Con un lieve ritardo, ecco un breve resoconto del concerto di Mark Knopfler a Piazzola sul Brenta (PD) di qualche settimana fa.
Ovviamente, niente Tunnel of Love. Non è che, se l'avesse fatta, non sarei più andato a un suo concerto in futuro, ma dopo 18 anni... magari ci poteva stare. E invece niente. Chissà perché, addirittura dal periodo dei concerti del periodo Alchemy, Mark non si diletta con una che ritengo tra le più belle canzoni non del suo repertorio, ma del rock nella sua accezione più ampia. Che sia un problema di copyright, che ci sia qualcosa che non so? Se qualcuno potesse svelare l'arcano, mi farebbe un grande favore. La domanda è: ma il buon Mark, da quando è passato alla carriera da solista, ha mai realizzato un live con Tunnel of Love? Se sì, dove? e quando? una curiosità che mi piacerebbe risolvere, prima o poi...
Ma veniamo a questo concerto. Innanzitutto, la location: Piazzola sul Brenta è molto suggestiva, con la villa di fianco a fare da cornice che valica il tempo, insieme alla musica che si spande nell'aria. Organizzazione molto efficiente, già dai parcheggi: tutti molto cortesi e gentili nell'aiutarti a trovare velocemente la strada giusta.
Un po' di attesa, fremente per l'inizio (che pezzi farà? darà più spazio a quelle vecchie o a quelle nuove?), e alle 9.30 inizia la musica. L'inizio è dedicato al nuovo album, Get Lucky, con Border Riever. Poi molto spazio viene riservato al nuovo repertorio (quello da solista, per intenderci) e in particolare all'album Sailing to Philadelphia.
Bisogna aspettare la metà inoltrata del concerto per ascoltare un po' di Dire Straits, con le immancabili Romeo & Juliet, Telegraph Road, Brothers in Arms, e ovviamente Sultans of Swing. E' in realtà la fine del concerto, che nell'immancabile bis concede anche So far away e termina con Piper to the end.
Una fine un po' strozzata, anche perché l'ultimo brano per antonomasia, Going Home, questa volta non lo fa. E' un po' come se Vasco non finisse il concerto con Albachiara: sacrilegio!
Ora, come ha detto giustamente il critico di radio Capital, MK è sempre più bravo. come fa suonare la chitarra, ce ne sono pochi al mondo, in tutte le epoche.
Rispetto al concerto di 2 anni fa, l'ho trovato meno "ruggente", meno appassionato. Molto tecnico, molto bravo qualitativamente, ma poco emozionante. e poco emozionato. Bravissimo, ma "freddo". La scelta poi della scaletta non mi trova mai molto d'accordo, ma credo che sia una costante per qualsiasi fan. Io avrei scelto i pezzi più importanti della sua ultima produzione (che interessano una parte, diciamolo dai, marginale dei suoi fan), come Why Aye Man, Darling Pretty, ecc., che sono comunque molto belli e graditi, le immancabili (come Brothers In Arms, Sultans of Swing, Telegraph Road, Romeo & Juliet, Going Home), e poi le "chicche", da disseminare qua e là nel concerto, e alla fine: sempre del repertorio dei Dire Straits, ma quelle meno conosciute, quelle da "veri fan": Lady Writer, Lions, Follow me home, Water of Love, Hand in Hand, ecc... insomma, quelle "vere", che ci hanno fatto innamorare a prescindere dalle evergreen che rimarranno nella storia della musica.
Evidentemente Mark vuole che i suoi fan lo apprezzino anche per le sue sperimentazioni, per le commistioni tra il rock tradizionale e le ballate delle valli, dell'Irlanda, della Scozia, ma anche delle tradizioni western più profonde. E ci riesce con risultati davvero ottimi, bisogna riconoscerlo. Ma al concerto Mark è più nostro che "suo", e qualcosa in più potrebbe concederci.
Ci rivediamo al prossimo concerto....