Un regista per raccontare una storia ha bisogno di un paio d'ore di immagini. Un fotografo, un bravo fotografo, riesce a raccontare una storia con un solo scatto.
Di Marco (del 25/03/2009 @ 13:51:10, in Biblioteca, linkato 153 volte)
Il mio amico Alberto, che ogni tanto ci delizia con i suoi commenti su questo blog, un po' di tempo fa mi regalò questo libro. Dopo le "fatiche" di lettura in inglese del libro di Jennifer Lee Carrell (Shakespeare's secret), mi sono così cimentato nella lettura dell'opera di questo autore finlandese. Il libro racconta le avventure del protagonista, giornalista un po' stufo della moglie, dell'ipocrisia del suo lavoro, della vita quotidiana sempre uguale a se stessa, che in un viaggio verso il nord della Finlandia si imbatte in una lepre. questo fortuito incontro cambierà considerevolmente e, probabilmente in modo definitivo, la sua vita. La storia si evolve nella cronaca di quasi un anno di vita del protagonista, che nel suo status un po' "contro" di vagabondo e di padrone di una lepre addomesticata, tira avanti alla ricerca di se stesso e di una nuova dimensione, attraversando i boschi fantastici della Finlandia, i suoi curiosi e originali abitanti, e passando indenne per innumerevoli avventure. All'inizio il libro è un po' "strano", non coinvolge subito e si fa fatica a entrare nelle ipotesi narrative dell'autore. Col passare delle pagine, però, accettata l'assurdità della situazione, ci si affeziona al protagonista e alla sua piccola lepre, facendo sfacciatamente il tifo per lui nelle particolari situazioni nelle quali si va a cacciare. Alla fine del libro, a mio avviso, c'è la netta sensazione che l'autore abbia voluto "tagliare corto" e trovare un finale veloce e compresso, tant'è che cronologicamente gli ultimi mesi sono praticamente omessi.
Nel complesso, un libro che si legge piuttosto velocemente, senza particolari problemi. Ha la capacità di portarci lontano dal nostro mondo abituale, verso i boschi dell'estremo nord europa, ma tende a dare per scontate certe abitudini finlandesi che, per noi, sono abbastanza insolite (la sauna, per esempio!). Il libro, di per sé, non ha finalità particolari. Se non spronarci a cercare di vedere, in modo diverso, la nostra vita: un altro modo è possibile, basta volerlo e, soprattutto, cercare di vedersi con coraggio da una differente angolazione. Non è detto che si debba continuare necessariamente verso un'unica direzione: a ogni età, pur con le difficoltà del caso, si può trovare una vita e una direzione differenti. Almeno, nella fantasia può accadere
Mi capita, ogni tanto, di ascoltare qualche canzone "evergreen", ovvero quel tipo di canzoni che si ascolta sempre: alla radio, in qualche vecchia compilation, anche in discoteca, quando i dj mettono un po' di "revival". Ultimamente, non so come mai, succede che ascolti spesso la canzone che vi presento oggi, Moonlight shadow, di Mike Oldfield. Non avevo mai fatto particolarmente caso al testo, ma dopo un po' ho incominciato a prestarci un po' di attenzione. E, nonostante la voce suadente e "innocente" della cantante, qualcosina di "strano" in questa canzone c'è. Cercando sul web ho trovato qualche ulteriore informazione: la canzone è dedicata a John Lennon, che fu ucciso da un suo (psicopatico) fan nelle strade di New York. Questo spiega il testo un po' "gotico".
Vi riporto come al solito il testo, con la mia traduzione a fronte. Buon (attento) ascolto...
Di Marco (del 13/03/2009 @ 13:01:46, in Filosofia, linkato 49 volte)
Sarà che sono stato suggestionato dal libro di Jennifer Lee Carrell (Shakespeare's secret, davvero molto avvincente), in cui si favoleggia del ritrovamento del Cardenio, una delle ultime opere del bardo inglese, ispirato al Don Quixote di Cervantes, ma l'idea di andare a lottare contro i mulini a vento è, per me, particolarmente sentita e attuale. Nel mezzo del cammin di nostra vita, diceva il grande Dante: ti trovi, inaspettatamente, in un periodo in cui ti chiedi come diavolo ti sei trovato nella situazione in cui ti trovi. E ti chiedi se ne vale la pena, se ha una parvenza di senso, se è tutto assurdo o se vale la pena soffrire e faticare per quello che hai. Lottare contro i mulini a vento è agitarsi come un folle, agendo secondo un criterio che per te è sensato, quando, da fuori, gli altri ti danno del matto. Avere un'altra prospettiva ti consente di capire se quello che vedi tu è un miraggio o qualcosa di reale e di concreto. Obiettivi, quindi. Con lo scolapasta in testa, pensando che sia un elmetto indistruttibile, ti addentri nel futuro lancia in resta, con la passione e l'entusiasmo dell'ingenuità. Beata ignoranza, dove la stanchezza e l'esperienza non hanno ancora trovato terreno fertile. Beato chi non si pone domande, ma vive di certezze, perché non ha da sperimentare gli Amleti della vita.
In uno dei post precedenti, mi chiedevo se la crisi, che adesso, in particolare a Torino, si fa sentire in modo pesante e invadente, ci potesse rendere migliori. Probabilmente è così, ma c'è il rischio che ci renda cinici e disillusi, ingrossando le fila, di per sé già belle numerose, di chi ti accoglie dicendo: "benvenuto nel mondo reale". Mondo, specialmente in Italia, in cui per ottenere qualcosa che ti spetta di diritto (come, per esempio, un servizio di prima necessità, tra l'altro pagato) devi urlare e minacciare. Perché bisogna alimentare il partito degli arroganti? Perché non può vincere una volta tanto il buon senso, l'efficienza, la trasparenza?
Mulini a vento, perciò... in un periodo, tra l'altro, che li vede sacrificati al business con tanti zeri delle centrali nucleari.
Credo proprio che mi rileggerò il Don Quixote, e anch'io mi sentirò un po' di più il protagonista di una storia nata per amore e finita chissà come.
Chi mi conosce sa che ho una particolare avversione per le sigarette. Non le ho mai potute sopportare, e forse col tempo la mia insofferenza è pure "peggiorata". Solo chi non fuma può capire quanto sia insopportabile il fumo passivo, e solo chi ha provato un'esperienza simile comprende pienamente e fa suo il concetto per cui "la libertà tua finisce laddove inizia la libertà mia". Libertà nel senso del rispetto, e questo negli ultimi anni è sempre progressivamente scemato verso valori "imbarazzanti": menefreghismo, arroganza e, in fin dei conti, stupidità, l'hanno fatta da padrone, soverchiando concetti e usi quali gentilezza, attenzione, disponibilità. O tempora, o mores, dicevano i latini: in fin dei conti, l'uomo non è cambiato molto. Sono cambiate solo le abitudini, ma di base cadiamo sempre negli stessi errori.
Di recente mi sono imbattuto in un sito internet veramente strano: una società di sigarette, con stabilimento produttivo a Torino, che ospita nelle sue pagine immagini veramente raccapriccianti delle conseguenze del fumo nei fumatori: un po' come se il sito della Fiat facesse vedere i corpi mutilati degli incidenti stradali. La cosa mi ha incuriosito notevolmente e ho "scoperto" un piccolo Davide contro il gigante Golia delle multinazionali del tabacco, con tanto di battaglie legali, ritorsioni, cartelli, e via dicendo. Incredibile.
A tutti i fumatori, perciò, consiglio di andare a fare un giro sul sito di yesmoke, in cui, tra l'altro, c'è anche una spiegazione della dipendenza dal fumo (l'ammoniaca). Chissà che qualche fumatore non si renda conto in modo cosciente di ciò che sta alimentando...
Benvenuti sulla grande giostra della crisi. La sperimentarono i nostri bisnonni con tanto di guerra mondiale come antipasto, la vissero i nostri nonni nel periodo "si stava meglio quando si stava peggio", e ci fumarono su i nostri genitori, in occasione della crisi petrolifera. Adesso, tocca a noi. Noi, nati nell'era del consumismo, vissuti alla luce della tv e dell'esigenza dell'apparire più dell'essere. La mattina mi sveglio sempre piuttosto presto, attorno alle 7. Ascolto volentieri il radiogiornale del Piemonte e poi, alle 8.25, c'è una trasmissione di Giorgio dell'Arti (giornalista de La Stampa) che si chiama "Ultime da Babele". Dell'Arti lo "conosco" attraverso le pagine de La Stampa perché cura la pagina degli spettacoli (e, in particolare, la sezione "Antenna", che contiene per lo più notizie curiose su attori e persone dello spettacolo). Alla radio ha una voce profonda e calda e un modo di condurre la trasmissione che definirei "sereno": tratta argomenti anche spinosi, con una certa leggerezza, rendendo la trasmissione una piacevole chiaccherata. In una delle sue dirette, ha fatto una domanda che, in qualche modo, mi ha colpito: "la crisi ci può rendere migliori?"
Già... la crisi ci può rendere migliori? La domanda non è banale, ma mi sento di rispondere di sì. Le ristrettezze economiche, cui noi, in maniera differente, facciamo fronte, ci portano inevitabilmente a riflettere su cosa sia importante e cosa no, su cosa sia superfluo e cosa no, su cosa possiamo risparmiare e cosa no. Al punto che, negli Stati Uniti, alcuni stati stanno seriamente pensando di abolire la pena di morte "perché costa troppo". E ho saputo di alcune persone che, in ristrettezze economiche, rinunciano alle sigarette. Ovvero: laddove non può arrivare la medicina, la paura dei tumori, e quant'altro, arrivano i soldi (che non ci sono). E' inevitabile... quando le risorse iniziano a scarseggiare, è il momento in cui rifletti seriamente su cosa sia davvero importante per te, e se valga la pena mantenerlo per sacrificare qualcosa di meno necessario.
In teoria, questa riflessione dovremmo farla sempre con il tempo: non è mai abbastanza, e quando lo sprechiamo, di solito ci rendiamo conto, a posteriori, di come avremmo potuto utilizzarlo.
Allora... proviamo a coinvolgervi un po'... voi, a cosa avete rinunciato? e a cosa non potreste rinunciare?
Di Marco (del 04/03/2009 @ 08:53:07, in News, linkato 21 volte)
Impianti nucleari attivi in Francia
Evviva il nucleare. Finalmente! Finalmente riprendiamo a costruire le bellissime, ecologiche, supersicure e avvvenirisitche centrali nucleari anche in Italia. Era ora. Francamente, ero stufo di sentire parlare di tecnologie vecchie, obsolete e inutili quali l'eolico, il solare, la produzione di energia distribuita, ecc. Una bella centrale nucleare, anzi 5 o 6, ci risolveranno tutti i problemi energetici dal 2020 in avanti. Finalmente, potremo essere indipendenti dagli altri paesi, non saremo più sottoposti al gioco di stati canaglia come Russia, Ucraina, Libia, Afghanistan, ecc., che detengono le materie prime. Questa sì che è vero progresso!
Peccato che pensiamo di costruire queste centrali con i superesperti francesi, visto che nel 2008 due, dico due, incidenti nucleari di alta gravità abbiano contaminato per secoli alcune zone favolose (vedi per esempio la zona di Tricastin). Peccato che non ci sia una sola tecnica di smaltimento "sicuro" di scorie radioattive, e che non ci sia nessuno, dotato di senno, che accetti di stoccare in casa propria tali materiali. Peccato che, come qualsiasi studente di ingegneria vi possa raccontare, non esista il "rischio zero": per la verità non esiste nemmeno il concetto di zero, che è matematico (e, quindi, virtuale). E, nell'ambito delle centrali nucleari, per quanto si possa limitare il rischio a una percentuale molto bassa, c'è sempre la possibilità che, a fronte di un evento negativo (una fuoriuscita di materiale radioattivo, come è avvenuto in Francia), ci sia un prezzo esageratamente alto da pagare.
La cosa che più mi sorprende è che l'Italia si espresse, tanti anni fa, contro il nucleare. Ora, che un governo abbia "mano libera" di riavvviare i discorsi al riguardo, lo ritengo assurdo e inaccettabile: com'è possibile che si possa deliberatamente ignorare un pronunciamento praticamente plebiscitario di una nazione? Se non altro, bisognerebbe indire un nuovo referendum, se non altro.
Infine, per tutti quelli che sono favorevoli al nucleare, mi piacerebbe che fossero loro ad accettare, nella loro casa, nel loro appezzamento di terra, nella loro città, un po' di scorie. Perché fino a quando la spazzatura è lontana, la puzza non si sente e sono tutti felici. Ma quando la spazzatura resta sotto le nostre finestre, nessuno è così favorevole come prima.
Qui di seguito qualche link sul disastro in Francia nel 2008. Che, ovviamente, in Italia è passato, per la maggior parte dei mezzi di informazione, sotto silenzio.