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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Marco (del 28/01/2008 @ 21:40:48, in Poesie, linkato 223 volte)
 Il tempo scorre mi guardo indietro, verso il mio passato di sogni, speranze rido di un riso dolce amaro lungo i binari del treno lucidi come i miei occhi immagini che passano dal finestrino paesaggi un po' spettatore, un po' protagonista tra le pieghe di questa vita mi ricordo, o come se mi ricordo e scorre l'acqua lungo la mia pelle e corro veloce tra i campi, quasi mi manca il fiato e la strada che ho percorso in cerca di una meta quando forse non è la meta ma il sentiero non so se sia troppo tardi indicarti quel gabbiano che si libera alto sopra di noi passione, genera passione quegli alti sentimenti che ci fanno sentire vivi unici, e vivi cosa c'è più bello di sentirsi vivi di toccare il sentimento e di nutrirsi di esso qui, e ora non c'è domani a questo giorno che finirà
freddo, inanimato, e buio ti cerco nel luogo del rimpianto e vorrei tornare a ieri e vorrei che non ci fosse questo domani non passa giorno che mi chieda quanto sia difficile onorare il privilegio che ho perdendomi in una miriade di incoscienze di questo stupido mondo che si vende per poco non sono più abituato a sfidare il cielo e a chiedermi se possa essere migliore dove mi sono perso, dove
e ora, cala la notte l'alba cancellerà le mie preghiere e i miei buoni propositi svaniranno come rugiada al sole
e sarà tutto vano
Di Marco (del 27/01/2008 @ 12:06:27, in News, linkato 51 volte)
 Adesso è veramente troppo.... Procediamo con ordine. Per noi, innamorati del cielo, per noi, che d'estate ci abbandoniamo romanticamente a inseguire le stelle cadenti, per noi, che detestiamo le luci della città.... Chi osserva il cielo non per imprecare, ma per cercare se stesso, o semplicemente per rendersi conto che, in questa vita, qualcosa di più c'è, non può non essersi reso conto che qualcosa di strano c'è. Non da qualche giorno, ma da parecchi mesi a questa parte. E, tanto per fare qualche semplice collegamento, forse si è chiesto perché nei bollettini meteo proposti in tv non si vedono più le mitiche immagini dal satellite, ma solo elaborazioni del computer. Eppure, la risposta è lì, a portata di mano, anzi di occhio... Scie chimiche. Quelle che vedete nell'immagine qui sopra (che ho scattato con il mio cellulare). Due linee che partono da uno stesso punto, per poi procedere più o meno parallele solcando il cielo sopra la mia città. Gli aerei non lasciano queste scie. Dovete sapere che il cielo è rigidamente regolamentato, per cui esistono per gli aerei di linea delle vere e proprie "autostrade" del cielo, in cui vanno rispettati determinati vincoli di posizione, distanza e, soprattutto, rotta. Ora... se esistono (ed esistono) tali vincoli, com'è possibile che in cielo ci siano pittogrammi del tutto incomprensibili? Non avete mai notato incroci di scie d'aereo? E in che direzione vanno? vi siete mai chiesti se sia normale? Infatti, non lo è. Non è normale. E la risposta, cercando in rete, è piuttosto semplice, anche se inquietante. Il controllo del tempo. maneggiare la pioggia, il sole, le nuvole. Avere il sole al mare, la neve in montagna, i weekend perfetti da turista, le piogge perfette per gli agricoltori, ma anche deviare i venti, contenere le tempeste... e quant'altro ci possa venire in mente. In fondo, si tratta di mero interesse economico. Le esigenze commerciali creano una domanda. Le scie chimiche forniscono la risposta. Quale? beh, tecnicamente (sempre grazie a Internet...) il fenomeno della creazione (o meno) delle nuvole avviene rilasciando, mediante aerei appositamente equipaggiati, in sospensione nell'area metalli pesanti, particelle di metalli pesanti. Che fungono da catalizzatori e provocano l'aggregazione (o dispersione) di vapore acqueo (nuvole, pioggia). Il fenomeno è spiegato abbastanza bene sul sito web sciechimiche.org. Ora... al di là delle implicazioni morali (è giusto? non è giusto? ci sono dei limiti? perché non ce lo dicono?), l'effetto "indesiderato" è che questi metalli pesanti inevitabilmente cadono sulla terra e, visto che sono in forma di particelle, si confondono nell'aria e si posano sulle coltivazioni, vengono inalati da tutti noi... insomma, è inquinamento. una marea di inquinamento. silenzioso, nocivo, devastante. alla lunga però, in quanto l'effetto immediato (3-4 ore circa) dal momento del rilascio è solo sul cielo (la comparsa o scomparsa delle nuvole), mentre le conseguenze sull'uomo (cancro, tumori, ecc.) si renderanno evidenti nel corso degli anni.
 ...che dite, mi sono scatenato con la lettura??? beh, dopo tanto silenzio... come penso abbiate letto nei precedenti post, la lettura è anche un modo per evadere. per me, ha rappresentato (e rappresenta) uno stimolo per sognare, la voglia di cercare qualcosa che mi porti "più su", che mi faccia ricordare che c'è anche un cielo stellato oltre le nubi, al di là della perenne cappa di smog che opprime le nostre città. Ok, fine divagazione. torniamo alla quarta fatica di Fabio Volo. Primo libro (Esco a fare due passi): hmmm, sì, carino, in linea con il suo personaggio. Secondo libro: spettacolo. E' una vita che ti aspetto è un libro assolutamente da leggere. e da rileggere. lo consiglio vivamente. Terzo libro, Un posto nel mondo, interessante, molto bello anche questo. Arriviamo a "Il giorno in più". Grandi libri passati, grandi aspettative future. Forse troppe. Ogni volta, bisognerebbe ripartire da zero, per evitare di autocondizionarsi. Si finisce con perdere la gioia della scoperta, quella sensazione che si prova quando si sperimenta qualcosa di nuovo... Passiamo alla storia. New York, Parigi, forse Milano, ma soprattutto due cuori, che si inseguono, si parlano da lontano, si rincorrono. per poi ritrovarsi in un gioco, in un'avventura, senza regole, o meglio con solo le loro regole, quelle che i due protagonisti si inventano e accettano. E' un libro di libertà, di rottura di consuetudini, di voglia di aria fresca, di essere ciò che si è senza averne timore, senza temere di essere respinti. A suo modo, insegna tramite l'esempio. Ognuno, poi, ne può trarne le conseguenze. Per un trentenne è un libro ideale, l'identificazione è facile. anche se (magari) non si condividono certi aspetti, il racconto rappresenta un contraltare, un immagine cui confrontarsi per verificare quanto siamo liberi nella nostra vita, quanto decidiamo di viverla... In definitiva, è un racconto semplice, che scorre via veloce, ma che ti consente di porti qualche interrogativo interessante. Tutto sommato... Bravo Fabio, magari potessi scrivere anch'io così... 
Di Marco (del 17/01/2008 @ 20:35:11, in News, linkato 165 volte)
 Ci sono dei posti che ti strappano un sorriso anche quando sei triste. Ci sono dei posti nei quali ti rifugi dai tuoi problemi, dal caos che senti attorno a te. Ci sono dei posti che ti fanno capire che c'è qualcosa di più in questa vita. E' mattina. mattina presto, ci si sveglia quando il cielo è ancora buio fitto, e il rumore del traffico gradualmente sale. Si fa colazione con la luce del lampadario, mezzi assonnati e con la testa metà sul cuscino e metà sulle attività che ci aspettano. Poca voglia di vestirsi, di affrontare l'aria fredda, di immettersi nel traffico. Ecco, sei sveglio, ti ritrovi in mezzo a un'umanità indifferente e rinchiusa nelle sue preziose scatoline metalliche. ognuno rappresenta un mondo, un mondo distinto e autonomo con pochissime interazioni con quello di fianco. Segui la strada, o forse è la strada a condurti alla tua destinazione. D'un tratto, però, spunta un fiore dal panorama di cemento e asfalto che ti circonda. Ed è proprio il caso di dirlo... Per una fortuita coincidenza di orari, in questo periodo ho la fortuna di assistere a uno spettacolo indimenticabile. Percorrendo Corso Trieste e immettendosi nell'autostrada Torino Savona, ti si presenta all'alba uno scenario memorabile. La strada effettua una lunga e dolce "S", magicamente orientata per donarti una visione che ti entra dentro per donarti calore e serenità. Il sole sorge timido tra i tetti del borgo vecchio di Moncalieri, a metà strada tra il campanile e il Castello dei Savoia, donandoti il profilo del paese arricchito dagli sbuffi dei camini. E' un attimo, sei in autostrada, non puoi rallentare troppo... Così, mentre ancora hai negli occhi l'immagine del sole che si fa largo tra le punte dei tetti, ecco che la strada ti porta a volgere lo sguardo verso un altro, incredibile scorcio: è lì, nella sua perfetta cornice, maestoso ed elegante... Il Monviso, colorato di un rosa gentile, si presenta vicinissimo, donandoti un altro momento indelebile. ...ora posso iniziare la mia giornata
 Ecco la recensione di un regalo di Natale... Premetto che non sono mai stato un fan dei Simpson... fino a poco tempo fa... Diciamo che, complice anche la stanchezza del lavoro, i pochi giorni di ferie a disposizione li ho passati a spegnere il cervello e a guardare la tv in stato semi-vegetativo, spaparazzato sul divano e con l'inerzia del telespettatore accanito. tanto per non perdere il contatto con uno schermo... In più, ho avuto a disposizione Sky, e così i motivi per accendere quella droga elettronica si sono moltiplicati. Tra questi, la possibilità di vedere in più occasioni della giornata I Simpson. Ogni puntata dura più o meno 20 minuti e un giorno, mentre mi accingevo a stirare le 12 camicie arretrate, sono arrivato a guardare 6 puntate consecutive... I Simpson sono un grande cartone animato, ma è fuorviante definirlo cartone animato. perché (almeno io) istintivamente lo associo a un programma per i bambini (essendo, per l'appunto, un cartone). invece, al suo interno, trovi riferimenti sottili, anche complessi, decisamente "fini" per un target così giovanile... al che mi chiedo, sovente, se questo sia il primo vero cartone animato per adulti. E la risposta inevitabilmente è "sì!". Che gioia vedere i Simpson... anche se, nel mare magnum delle puntate, qualcuna non è propriamente memorabile, in ognuna di essa c'è sempre qualcosa di speciale, una perla che è lì, pronta per essere colta al volo (il cartone non dà tempo per la riflessione, tanto è veloce e sarcastico), a disposizione di tutti noi. Così, mi sono messo a leggere con curiosità e piacere questo libro, che mi ha fatto scoprire numerosi aspetti della striscia che non avevo colto, anche perché sono un "fresh fan", un cultore dell'ultimo periodo. Questo libro è dedicato a chi i Simpson li conosce bene, ma anche a chi, come me, li conosce appena, o intende conoscerli meglio. Si scoprono cose decisamente interessanti, come per esempio il fatto che chi sta dietro i protagonisti è una squadra di persone decisamente valide (e non poteva essere che così, visti i risultati...), e quanto la scienza sia al centro del mondo dei pupazzi gialli. la scienza, come tutto il resto, d'altronde: una dissacrante visione della realtà di tutti noi, che ci porta a riflettere sulle nostre piccole grandi debolezze, e a ridere di loro. cercando, alla fine di ogni puntata, di prendere con maggiore leggerezza i nostri drammi e di migliorarci tra una ciambella e un proverbiale "ciucciati il calzino"...
 Ok, probabilmente non farò mai il critico letterario... Innanzitutto, buon anno! dopo un lungo silenzio, ecco che riprendo a scrivere sul mio blog... per chi ogni tanto viene qui a curiosare, chiedo venia... il periodo natalizio è stato un po' troppo "pieno" e, a malincuore, non ho avuto modo e tempo di riflettere e scrivere. Ho poi approfittato per spegnere un po' il pc... non sembra, ma stare 12 ore davanti a un monitor alla lunga diventa pesante... Veniamo all'argomento del post. In questi freddi giorni invernali ho avuto come compagno il romanzo di Sandro Veronesi, Caos Calmo, vincitore tra l'altro del prestigioso Premio Strega 2006. Questo libro l'aveva acquistato incuriosita mia mamma in seguito al suo successo proprio al Premio su citato (quando si dice che i concorsi portano pubblicità...), che me l'aveva caldamente consigliato dopo averlo letteralmente divorato (eppure, sono 450 pagine...). Così, terminate le mie letture, mi sono accinto a intraprendere questa avventura insieme al protagonista del romanzo, tale Pietro. Il romanzo... beh, sicuramente è originale, se non altro nell'ambientazione. Il protagonista, vittima di un grave lutto famigliare, decide di proteggere la piccola figlia (e di proteggersi) rimanendo ogni giorno davanti alla sua scuola. A meno di piccoli lampi, tutto il racconto si svolge lì, in quel background di una zona di Milano. Un giardino che diventa, improvvisamente, il centro del mondo, crocevia di frustrazioni, dolori personali, aspirazioni professionali... un caleidoscopio di realtà quotidiane, che ognuno di noi osserva e vive su di sé, ma che nel romanzo assumono una controparte interessante: da un lato, la stravaganza del protagonista, che nonostante un ruolo di primordine nella sua società (direttore di una pay per view), riesce a restare impermeabile ai piccoli grandi drammi della sua azienda (è in corso una fusione); dall'altro, le ansie dei suoi colleghi e dei suoi parenti più stretti, che gli riversano addosso il loro mondo, sottolineando di fatto invidia e ammirazione per una scelta così controcorrente. Il titolo è dovuto essenzialmente al fatto che dentro il protagonista dovrebbe essere nel caos più pieno (la morte della sua compagna e prossima sposa, nonché madre di sua figlia), mentre all'esterno esterna una calma e una tranquillità "olimpica", un po' come quando, al mare, prima del temporale il vento si placa, le onde si chetano, creando una situazione di "attesa". Per tutto il racconto il protagonista si chiede quando scoppierà la bomba. Una bomba che, in fin dei conti, abbiamo anche noi. Ognuno di noi ha un suo "punto di rottura", un momento in cui dice basta e segna una demarcazione netta e precisa dal suo passato. Questo può avvenire in qualsiasi contesto, oppure grazie (o a causa) l'apporto di una persona a noi vicina. Nel mentre, si vive, o forse si sopravvive, cercando di far quadrare il bilancio, di "rientrare" nei canoni, di sperare in un futuro migliore. Gli spunti del libro sono interessanti. Quello che sta alla base è decisamente interessante e porta a porci degli interrogativi su di noi, sulla nostra vita, sul nostro caos calmo. Nel complesso, però, il libro sembra un po' la riedizione di Aspettando Godot del grande Beckett: un'attesa per un colpo di scena, per una variazione, per un sussulto. Leggi i capitoli quasi avidamente, pensando che nel prossimo avverrà la rivelazione. E invece.. invece è proprio un caos calmo, è la tempesta che arriverà, ma che potrebbe non arrivare. E che ora non c'è. La tempesta la portano gli altri, le comparse, che scaricano le loro nuvole nere, per poi andarsene e lasciare la scena. Ora.. non so se leggendo questo mio commento vi ho incuriosito o meno.. logicamente, come nella stragrande maggioranza dei casi, attendo il film (che stanno girando, protagonista Alessandro Gassman), per vedere se avrà rispettato il plot o se si sarà concesso qualche variazione. La sensazione che ho provato, leggendo l'ultima pagina, è stata: "...e allora?". Insomma, è stato un po' come un fiore che non si schiude: ...manca di qualcosa, manca di un finale. perché un finale di fatto non c'è. sarebbe potuto andare avanti all'infinito, nell'attesa (appunto) di un evento speciale. Ecco perché, probabilmente, non farò il critico letterario...  c'è da dire che, per un lettore medio, il successo di un libro è in buona parte determinato da quanto egli riesca a identificarsi in un protagonista della storia, proiettando su di esso le proprie aspirazioni o frustrazioni. il libro, in fin dei conti, è un'evasione, e questa riesce meglio se in qualche modo prendiamo il posto tra le pagine, no? Ebbene.. io non ci sono riuscito, non ho trovato un punto di contatto con nessuno degli attori. Sono rimasto un po' distaccato, a guardare, a osservare, ad aspettare...
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