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 Il porto di Alassio... di Marco
 
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Le parole più belle sono quelle che ti aspetti, ma che sai non arriveranno

Marco
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Marco (del 26/12/2008 @ 17:30:00, in Attualità, linkato 55 volte)

Buon Natale. Di cuore. Qualsiasi significato vogliate dargli. Al Natale.
Sento da molti che il Natale è un momento che genera ansia e difficoltà, vittima com'è del consumismo più sfrenato, che fa passare in secondo piano il suo vero significato, ovvero di celebrazione della nascita.
Già, la nascita... ma nascita di chi? O nascita di cosa?
Mi sono posto molte domande, soprattutto di recente. Natale ormai è la festa dei negozi, che fanno più affari in questo periodo che in tutto il resto dell'anno. W il Natale, diranno sicuramente loro. Se si potesse, per il commercio si stabilirebbe anche una festività a giugno, di modo da avere due periodi di incassi garantiti. Purtroppo si devono accontentare di San Valentino, di Pasqua e, di recente, di Halloween, oltre ovviamente ai saldi estivi e invernali.
Di fronte a questi eventi, è chiaro che uno pensa ai regali e meno al motivo originario. Già.. e torniamo alla domanda di cui sopra: nascita di chi? o nascita di cosa?
La nascita di Cristo viene portata al 25 dicembre, ma in realtà non risulta che effettivamente Cristo sia nato in quel giorno di 2008 anni fa. Perché, allora, hanno scelto dicembre come mese?
Senza andare troppo nel tecnico, è ormai un fatto consolidato che la religione cristiana, quella delle origini, sia nata con la forte commistione delle religioni pagane presenti in quel periodo. Un modo decisamente ingegnoso per acquisire nuovi credenti: sulla base di una religione che prometteva la vittoria sulla morte (unico credo mai esistito, a meno della reincarnazione, che però è concettualmente diversa), e quindi di per sé molto attraente, si è cercato di "accettare" alcuni usi e tradizioni di altre culture, per far sì che lo "stacco" non fosse così forte.
In questo modo, si spiega piuttosto facilmente il perché del 25 dicembre: Cristo porta luce là dove la luce non ci può essere, ovvero nella morte. E in tal senso ricorda tanto (troppo) le feste pagane della fine dell'inverno in cui, appunto, si festeggia la "morte" dell'inverno con la "nascita" della primavera.
Allo stesso modo si può parlare del giorno della morte di Cristo, che riprende la Pasqua ebraica in tutto e per tutto. Se il giorno della nascita di Cristo è stato determinato arbitrariamente, è forse drammaticamente più "comico" pensare al fatto che nemmeno gli evangelisti sappiano esattamente il giorno in cui Cristo morì sulla croce: i Vangeli, infatti, sono addirittura contrastanti tra loro (sul giorno, sul modo in cui morì, sulla tumulazione e persino sulla resurrezione). Poiché la Chiesa ci dice che i Vangeli sono "Parola di Dio", è divertente pensare che nemmeno Lui si riesca a mettere d'accordo con Se stesso... ; - )
Già, lo sapevate? I Vangeli sono in contrasto tra loro, e tra l'altro uno di essi (quello di Marco) fu scritto da uno che Gesù non l'aveva nemmeno conosciuto (Marco, infatti, non era un Suo apostolo).

Insomma, qui non voglio aprire un dibattito che dura da duemila anni, ma semplicemente "scagliarmi" contro una forma di ipocrisia sempre più imperante nella nostra vita, a tutti i livelli, in tutti i posti, dalla politica, alla religione, al lavoro, alle amicizie...
Quello che voglio dire è che, riferendomi in particolare alla religione, se il messaggio dei Vangeli è da considerarsi (a mio avviso) assoluto e universale (nei valori e nei contenuti), ciò non si può dire su quanto gli è stato costruito sopra, che (sempre a mio avviso) lo appesantisce e lo rende, a volte, non digeribile.
Mi spiego meglio: è necessario considerare Cristo il figlio di Dio per essere un buon credente? E' necessario credere nella Sua resurrezione per sentirsi in pace con sé? E' necessario andare in Chiesa ogni domenica per sentirsi un buon cristiano?
La vera religione si vive ogni giorno, in ogni istante. Un buon cristiano è tale se considera sempre il suo prossimo la persona che si trova di fronte, e non un prossimo ipotetico che resta soltanto sulla carta o nei buoni propositi. Fare una vita di fede vuole dire comportarsi come se questo fosse l'ultimo nostro giorno, e onorarlo come tale: come un bene troppo prezioso per sprecarlo con insulti, rabbia, rancore, dolore....
La capacità di essere santo si sperimenta là dove è più difficile: non nelle imprese della vita, ma nella fatica quotidiana, quella che ci fa chiedere, in mezzo al traffico, o all'inizio di una pesante giornata di lavoro, il perché di tutto questo.

Cambia forse qualcosa, a noi, sapere che Cristo fu solo un uomo, un grande profeta, e non il Figlio di Dio? Non siamo forse anche noi Figli di Dio? Può essere sminuito quanto è presente nei Vangeli?

In fondo, sapere o non sapere che domani ci sarà un'altra vita, non cambia questa, se pensiamo che questa sia l'unica che abbiamo. La ricompensa del domani ci può forse aiutare nel sopportare le fatiche e i dolori di oggi, ma non la volontà e la determinazione che potremmo mettere in atto se volessimo oggi migliorare la nostra esistenza.

Ipocrisia vuole dire ignorare chi ci sta accando e pulirsi la coscienza con donazioni alle associazioni umanitarie.
Il vero Natale è quello che passiamo dentro di noi: la rinascita di noi stessi come persone migliori, ogni giorno, forti degli errori del giorno precedente e della volontà di dare qualcosa di più.
Il sole ce lo ricorda sempre: c'è sempre una nuova possibilità che nasce all'alba. Sta a noi coglierla.

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Di Marco (del 23/12/2008 @ 05:11:15, in Canzone del giorno, linkato 40 volte)

Ci stiamo avvicinando a grandi passi a Natale. Il Natale per me è stato sempre un momento davvero speciale: al di là dell'incredibile ventata di consumismo che ha mercificato questo evento, l'idea di pensare agli altri, alle persone a te più care, di pensare a loro e di chiedersi: "ma cosa gli può servire?" e, nella maggior parte dei casi, ignorare profondamente i loro desideri, scoprendo in realtà che delle persone che ci stanno vicine conosciamo ben poco, mi ha sempre affascinato.
Dare, in fin dei conti, è più bello di ricevere: ti fa sentire più leggero, ti consente di vedere nella gioia degli altri la tua gioia, quella parte di te che, forse, tendi a nascondere un po' troppo durante le tue oneste, ma piccole, giornate.

Certo, non è facile, non è facile dare. Ce ne rendiamo conto proprio adesso: allorquando dobbiamo pensare a un regalo, andiamo quasi nel panico, rifugiandoci in un prodotto generico, che "può andare sempre bene" e sul quale il nostro impegno è fondamentalmente limitato.

Beh, non importa. Piccola riflessione, un po' amara, in vista di questo Natale 2008.

Ma ora è il momento di festeggiare, no? E allora la mia canzone del giorno è un po' "particolare": non i soliti "white christmas" o "happy day", ma una più "laica" My sweet lord" del mitico George Harrison, dalle melodie un po' melanconiche. Buon ascolto, e buon Natale. Cercate di pensare un po' di più a chi avete accanto.

George Harrison - My sweet lord (1970)

My sweet lord Mio dolce Signore
Hm, my lord Hm, mio Signore
Hm, my lord Hm, mio Signore
   
I really want to see you Voglio davvero incontrarti
Really want to be with you Voglio davvero stare con te
Really want to see you lord Voglio davvero incontrarti
But it takes so long, my lord Ma ci vorrà ancora molto, mio Signore
   
My sweet lord Mio dolce Signore
Hm, my lord Hm mio Signore
Hm, my lord mio Signore
   
I really want to know you Voglio davvero conoscerti
Really want to go with you Voglio veramente andare insieme a te
Really want to show you lord Voglio veramente mostrarmi a te
That it wont take long, my lord (hallelujah) Ma ci vorrà ancora molto tempo, mio Signore
   
My sweet lord (hallelujah) Mio dolce Signore (hallelujah)
Hm, my lord (hallelujah) Hm, mio Signore (hallelujah)
My sweet lord (hallelujah) Mio dolce Signore (hallelujah)
   
I really want to see you Voglio veramente vederti
Really want to see you Voglio veramente vederti
Really want to see you, lord Voglio veramente vederti, Signore
Really want to see you, lord Voglio veramente vederti, Signore
But it takes so long, my lord (hallelujah) Ma ci vorrà ancora molto tempo, mio Signore (hallelujah)
   
My sweet lord (hallelujah) Mio dolce Signore (hallelujah)
Hm, my lord (hallelujah) Hm, mio Signore (hallelujah)
My, my, my lord (hallelujah) Mio Signore (hallelujah)
   
I really want to know you (hallelujah) Voglio davvero conoscerti (hallelujah)
Really want to go with you (hallelujah) Voglio veramente andare insieme a te (hallelujah)
Really want to show you lord (aaah) Voglio veramente mostrarmi a te (aaah)
That it wont take long, my lord (hallelujah) Ma ci vorrà ancora molto tempo, mio Signore (hallelujah)
   
Hmm (hallelujah) Hmm (hallelujah)
My sweet lord (hallelujah) Mio dolce Signore (hallelujah)
My, my, lord (hallelujah) Mio Signore (hallelujah)
   
Hm, my lord (hare krishna) Hm, mio Signore (hare krishna)
My, my, my lord (hare krishna) mio Signore (hare krishna)
Oh hm, my sweet lord (krishna, krishna) Oh hm, mio dolce Signore (krishna, krishna)
Oh-uuh-uh (hare hare) Oh-uuh-uh (hare hare)
   
Now, I really want to see you (hare rama) Davvero, voglio proprio conoscerti (hare rama)
Really want to be with you (hare rama) Voglio veramente stare con Te (hare rama)
Really want to see you lord (aaah) Voglio veramente vederti, mio Signore (aaah)
But it takes so long, my lord (hallelujah) Ma ci vorrà ancora molto tempo, mio Signore (hallelujah)
   
Hm, my lord (hallelujah) Hm, mio Signore (hallelujah)
My, my, my lord (hare krishna) mio Signore (hare krishna)
My sweet lord (hare krishna) mio dolce Signore (hare krishna)
My sweet lord (krishna krishna) mio dolce Signore (krishna krishna)
My lord (hare hare) mio Signore (hare hare)
Hm, hm (gurur brahma) Hm, hm (gurur brahma)
Hm, hm (gurur vishnu) Hm, hm (gurur vishnu)
Hm, hm (gurur devo) Hm, hm (gurur devo)
Hm, hm (maheshwara) Hm, hm (maheshwara)
My sweet lord (gurur sakshaat) mio dolce Signore  (gurur sakshaat)
My sweet lord (parabrahma) mio dolce Signore  (parabrahma)
My, my, my lord (tasmayi shree) mio Signore (tasmayi shree)
My, my, my, my lord (guruve namah) mio Signore (guruve namah)
My sweet lord (hare rama) mio dolce Signore (hare rama)
   
(hare krishna) (hare krishna)
My sweet lord (hare krishna) mio dolce Signore (hare krishna)
My sweet lord (krishna krishna) mio dolce Signore (krishna krishna)
My lord (hare hare) mio Signore (hare hare)

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Di Marco (del 18/12/2008 @ 10:31:57, in News, linkato 1921 volte)
I binari 5 e 6 della nuova stazione interrata di Porta Susa

Questa mattina l'Eurostar ha deciso di partire con dieci minuti di ritardo... poco male, anche nelle situazioni negative si possono trovare piccole pieghe positive. Così, con la mia fedele Lumix (che mi porto sempre dietro, piccola e discreta com'è), mi sono addentrato nei 2 nuovi binari da pochissimo inaugurati della stazione sotterranea di Torino Porta Susa.

Premessa (utile per chi non è di Torino): la stazione di Porta Susa è quella di riferimento per i viaggiatori diretti verso est (ovvero: Milano) e verso le montagne (ovvero: Bardonecchia, Parigi). Degli iniziali 6 binari in superficie, da anni questi sono ridotti a 3 (e ora a 2) per fare spazio al famoso "passante ferroviario" che prevede l'interramento di tutta la tratta che, fino a poco tempo fa, tagliava in 2 buona parte della città.
La presenza della metropolitana e il collegamento con l'Alta Velocità faranno diventare Porta Susa come lo scalo principale di tutti i collegamenti (visto che ora, per andare a Bologna, si deve quasi necessariamente passare da Milano: ormai è sotto gli occhi di tutti la scelta, politica ed economica, di fondare il sistema Italia sull'asse Roma Milano, con buona pace di Genova, Venezia, Torino, ecc.).

Detto questo, stamattina per l'appunto sono sceso curioso di vedere come sarà la nuova stazione: l'appeal è stile metropolitana di Torino, con un grigio molto austero e sobrio (in perfetta linea sabauda) che la fa da padrone, pannelli di segnalazione blu nello stile Trenitalia, schermi LCD per i convogli presenti sui binari e dettaglio partenze/arrivi.

Il treno GTT si allontana dalla banchina

Lo spazio tra il muro e la sede dei binari non è molto vasto, come si può vedere dall'immagine qui sopra; in compenso, la galleria è decisamente luminosa e le indicazioni ben evidenziate.



In una rientranza sono state installate delle panchine per i viaggiatori in attesa (ne sono state messe poche perché questi binari dovrebbero essere dedicati al trasporto locale, per cui immagino si prevedano pochi minuti di sosta, a mo' di metropolitana cittadina). Belli, a mio avviso, gli inserti delle immagini di Torino sui muri del corridoio, invece delle solite pubblicità (ma prima o poi arriveranno anche quelle).


Un'ultima osservazione, un po' amara: le scale mobili riportano, ai piedi della salita, il marchio "Thyssen Krupp": certo, gli appalti sono iniziati ben prima dell'incendio dell'anno scorso. Ma fa comunque un certo effetto vedere impresso il marchio di una società che ha profondamente ferito l'immagine di Torino.
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Di Marco (del 17/12/2008 @ 09:50:00, in Canzone del giorno, linkato 55 volte)

Dopo un sacco di tempo riprendo la rubrica "canzone del giorno". Da quando è uscita la canzone che vi presento, non faccio altro che sentirmela nella testa... bellissima. Una ballata in perfetto stile Oasis, che si porta dietro una vena di malinconia, nata sull'onda dell'omaggio a John Lennon, che non sta riscuotendo, a mio parere, tutto il successo che merita, tant'è che non è nemmeno entrata nella top 10 inglese.
Qui di seguito, come al solito, la traduzione, e sopra il video.
Una piccola nota: non sono convinto della traduzione della seguente strofa:
Out to sea / It's the only place I am asleep
Io l'ho tradotta in modo letterale, ma cercando sul web ho trovato traduzioni molto più "coraggiose". mah...

Here’s a song Ecco una canzone
It reminds me of when we were young Che mi ricorda di quando eravamo giovani
Looking back at all the things we’ve done Guardando indietro a tutto ciò che abbiamo fatto
You gotta keep on keepin’ on Devi invece continuare ad andare avanti
   
Out to sea  Fuori, nel mare
Is the only place I am asleep  E' l'unico posto in cui sono addormentato
Can get myself some piece of mind Dove posso sentirmi in pace
You know it’s getting hard to fly  Lo sai che è difficile provare a volare
   
If I’m to fall E se stessi per cadere
Would you be there to applaud Saresti lì per applaudire
Or would you hide behind the law O ti nasconderesti dietro la legge
Because If I am to go Perché se stessi per andarmene
In my heart you grow Nel mio cuore cresceresti
And that’s where you belong Ed è dove tu appartieni
   
If I’m to fall E se stessi per cadere
Would you be there to applaud Saresti lì per applaudire
Or would you hide behind the law O ti nasconderesti dietro tutti gli altri
Because If I am to go Perché se stessi per andarmene
In my heart you grow Nel mio cuore cresceresti
And that’s where you belong Ed è dove tu appartieni
   
 If I’m to fall E se stessi per cadere
 Would you be there to applaud Saresti lì per applaudire
 Or would you hide behind the law O ti nasconderesti dietro tutti gli altri
 Because If I am to go Perché se stessi per andarmene
 In my heart you grow Nel mio cuore cresceresti
 And that’s where you belong Ed è dove tu appartieni
   
Yes I’m out of time Sì, il mio tempo è scaduto
I’m out of time Il mio tempo è scaduto
I’m out of time Il mio tempo è scaduto
I’m out of time Il mio tempo è scaduto
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Di Marco (del 15/12/2008 @ 10:56:08, in Sport, linkato 61 volte)
La Maratona itinerante in una umida serata bolognese

Ho temporaneamente abbandonato gli "Amarcord" perché non avevo più tempo per scrivere, e poi anche un po' per scaramanzia (sia mai che, limitando i ricordi pre-partita, si sovverta il trend negativo di quest'anno).
Ma, come tutte le credenze e le usanze (e tra breve aprirò un bel post al riguardo), questi ragionamenti tendono miseramente a fallire.
Voglio però contribuire ugualmente ad analizzare la partita di Bologna (che mi ha visto presente sugli spalti e, al di là del risultato finale, mi sono divertito lo stesso), sia mai che dalle mie riflessioni Cairo, Pederzoli e Novellino non traggano qualche spunto...
In fondo, l'Italia non è fondata sui direttori tecnici??? ;-D

Per poter parlare "serenamente" della partita di Bologna, è necessario innanzitutto dimenticarsi del risultato: pensando solo al punteggio quasi tennistico, verrebbe da dire: "il risultato parla da sé". Ma, in qualche modo, non terrebbe conto del match nel suo complesso. Allora, cari lettori, dimenticatevi per un momento del 5 a 2, e proseguite.
Il Toro marchiato Novellino inizia sostanzialmente come il Toro tragato De Biasi, con qualche piccola differenza: Diana a destra davanti a Colombo, e Abate spostato a sinistra davanti a Pisano. Per il resto, stesso centrocampo (Dzemaili supportato da Barone), stessa difesa (Natali supportato da Pratali), attacco con Amoruso e Bianchi per Stellone.
Di fatto, il 4-4-2 con di fatto gli stessi interpreti: d'altronde, non ci si poteva aspettare molto di diverso, visti i 3 soli giorni a disposizione del mister.
L'inizio partita è incoraggiante: il Bologna, compatto e corto, cerca di sfruttare la velocità di Marazzina e Di Vaio, che preferiscono essere imbeccati con lanci trasversali e lunghi dalle fasce, e dalle incursioni laterali (in particolare di Valiani, che si sovrappone a Di Vaio). Per il resto, il centrocampo felsineo soffre un po' la dinamicità granata con Barone e Dzemaili che riescono a tenere bene il campo.
Il vantaggio del Toro arriva al primo vero tiro in porta, grazie alla prontezza di riflessi di Barone e dallo stacco perentorio di Bianchi. 1a0, e la partita si mette bene.
Il resto del primo tempo è uno sterile tentativo di aggiramento della retroguardia granata, puntuale nel rimbeccare gli assalti con Natali e Pratali incisivi e concentrati, e da qualche scorribanda granata, data sopratttutto dalla vivacità di Abate (che progressioni!) e dai buoni inserimenti di Dzemaili, che rischia il primo gol italiano su una sua iniziativa centrale.
L'impressione è che, se il gol felsineo debba arrivare, il Bologna possa segnare più per gol "di confusione" che per azioni studiate o schemi tattici. Da rivedere la posizione di Colombo, un po' troppo svagato e propenso all'attacco piuttosto che alla copertura degli avanzamenti di Diana.
Riposo: negli spalti granata c'è ottimismo, c'è la voglia di crederci. Nel frattempo, si scalda Volpi: chiara l'intenzione di Mihajlovic di contrastare meglio Dzemaili per limitare le geometrie granata.
E non ci vuole molto, al Bologna, per sovvertire il risultato: affondo di Volpi, azione confusa, deviazione fortunosa di Pratali e palla in rete: inizia il calvario. Come si temeva, la squadra inizia ad accusare qualche calo di concentrazione.
Per fortuna abbiamo un Barone motivato, che ruba con caparbietà una palla sulla nostra trequarti, spinge verso destra e detta un passaggio in profondità per la progressione di Abate che converge verso il centro e serve un bel pallone per Bianchi, da solo a centro area: la deviazione di un difensore in recupero spiazza Antonioli e la palla finisce in rete: grande reazione!
Peccato che passa, anche qui, poco tempo perché si ristabilisca la parità: altra azione confusa, altro passaggio male congeniato da Pratali, e Di Vaio un po' sorpreso ringrazia per il gentile omaggio.
Da quel momento, sarà notte fonda su tutti i reparti: nessuna azione d'attacco degna di nota, ma solo altri svarioni, alcuni allucinanti e davvero incomprensibili (che vedono protagonista, purtroppo, Sereni), con gli ultimi 10 minuti in cui i tifosi granata se ne vanno in silenzio, e il Bologna gioca al torello a 11 allucinati e completamente inebetiti.

Ora, detto degli innegabili errori della seconda parte dell'incontro, da cosa si può ripartire? Come si può iniziare nuovamente il campionato e tentare di risalire la china della classifica?
a mio avviso, ci si può dividere in due: inaffondabili ottimisti o delusi pessimisti. Vediamo le ragioni di entrambi.
Pessimisti
La classifica dice 12 punti, terz'ultimo posto, seconda peggiore difesa del campionato, tre sconfitte consecutive con 10 gol subiti. L'attacco al solito non punge, la difesa è un colabrodo e Sereni, l'anno scorso punto saldo, incomincia anche lui a scricchiolare.
Di peggio, c'è la distanza (8 punti) dalle squadre in lotta per la salvezza: Cagliari, Siena. Se si considerano 40 punti come quota per la tranquillità, vuole dire che bisogna fare un girone di ritorno da 28 punti (dato che risulta difficile, messi come siamo, fare punti con Napoli, Genoa e Roma): ovvero, fare la seconda parte del campionato a ritmo Uefa (guardate chi c'è adesso a 28, e fatevi qualche calcolo).
La salvezza, a questo punto, è veramente complicata, anche a fronte di inserimenti nel mercato di gennaio: qui sembra più un problema di squadra che di singoli, manca probabilmente il carattere e la determinazione nell'uscire dalle situazioni di svantaggio, oltre che nel limitare la paura di vincere (visto che quest'anno ci siamo fatti recuperare nel giro di qualche minuto, vedi Catania, Milan e, appunto, Bologna). Come mettere mano, perciò, a una crisi più strutturale che altro? il verdetto, perciò, è eloquente: quest'anno si rischia seriamente la retrocessione, a meno di harakiri di Lecce, Reggina e Chievo che abbiano un girone di ritorno altrettanto disastroso del nostro.

Ottimisti
La squadra ha qualità maggiori rispetto all'anno passato: rivedendo velocemente le partite fin qui disputate, a parte gli ultimi 3 incontri non c'è mai stata una differenza marcata nelle prestazioni. Il Toro non ha sfigurato nemmeno contro Lazio e Inter, ha fermato il Milan (e avrebbe potuto vincere) e ha perso punti quando, con maggiore attenzione, avrebbe potuto raccogliere il bottino pieno. In più, c'è stata obiettivamente un po' di sfortuna, vedi i 5 (5!) gol annullati e completamente regolari. Guardando la classifica, è vero che siamo 8 punti dietro Cagliari e Siena, ma il Lecce quart'ultimo è a un solo punto e, dovessimo giocarci un campionato "ristretto" a 4 squadre, probabilmente siamo quelli meglio messi, in termini di qualità. Certo sarebbe un grosso rischio fare la corsa solo su queste formazioni.

In definitiva...
La squadra manca di un terzino destro che dia adeguata copertura: lo si sapeva già a inizio anno, ma si sperava che Diana riuscisse a reinventarsi in quel ruolo, un po' sulla falsariga di Zambrotta: purtroppo non è stato così. Lecito, perciò, aspettarsi un rinforzo nel mercato di gennaio con, magari, qualche gradito ritorno, come per esempio Motta (che, diciamolo, non è stato un fenomeno, ma qualche garanzia in più la dà).
Il problema vero, a mio avviso, è il nostro centrocampo: laddove Dzemaili viene pressato e reso "inerme" dal centrocampo avversario, il Toro tutto si spegne. Emblematiche, in questo caso, tutte le ultime partite: dai fasti contro il Milan (in cui godeva di una libertà assoluta), al secondo tempo di Bologna Torino (in cui Volpi l'ha costantemente chiuso, con il supporto del nostro ex Mudingay). Se consideriamo, poi, che ci manca un esterno sinistro puro (che dovrebbe essere Vailatti, ma che probabilmente non è adatto per la serie A) e che ci arrangiamo con fuori ruolo (Rosina, Abate, Diana, Saumel, Zanetti, Rubin), è chiaro che un altro intervento nel mercato potrebbe portarci il tassello mancante.
Ma anche se così fosse, risulta sempre troppo "limitata" la presenza di due soli centrocampisti (Dzemaili più Saumel, o Barone, o Zanetti), che devono in teoria interdire e proporre. Allo stato attuale, i nostri veri registi sono Natali e Pratali (o Di Loreto), che dalle retrovie fanno partire i lanci lunghi verso le punte (che ovviamente possono fare ben poco).
Mi stupisce, pensando al passato, il fatto che De Biasi non abbia proposto lo schema dello scorso anno, che bene fece nelle ultime partite: un regista difensivo arretrato (Dzemaili), due centrocampisti puri di contenimento (Saumel e Zanetti), due ali (che potevano essere a questo punto Rosina e Abate), e una punta (Stellone o Amoruso, visto l'imbarazzante stato di forma di Bianchi), mantenendo sempre invariata la difesa a 4 (Diana, Natali, Pratali e Pisano, o Rubin). Il problema della mancanza di rifornimenti alle punte è dato, a mio avviso, dalla scarsa libertà del centrocampo, sovente stritolato dalla migliore organizzazione degli avversari. In sintesi: se hai due centrocampisti, devi necessariamente appoggiarti sulle ali (ma manca quella sinistra, e sarebbe stata utile in questo senso la presenza di Di Michele); se non hai le ali, devi rinforzarti il centrocampo (e il mio sogno sarebbe avere Dzemaili e Almiron insieme).
Detto che non penso che Cairo voglia spendere molto nel mercato di gennaio (fossi in Pederzoli prenderei Motta e Almiron e richiamerei Di Michele), una soluzione potrebbe essere quella di giocare con un 4-4-2 atipico, con cioè in attacco Amoruso (o Stellone) supportato da Rosina, più accentrato, più seconda punta, che parte dalla linea dei centrocampisti per poi scatenarsi nelle sue progressioni: questo consentirebbe alla squadra di avere maggiore imprevedibilità in attacco, di poter avere concretamente delle alternative al gioco sulle fasce, di liberare Dzemaili dalle eccessive attenzioni degli avversari e di recuperare il nostro capitano, riportato nella posizione che predilige.

Poi, al di là degli schemi, quello che più conta è la convinzione e il carattere, e quelli devono essere propri di ogni giocatore che scende in campo con la gloriosa maglia granata...
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Di Valeria (del 13/12/2008 @ 00:01:08, in Nel vento, linkato 21 volte)

Ricordo una volta di aver letto alcuni cenni sulla vita della filosofa Simone Weil. Mi aveva colpito il fatto che da giovanissma avesse attraversato un periodo di grande sofferenza in cui si sentiva poco dotata intellettualmente e priva di ogni attitudine e capacità.
Ciò che le aveva permesso di uscire dalla crisi e affrontare la sfida della vita era stato il pensiero che la verità non è negata a nessuno che la desideri ardentemente.
Come condivido questa sua intuizione...Io ho sempre pensato che se esiste un Dio e una realtà soprannaturale, questa non può essere accessibile unicamente attraverso lo sforzo intellettuale di una casta di “illuminati”, ma deve esserlo a tutti; attraverso qualche forma di manifestazione, specialmente ai più piccoli e "poveri in spirito", come i bambini.

Proprio una bambina è la protagonista de “Le Cronache di Narnia”, il film tratto dall’omonimo romanzo di Clive S.Lewis. E' lei, Lucy, a scoprire l'accesso a un altro mondo, oltre la porta di un vecchio guardaroba collocato nella stanza vuota di una grande casa. Un mondo innevato, che la accoglie tra i fiocchi candidi che scendono dal cielo. Un mondo dove "è sempre inverno, ma mai Natale". Scenario di una storia grande- più grande della realtà che Lucy ha conosciuto nella sua vita di tutti i giorni, ma di cui si ritrova a fare parte, da sempre. Quella che narra dello scontro tra il bene e il male; della sconfitta di quest'ultimo. E infine, dell'arrivo della primavera, col Natale che ne è la prima gemma.

L’immagine della neve che scende dal cielo - in questi giorni sul Piemonte, come ha descritto Marco- rappresenta per me in modo bellissimo l'intuizione della verità che va incontro a tutti coloro che desiderano accoglierla. Un dono dall’alto che ci sfiora con dolcezza, invitandoci ad alzare lo sguardo, come Lucy.
Nel Natale io vedo questo dono rivelato in tutta la sua pienezza. Nella notizia che la Verità, Dio, scende dal cielo fino a noi lieve, piccolo, neonato. Non abbagliante, nella sua divinità; nemmeno inaccessibile nel mistero. Ma conoscibile, invece, attaverso il volto umano di un bambino che diventerà adulto e morirà crocifisso a poco più di trent'anni, per amore nostro. Un amore che nella risurrezione si dimostra più forte della morte.
La notizia più bella che io abbia mai sentito. Speranza a cui richiamano le luci in queste notti d'inverno e gli alberi addobbati in miracolose fioriture. A ricordare che alla fine di ogni notte c'è l'aurora; alla fine dell' inverno, la primavera. E al termine dell'attesa, oltre la stanza vuota del mio cuore -quella del desiderio di una presenza- l'Incontro con l'Amore disceso dal cielo.

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Di Marco (del 10/12/2008 @ 09:47:19, in Fotografia, linkato 18 volte)

Mondovì - Sitting wishing snowing

E' Natale!
Beh, più o meno... ma i fiocchi che scendono copiosi sul capoluogo piemontese, ricordandoci che, in fin dei conti, Torino è una città di montagna, rendono l'atmosfera unica e suggestiva.
Il ponte dell'Immacolata ha regalato cielo blu in città come sulle piste di tutto il comprensorio sciistico (mi pare tutti gli impianti aperti, come non succedeva da anni). Ma oggi... stamattina Torino si è svegliata sotto una soffice coltre bianca. Qualche inevitabile problema con gli spostamenti (io per esempio ho faticato a recuperare la macchina, ma la prossima volta la lascio a nanna e prendo i mezzi pubblici), ma il rumore ovattato, la lentezza dei movimenti e questi fiocchi che lievi scendono... ...wow, che emozione. uno spettacolo nello spettacolo.
La foto qui sopra è stata scattata a Mondovì, la settimana scorsa. Un paese diviso in due (parte bassa e parte alta) unito da una funicolare di cui ignoravo l'esistenza (molto carina). Se a Mondovì ci fosse un recupero concreto di tutti i vecchi palazzi, diventerebbe un polo turistico fortemente attrattivo, un po' come San Gimignano in Toscana. Solo che i Toscani sono furbi e notevolmente più bravi dei Piemontesi nel valorizzare il loro territorio. I Piemontesi (come testimoniano le attività nelle Langhe, nel Roero e, più da poco e con qualche timidezza di troppo, nel Monferrato) stanno iniziando, ma qualche consiglio potrebbero certamente riceverlo.

Come avete potuto vedere, ultimamente il tempo che ho dedicato al sito si è notevolmente ridotto. Lavoro e stanchezza hanno dato una botta non indifferente alla mia produzione sul web... ciononostante, durante il ponte dell'Immacolata ho scattato qualche foto sulla Passerella Olimpica. Dateci un'occhiata...  ; - )

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Di Marco (del 05/12/2008 @ 16:53:14, in Fotografia, linkato 58 volte)

La neve che brilla... a Mondovì

L'altro giorno mi è capitato di dover andare a Cuneo. Partito la mattina presto con una temperatura invidiabile (-6!), ho avuto il piacere di apprezzare uno scenario davvero mozzafiato: di fronte, tutta la corona delle Alpi completamente innevata, mentre di lato all'autostrada correvano campi bianchissimi intervallati ogni tanto da qualche albero ricoperto a sua volta di candida panna. Il tutto, sotto un cielo limpido, blu, dall'aria tersa... Magnifico. Così, tornando verso casa, mi sono imbattuto in questo piccolo scorcio: cercavo di darvi l'immagine della neve che splende al sole: se infatti aguzzate la vista, potete apprezzare il fatto che piccoli luccichii si intravedano nella immagine.
Ovvero: quando la Natura dà spettacolo, e il cuore ti diventa subito leggero...

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Di Marco (del 04/12/2008 @ 11:51:48, in Fotografia, linkato 27 volte)

Canon EOS 50D

Bene, finalmente è arrivato il Natale e, crisi o meno, è anche il momento di "coccolarsi" un po', magari con qualche regalo di.. una certa "importanza".
Tutta colpa della Lumix di quest'estate... la differenza tra le fotocamere di ieri e quelle di oggi è superiore a quanto io potessi immaginare. In particolare, ho sempre ritenuto che la mia grandiosa EOS 300D potesse, davvero, costituire una inseparabile compagna per tanti e tanti anni ancora. magari cambiando obiettivo, passando cioè dal Sigma 18-125 di ora a qualcosa di più evoluto.
Mi sono, invece, mio malgrado dovuto ricredere: la tecnologia ha fatto passi da gigante anche là dove non pensavo ci potesse essere molto spazio.
Così, eccola qui, il nuovo oggetto del desiderio: la Canon (ormai, mi ci sono affezionato) EOS 50D, la nuova fotocamera "prosumer", con megapixel da buttare, il nuovo processore Digic4, di cui dicono un gran bene, e tante caratteristiche che la fanno, tecnicamente, posizionare su un gradino superiore rispetto alla sua zia, la capostipite 300D (la prima reflex digitale uscita in commercio).
Così, ecco la lista della spesa, presto fatta: corpo macchina a parte, e la scelta dell'obiettivo. Già... quale? In linea teorica, con questo po po di fotocamera, ci vorrebbe qualcosa di adeguato. ma spendere 1200 euro per il corpo macchina e altrettanti (se non di più) per gli obiettivi mi sembra una piccola esagerazione, e non me lo posso permettere.

Tamron 18-270

Così, ho messo gli occhi sul Tamron 18-270 stabilizzato, un vero gioiellino apprezzato da critica e utenti. Ovvio, una "escursione" così estrema non mi permette di fare voli pindarici riguardo la sua resa (consiglio: diffidate sempre di un obiettivo che faccia tutto, da grandangolo a tele), ma conoscendo la mia pigrizia (non mi ci vedo a prendere, cambiare obiettivo, rimontare l'obiettivo, riprendere, ecc), credo che possa costituire un buon compromesso qualità/costi.
L'alternativa poteva costituire nell'obiettivo Canon EF-S 18-200, offerto in qualche promozione in bundle proprio con la EOS 50D, ma sentendo più commenti... questi non sono stati molto clementi al riguardo. per cui, l'ho necessariamente scartato. Considerando, inoltre, che costa pure lievemente di più del Tamron.
Ora, questo è un serio impegno: passare dalla 300D alla 50D vuol dire produrre molta più fotografia di qualità rispetto a quanto io abbia fatto fino a oggi. E sarete voi, voi gentili utenti di questo blog, a decretare se l'acquisto sia stato "congruo" o meno...

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Di Valeria (del 03/12/2008 @ 15:50:41, in Nel vento, linkato 107 volte)

Come una sorpresa senza fine...Un abbraccio che improvviso ti raggiunge e ti solleva- ovunque ti trovi, anche nel dolore. Così è la bellezza, capace di rapirci in una dimensione di gioia e di meraviglia.
Basta l'incontro di uno sguardo, e già il dono di un sorriso addolcisce la sofferenza.
Il cielo sopra di te, con le sue nuvole, è ora dentro di te.

Ma chissà. Chissà dove vuole portarci questa gioia, capace di aprire in noi la ferita della nostalgia; verso quale orizzonte di novità e rapimento senza misura.


...Straziante, meravigliosa bellezza del creato...

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