzo non è stato dei più forti, anzi. Tutto sommato, è di entità modesta rispetto a terremoti come lo tsunami delle Filippine di qualche anno fa. Il problema è che se con la mano fai tremare il tavolo, il castello di carta cade giù senza problemi. Ma se quel castello lo fai con precise indicazioni antisismiche, allora la situazione è nettamente differente. E colpisce soltanto chi non è in regola.

Vero, molti palazzi sono antichi, in pietra o comunque risalenti a tempi antecedenti alle nuove norme antisismiche. Benissimo: il famoso "piano casa" dovrebbe prevedere, allora, una facilitazione fiscale nei confronti di chi volesse mettere in sicurezza le proprie abitazioni (piuttosto che aumentare la cubatura). Perché il vero obiettivo deve essere la minimizzazione delle conseguenze, non la ricostruzione veloce e immediata, magari con materiali scadenti o "temporanei", a scapito di un progetto che possa durare nel tempo e fare, dell'Abruzzo, un esempio di edilizia "sana" e in linea con i paesi più evoluti che, con il terremoto, hanno costantemente a che fare (come il Giappone, per esempio, ma anche il Trentino, dove hanno studiato soluzioni antisismiche veramente all'avanguardia).

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Di Marco (del 02/04/2009 @ 16:44:53, in News, linkato 17 volte)

Riprendo la mia piccola narrazione televisiva.
La seconda puntata riguarda l'amore, sbocciato a prima vista, con un'altra saga di cartoon televisivi: i Griffin.
Nati dal genio e dalla fantasia di Seth MacFerlane, sono una famiglia americana che ricalca in parte il cliché dei Simpson: il padre semicerebroleso, la mamma giudiziosa e innamorata. Di differente c'è l'introduzione di un terzo figlio (il piccolo Steve, con manie da dominatore del mondo) e del cane Brian acculturato e saggio (e tendente all'alcol), oltre alla caratterizzazione del figlio maggiore Chris (diciamo che ha preso molto dal padre) e della figlia Meg (con apparenti tendenze omosessuali e qualche problema di adattamento sociale).
I Griffin sono strafottenti, estremamente blasfemi (su youtube ci sono innumerevoli spezzoni in cui prendono in giro Gesù e Dio, o meglio dell'idea che la maggior parte degli uomini hanno delle loro figure), ipercritici nei confronti del modo di vivere degli americani, impietosi verso le piccole grandi debolezze del genere umano...
Insomma, sono dei Simpson più cattivi, più irriverenti, più "sottili". Con delle punte di genialità comica assolutamente fantastici (imperdibile la parodia degli A-Team nella prima serie).

Anche se... (...to be continued...)

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Di Marco (del 01/04/2009 @ 16:42:33, in News, linkato 15 volte)

La mia generazione è nata con la televisione. La mia, come ovviamente quelle successive.
Quando ero piccolo, c'erano i cartoni animati e i telefilm: se oggi ci sono E.R., Friends, Dr. House, allora c'era l'inarrivabile Magnum P.I., Simon&Simon, Supercar, Hazzard, Tre cuori in affitto, Happy Days...
Di sicuro, siamo stati in qualche modo condizionati dai loro contenuti, e i valori che erano presenti in qualche modo sono diventati un po' nostri. E' abbastanza normale, in fin dei conti: sono i tuoi "eroi virtuali", e come tali li prendi in qualche modo a esempio.

Dai tempi della gioventù e della tv nel dopo scuola, non c'è stato così tanto tempo da dedicare all'intrattenimento televisivo (e, devo dire, in certi casi per fortuna!). Ma ultimamente mi sto riappassionando alle serie tv. in fin dei conti, non le ho mai abbandonate, ma avere a disposizione una storia che si dipana in tutti i suoi inaspettati rivoli e nell'evoluzione dei suoi protagonisti, beh è una buona compagna.
Tra i tanti serial televisivi, sicuramente il più longevo è relativo alle puntate dei Simpson: loro sempre così uguali (bart, lisa e maggie non crescono mai), eppure così diversi. Con quest'anno, credo, i Simpson sono diventati la serie tv più lunga della storia. E sembra che non ci vogliano abbandonare ancora per tanto tempo. Ultimamente ho, però, notato un po' di "stanchezza" negli episodi più recenti, come se gli autori fossero un po' con il fiato lungo. O, forse, sono cambiato io, che non riesco più ad apprezzare nello stesso modo la loro ironia.
Così, così, dopo anni di assoluta fedeltà agli uomini con la pelle gialla (e dopo aver adottato alcune espressioni, come il mitico "Eccellente" di Mr. Burns), incomincio a....

...to be continued....

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